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Stasera “Mantova Boxing Night”, un Evento da intense emozioni

 LoriGa Prova

Grande boxe stasera al PalaBoni. Il Campionato d’Italia dei pesi welter tra Tobia Loriga e Dario Socci, nonché l’eccitante sfida di spessore internazionale che vede il campione d’Italia dei superleggeri Arblin Kaba battersi con Mohamed Khalladi l’uomo che ha messo ko Valentino conquistando il titolo Intercontinentale dei leggeri, entreranno nelle case degli italiani. In diretta su Rai Sport dalle ore 22

Maurizio Roveri

Il rispetto. E’ un insegnamento importante - forse il più importante - della disciplina della boxe. Mohamed Khalladi, soprannominato “Clay”, e Arblin Kaba detto “Il Lupo” sul ring del PalaBoni di Mantova - in una notte di grande boxe - si daranno aspra battaglia. E colpiranno duro con i loro pugni, inseguendo un successo, perché sono Pugili e questo è il loro mestiere.

Sarà sfida vibrante. Intensa. Aspra. Vera. Che, tuttavia, nulla toglierà al “rispetto” che Khalladi e Kaba hanno l’uno dell’altro.

Ne parlo con Arblin Kaba, l’imbattuto Campione d’Italia dei pesi superleggeri. Lo conosco fin da quando nel 2014 si trasferì a Bologna da un paesino della Puglia, Rocchetta Sant’Antonio, circa 2000 anime. Per andare a vivere in una città importante. Frequentare l’Università. E diventare un buon pugile.

Arblin mi rivela d’avere ricevuto, nei giorni scorsi, un simpatico messaggio proprio dal suo avversario di questa sera. “Il destino ha voluto farci incontrare alla fine…”.

Un messaggio che ha fatto piacere a Kaba. “Ho ammirazione per Khalladi. Lo stimo, come pugile, come persona. So quanta fatica, quanti sacrifici anche lui ha dovuto sopportare. Per costruirsi come pugile. Quanto lavoro, quanta costanza, quanta pazienza per migliorarsi, anno dopo anno. Come ho fatto io”.

E questo è il motivo principale del loro rispettarsi.

Due ottimi pugili, due bravi ragazzi.

Khalladi e Kaba si sarebbero dovuti affrontare un anno e mezzo fa. Proprio a Mantova. Per il titolo del Mediterraneo IBF. Ecco, dunque, quel riferimento nel messaggino che Khalladi ha trasmesso in questi giorni a Kaba.

 La sfida era stata collocata nel sottoclou del Campionato d’Italia dei superleggeri fra Massimiliano Ballisai e Luciano Randazzo. Poi… accadde che Randazzo si trovò costretto a dare forfait quasi all’ultimo momento. Allora, gli organizzatori spostarono Arblin Kaba (albanese di nascita, ma già italiano da qualche anno) nel main event. Toccava a lui - con appena 10 match alle spalle - battersi per il titolo Tricolore. Una opportunità di quelle da cogliere al volo. Kaba si fece trovare pronto. Prontissimo. Senza farsi assalire dalla pressione.  E quel 24 maggio del 2019 il pugile di Bologna, allenato dal maestro Paolo Pesci nella palestra della Boxe Le Torri, afferrò il sogno. Stringendolo forte fra i suoi pugni. Sconfisse un avversario molto più esperto di lui, più smaliziato, velenoso. Vinse per TD (Technical Decision) all’ottavo round, in rimonta, dopo avere orgogliosamente retto ad un maligno corto gancio destro che gli aveva fatto piegare le gambe e costretto a subire un conteggio in piedi nel corso della terza ripresa. 

Kaba in attacco

In quella sera mantovana di un anno e mezzo fa Kaba ( nella foto  a sx)conquistò la cintura di Campione italiano dei pesi superleggeri. Al momento della sospensione del match, per l’ampliarsi della ferita che ad un certo punto impedì a Ballisai di proseguire e che venne attribuita ad una testata accidentale, si andò alla lettura dei cartellini. In quel momento due giudici avevano Kaba in vantaggio di 1 punto e l’altro giudice aveva nel suo cartellino la parità.

