DAVIDE TASSI NEI PESI PIUMA E FRANCESCO BAROTTI NEI MOSCA NUOVI CAMPIONI ITALIANI. A SORPRESA PERDE DRAGAN LEPEI

A Massa si è tenuta una bella serata di boxe organizzata dalla Boxe Loreni in collaborazione con la Pugilistica Massese, irradiata in diretta via Youtube dal sito della Fpi con commento di Stefano Buttafuoco e Leonard Bundu. Non è mancato lo spettacolo e nemmeno qualche risultato contrario ai pronostici.
Il titolo italiano dei pesi mosca era vacante da quindici anni, l'ultimo detentore era stato Giuseppe Laganà. Finalmente c'erano due cinquanta chili validi per contenderselo, il massese e beniamino di casa Francesco Barotti, e il campano Tommaso Melito. C'era quindi molta cuorisità nel vedere questo match, dopo il minuto di silenzio osservato per la tragica scomparsa dell'arbitro Wilfredo Annichiarico in un incidente automobilistico. Dopo una prima ripresa condotta comunque a buon ritmo, i due hanno inziato a mostrare uno spettacolo gradevolissimo, Melito combattendo da lontano con colpi dritti, Barotti con maggiore movimento e un pizzico di precisione in più. Nella terza ripresa Melito ci metteva ardore ma con il risultato di sparare colpi larghi senza quasi mai andare a segno, Barotti si difendeva con ordine e giocava molto sul ritmo e la velocità, e non soffriva più di tanto qualche gancio largo dell'avversario. Se il pugile campano continuava ad attaccare senza soluzione di continuità, Barotti agiva di rimessa e d'anticipo, nel finale del quarto tempo metteva all'angolo Melito, e quindi aggiungeva in cascina una ripresa dopo l'altra. Durante una fase molto accesa nel quinto round Melito rimaneva ferito all'occhio sinistro, il match allora si scaldava e ne guadagnava lo spettacolo, ma era ancora il pugile di casa a strappare la preferenza nonostante il continuo arrembaggio del campano. Nel sesto round l'arbitro Marzuoli interrompava ancora il match perché Melito andava in difficoltà dopo un gancio destro. La ferita, inoltre, non dava modo al campano di continuare, quindi si andava alla lettura dei cartellini. La decisione tecnica ai punti alla sesta ripresa (58-56, 59-55, 57-57 i cartellini) dava quindi ragione a Francesco Barotti (ora 9-1, 1ko) pur con una decisione di maggioranza. Il massese si metteva ai fianchi la cintura di campione italiano, ma se è stato un match davvero bello e purtroppo finito anzitempo il merito è anche del bravo Tommaso Melito (4-7-1, 1ko).
Per il titolo italiano dei pesi piuma salivano sul ring Emiliano Salvini, prossimo ai quarantadue anni, e l'altro massese Davide Tassi, ventottenne. Se Salvini ha in bacheca il titolo italiano dei gallo e supergallo, oltre che altri match titolati, in Italia e all'estero, e combatteva per la diciannovesima volta con una cintura in palio, per Tassi quello di stasera era il primo assalto alla cintura di campione italiano. Il canovaccio del match era da subito chiarissimo, Salvini a tenere il centro ring e a tentare un pressing continuo, Tassi, guardia destra, sfruttava la maggiore altezza per muoversi vicino alle corde e agiva pressoché di rimessa. Tassi continuava il match a guardia bassa e con un gran movimento di gambe e di tronco, Salvini non arrestrava di un passo ma aveva ovvie difficoltà ad approcciare un bersaglio che non dava mai punti di riferimento. Nelle prime riprese l'ardore e l'esperienza non bastavano al fornaio romano perché il toscano non perdeva mai la misura e colpiva in ripetizione soprattutto in anticipo o in montante quando Salvini si avvicinava. Nel quinto round lo stesso Salvini pativa un colpo alla figura e faceva fatica a reagire, così che il vantaggio ai punti di Tassi assumeva già proporzioni importanti. A quel punto al massese bastava solo tenere a distanza le sbracciate disperate di un Salvini che non mollava mai, e controllare con colpi lunghi e montanti, oltre a un movimento che il romano quasi mai riusciva a leggere. Dopo una ottava ripresa in cui Salvini andava vicino all'atterramento, era insomma un match che con grande fair-play e correttezza (l'arbitro Giubelli praticamente non doveva mai intervenire) arrivava fino alla fine, con una netta vittoria ai punti (99-91 e doppio 100-90) per Davide Tassi (ora 11-0, 5ko) che adesso dovrà difendere la cintura di campione italiano dei piuma contro l'ex titolare Suat Laze. Applausi e complimenti anche per Emiliano Salvini (ora 19-32-2, 2ko), vecchio arnese del boxing italiano che ancora non conosce la parola “pensione”.
