di Gualtiero Becchetti
Quando ci si siede al tavolo di un ristorante all’estero molto spesso balzano agli occhi nei menù dei fantasiosi e inesistenti “spaghetti alla bolognese” o persino quelli che fanno da contorno alle polpette, per non parlare delle pizze dove compaiono misteriosi ingredienti di non accertata origine. Di solito, se si condivide detto tavolo con persone del luogo, ci s'accorge che per senso di ospitalità e cortesia sono molto contente di ordinare il cibo all’italiana e di sperticarsi in entusiastici commenti sulla sua qualità, mentre "l'italico commensale" tenta di nascondere la sofferenza con cui consuma un pasto che disgraziatamente ha ben poco a che fare con quello di casa sua…
La premessa culinaria per sottolineare come ciascuno si rapporta sempre a ciò a cui è abituato. Lo straniero si dimostra ghiotto degli immangiabili “spaghetti alla bolognese” perché conosce solo quelli ed é convinto che siano il meglio della cucina italiana; noi li mangiamo invece come fossero una “penitenza", dal momento che conosciamo bene quali e come sono gli spaghetti “veraci”!
In un certo senso, nel pugilato di oggi accade metaforicamente la stessa cosa.
Le generazioni che non hanno conosciuto i veri campioni, le bollenti folle e nemmeno hanno avuto la fortuna di assistere alla settimanale rubrica “Grande Boxe di Canale 5”, nella quale Rino Tommasi faceva conoscere grandi campioni o quelli che sarebbero diventati tali da lì a poco, assomigliano un po’ agli stranieri che stravedono per gli scotti “spaghetti alla bolognese”! In perfetta buona fede e non per colpa loro, a partire dai semplici appassionati, passando per i giornalisti e gli addetti ai lavori per finire con i commentatori televisivi, tantissimi sono convinti che il pugilato di alto livello sia il presente.
E’ ovvio. Ormai sono tutti campioni! Le cinture, le targhe e le coppe riempiono le case di una folla di pugili. Manifestazioni con sparuti drappelli di spettatori e spesso in sedi malinconiche, ignorate sistematicamente dai media e dalla gente, sono diventate la normalità. Ma chi ha avuto l’opportunità di applaudire grandi pugili in luoghi stracolmi e di potere leggere sui giornali gli articoli di profondi cultori della Noble Art si rende conto che la boxe è un’altra e i campioni non li si trova in offerta a 3X2!
Insomma, spaghetti alla bolognese-spaghetti veraci.
Chi stravede per i primi è perché non ha mai assaggiato i secondi e chi ha assaggiato i secondi ha difficoltà ad apprezzare i primi…
A questo punto, immancabile un’accusa: nostalgici!
Ma quali nostalgici! Basta fare pochi chilometri fuori dall’Italia per rendersi conto che il pugilato è più o meno ancora quello che merita il sostegno del pubblico e l’interesse dei media…
E’ il nostro che s’è impantanato, che è rimasto indietro! Se sino a non tantissimi anni fa, pur già intuendosi che la crisi stava arrivando, vedevamo sui nostri ring, citandoli alla rinfusa, Parisi, Piccirillo, i fratelli Stecca, i fratelli Duran, i fratelli Branco, Zoff, Damiani, Mattioli, Casamonica, Fragomeni, Vidoz, Maludrottu, Sarritzu, Sanavia e tanti altri, oggi il palcoscenico é immensamente più povero. Che si dovrebbe dire? Che il pugilato nazionale contemporaneo è entusiasmante?
Non è questione di nostalgia!
La nostalgia (considerandola nel suo significato deteriore) si ha quando si rifiuta il presente per vivere nel passato. Non è questo il caso dal momento che proprio il sottoscritto, ad esempio, ritiene molti pugili di oggi più forti anche di certi “mostri” del passato resi ormai intoccabili dalla mitizzazione e dalla tradizione popolare. Il brutto è che purtroppo non sono italiani ma stranieri…
Conoscere la storia della boxe e i suoi protagonisti, magari avendone visti molti all’opera, non è nostalgia ma conoscenza dell’argomento. O almeno tentativo di conoscenza. Perché senza conoscenza in ogni settore del vivere umano è come essere miopi senza occhiali. Si finisce per credere che il mondo finisca a venti metri di distanza e che il canale davanti a casa sia il fiume più bello e più lungo del mondo.
Avrei potuto citare come esempi Loi, Benvenuti, Mazzinghi, Arcari, Carlo Duran, Bossi, Lopopolo, Mitri, Burruni, Rollo, Garbelli, Atzori, Marconi, Visintin, Zanon, Tommaso Galli, Puddu, Rollo, Udella, Cusma e una fila ancora lunghissima di nomi, però sarebbe stato come infierire sul pugilato del presente…Oppure ricordare le immagini impressionanti delle arene dove si svolsero Loi-Perkins, Loi-Ortiz, Benvenuti-Mazzinghi, Duran-Folledo, Loi-Manca e decine e decine di altre.
Lasciamo stare la nostalgia!
Prima dell’avvento di BoxRec, per verificare i record si sfogliavano un'infinità di copie dell’indimenticabile Boxe Ring che riportava i principali risultati mensili dall’Italia e dall’estero oppure si tentava di tenere aggiornata la meravigliosa “Bibbia del Pugilato” del dott. Giuseppe Ballarati perché si desiderava sapere chi affrontava i nostri pugili e se valeva o meno la pena di acquistare il biglietto. Ora in pochi secondi si apre sul computer l’intero mondo del pugilato a testimoniare i dignitosi rivali o le frequenti “pippe” che ci vengono propinati. Però tale vantaggio tecnologico non basta o quantomeno non dà grandi frutti.
Perché è la cultura pugilistica che è calata paurosamente. E senza cultura sono entrati in crisi tutti, dagli appassionati ai giornalisti, dai tecnici agli arbitri, dagli atleti stessi ai manager e ai promoter.
La riscoperta della qualità degli atleti e degli incontri, la consuetudine alla discussione tra appassionati competenti, la conoscenza delle basi tecniche della boxe e dei suoi valori educativo-formativi, la consapevolezza della scala gerarchica dei protagonisti sono medicine con effetti a lungo termine. Inutile illudersi. Ci vorrà tempo, passione e tanta pazienza per rivederne i benefici effetti.
E’ necessario comunque partire da un elementare dato di fatto: tutto ciò non è nostalgia, ma desiderio di migliorare il domani prendendo esempio da ieri.
O prima o poi saremo tutti convinti che gli “spaghetti alla bolognese” sono il massimo a cui potremo aspirare, perché non sapremo più come sono quelli “veraci”.



