A margine del match regalato a Lewis Ritson
Tutto si è svolto sotto gli occhi di Robert Smith, segretario generale del British Boxing Board of Control (BBBC) , in sostanza il nr 1 della federazione britannica, uomo molto schietto nelle sue opinioni e che si è molto battuto perché la boxe tornasse in Gran Bretagna in periodo di coronavirus tenendo lui stesso i contatti con il governo. Eddie Hearn, forse per distogliee l'attenzione dal verdetto, ha tuonato contro O'Connor più per l'episodio dello smartphone, chiedendo un severo provvedimento. Più gelidamente Lou Di Bella da New York ha sostenuto che nella boxe queste cose sono sempre avvenute insinuando che O'Connor non avesse necessità di seguire il match perché ne conosceva il risultato in anticipo.
Personalmente ho assistito a qualcosa di simile 13 anni ad Ariano nel Polesine quando Stefania Bianchini difese il titolo delle peso mosca WBC pareggiando con Eileen Olszewski. In un incontro maschile di sottoclou un giovane giudice guardava costantemente altrove. Forse aveva dei problemi personali, non lo so, ma non avrebbe dovuto essere in quella posizione.
L'episodio di Peterborough sottolinea una serie di tendenze abbastanza preoccupanti. Non è la prima volta che nelle riunioni della Matchroom si hanno dei verdetti a dir poco sbagliati, può essere anche che i giudici in assenza forzata di spettatori e quindi con solo pochissimi addetti ai lavori presenti in massima parte appartenenti all'organizzazione subiscano maggiormente la pressione psicologica. Ed è una ipotesi che faccio per benevolenza. Ma anche prima della pandemia sono successe cose simili, anche rimarcate dalla stampa inglese. Non dimentico il verdetto che condannò a Milano il nostro Domenico Valentino a una ingiusta sconfitta contro Francesco Patera, pugile della Matchroom, come non è spiegabile il fatto che al momento dell'interruzione del match fra Anthony Joshua e Alexander Povetkin il secondo, che aveva fatto passare brutti momenti all'olimpionico inglese, fosse sotto di 4 punti su un cartellino inaccettabile. Sono solo due esempi fra i diversi possibili. Ma Ritson, pugile che non vale più del livello del titolo britannico, si trova ora vicino a una possibilità per un titolo di sigla,
Siamo curiosi di vedere come la stampa inglese tratterà non tanto l'ovvia "distrazione" di O'Connor ma lo scandaloso verdetto. Sottolineiamo tra l'altro che è in corso una accanita campagna stampa contro il nostro bravo arbitro Giuseppe Quartarone in merito al suo comportamento nell'ultimo round del campionato europeo dei pesi superpiuma fra il francese Samir Ziani e l'inglese Alex Dilmaghani. Boxing News ne fa addirittura l'unico oggetto di un editoriale del direttore Matt Christie usando termini molto, molto pesanti. Non solo, in una intervista al sopracitato Robert Smith in un altro numero della storica rivista, lo stesso Christie lo interroga sull'accaduto accusando Quartarone. Smith risponde di non avere notato nulla di particolare dal vivo ma Christie insiste con le domande successive portando Smith a spiegare come un arbitro viene accettato dal BBBC e a promettere di visionare il filmato.
L'ho visionato anche io e onestamente posso dire che il signor Quartarone ha probabilmente sbagliato nel non contare prima Dilmaghani che era stato sostenuto in un paio di occasioni solo dalle corde, ma è stato lui a sospendere, forse tardivamente, il match in assenza di un intervento dell'angolo del pugile inglese che su due cartellini era in vantaggio ai punti alla fine della penultima ripresa. Se si ritiene un arbitro abbia sbagliato è giusto sottlinearlo ma nulla mi toglie il sospetto che gli inglesi non avessero digerito la direzione del nostro arbitro nel match fra Joshua e Anthony Parker in cui era stato accusato di interrompere troppo spesso l'azione.
Mi aspetto perciò almeno uguale trattamento per Terry O'Connor e non per la storia dello smartphone, che è comunque grave, ma per un verdetto che grida vendetta.

Terry O'Connor