Veniamo al sottoclou. Nei pesi supermedi Dragan Lepei era al rientro dopo un anno, periodo di assenza che si è vista tutta sul ring. Di fronte ha avuto un pugile, Vadim Gurau, che lo ha tenuto a bada perfettamente nei primi round e non ha mai sofferto le iniziative estemporanee del futuro sfidante al titolo dell'Unione Europea. Nello specifico Lepei è partito molto male e si è fatto colpire per le prime due riprese dai colpi dritti portati da lontano dal moldavo. Dal terzo round Lepei ha iniziato timidamente a portare i suoi colpi in gancio e accorciando la misura, ma senza far seguire l'azione dall'idoneo movimento di tronco. Gurau continuava nel suo match di controllo, e pareva non soffrire mai i colpi del fiorentino, che stupiva per una boxe molto inferiore a quella che ci ha abituato di solito. Solo nel quinto e nel sesto ultimo round Lepei piazzava dei colpi abbastanza efficaci, pur senza mai mandare in difficoltà l'avversario. Forse poteva strappare un verdetto di parità, invece i giudici valutavano la maggiore continuità di Gurau (ora 7-6) e gli davano la vittoria. Per Lepei (ora 19-3-2, 10ko) quindi una brutta battuta d'arresto e la necessità di riflettere molto e molto lavorare. Se vuole prevalere contro uno come il tedesco Zeuge dovrà essere nemmeno lontano parente del pugile visto stasera.
Yassime Herni, diciottenne che stasera combatteva con la morte nel cuore per la recente scomparsa della madre, ha ovviamente l'esuberanza della gioventù, del resto è appena maggiorenne. Le sue pecche maggiori sono ovviamente quelle relative all'esperienza, e nel primo round lo si notava perché l'avversario, il colombiano-perugino William Andres Gomez Vargas, lo metteva assai in difficoltà in fatto di ganci e scelta di tempo. Il ragazzo di Boncinelli però trovava la misura nella seconda ripresa, combatteva alla garibaldina a forza di diretti cercando la potenza, e Vargas andava in difficoltà. Il superwelter ragazzino sfruttava la maggiore altezza e il maggiore allungo, si muoveva bene anche in difesa e evidenziava grande lavoro anche in palestra come tecnica, del resto se è un pupillo di Leonard Bundu un motivo ci sarà. Insomma le riprese si susseguivano e Herni sciorinava un bel pugilato senza mai andare oltre le righe ma restando sempre sul pezzo, mentre Vargas si difendeva come poteva ma senza mai arretrare, contribuendo allo spettacolo sul ring. Alla fine attenzione a questo ragazzo perché i fondamentali dimostra di averli tutti e di conoscerli attentamente, del resto uno come il maestro Boncinelli è una certezza di crescita costante e fruttuosa. Yassime Herni (ora 3-0, 2ko) si mostrava quindi al pubblico nazionale con una convincente vittoria ai punti, e uno come Vargas (ora 3-16-1), arrivato comunque cotto al sesto round, era l'avversario giusto per permettergli di fare una buona boxe. Secondo Bundu, per emergere il ragazzino deve stare “bono e su con le mani”...
Andrea Bacci