Quella sfida con Khalladi che si sarebbe dovuta fare allora, va in scena adesso. Il 13 novembre 2020. Nel “Mantova Boxing Night”, un evento che per una sera farà della città virgiliana la capitale della boxe italiana. Perché il programma della manifestazione che porta la firma organizzativa della Boxe Loreni prevede questo spettacolare match di spessore internazionale fra Kaba e Khalladi, nonché il Campionato d’Italia dei pesi welter con interpreti Tobia Loriga - l’uomo che sfida il tempo - e Dario Socci il giramondo. Oltre ad un “contorno” con altri tre combattimenti Professionistici. Peccato che una riunione di questo spessore non possa avere pubblico. Sarà a porte chiuse. Inevitabile, poiché quel maledetto “nemico invisibile” che è il coronavirus continua ad essere pericolosamente in agguato. E dunque, in ogni attività, occorre il massimo delle precauzioni.

Tuttavia, il meglio del “Mantova Boxing Night” si potrà vedere in diretta. Rai Sport lo porterà nelle case degli italiani. A partire dalle ore 22. 

Nel frattempo… che cosa è avvenuto? Kaba ha conservato il Tricolore dei superleggeri e l’imbattibilità (12 match, altrettante vittorie); Mohamed “Clay” Kalladi è andato a trovar gloria a livello internazionale, dapprima conquistando il titolo del Mediterraneo dei pesi welter (vittoria per RTD al settimo round contro Marcello Matano il 14 luglio 2019 a Sequals e poi, più recentemente, il 25 settembre 2020, infliggendo un clamoroso ko a Domenico Valentino con un poderoso diretto destro alla terza ripresa sul ring di Marcianise. Allungando le mani sulla cintura Intercontinentale dei pesi leggeri (che era vacante).

“Se il successo contro Matano mi ha aperto le porte permettendomi di avere più visibilità, la vittoria contro un pugile di prestigio come Valentino mi ha cambiato la vita”, confessa con estrema sincerità Khalladi.

Due pugili lanciatissimi. Kaba e Khalladi. Che si sfidano. In un match di spessore internazionale. Senza un titolo in palio.

E allora? Chissenefrega se è un incontro “non titolato”. Quel che conta è la sostanza. Lo spettacolo. La credibilità del match. Questa sfida si annuncia intensa, emozionante, coinvolgente. Da vivere - per chi la guarderà in diretta su RAI Sport - con il fiato sospeso in gola. 

Arblin Kaba non ha avuto esitazioni quando lunedì gli è stato comunicato che il Campionato d’Italia “saltava” per l’indisponibilità di Scarpa, e in cambio gli è stata proposta la sfida con “Clay” Khalladi. Sulle 10 riprese e senza un titolo.

Ha accettato immediatamente la sfida, il pugile di Bologna. Anche se non sale sul ring da 13 mesi, mentre Khalladi ha combattuto un mese e mezzo fa quando ha imposto quel doloroso knock out a Domenico Valentino. 

Kaba il match di Marcianise lo ha visto. Le immagini del potente e preciso destro sferrato da Khalladi - sanatosi a stampare sul mento di Valentino - gli passano nitide davanti agli occhi. Ma non si impressiona. Non si fa condizionare. Possiede un ottimo autocontrollo, Arblin. Le sfide vanno affrontate, i rischi accettati. Sa valutare le situazioni. Potrebbe perdere l’imbattibilità, è vero. Ma non il titolo italiano. Guarda a questo difficile combattimento come a una opportunità. E dunque, con pensieri positivi. Arblin sa che in caso di vittoria contro il detentore del titolo Intercontinentale, le sue quotazioni a livello internazionale aumenterebbero.

“Ammiro il mio avversario - afferma Kaba - perché è un guerriero, un pugile che non si tira indietro mai e che sa accettare le sfide dure. Lo ha dimostrato più volte, andando anche a combattere all’estero. Dunque, i titoli che ha vinto li merita. Anch’io mi alleno e salgo sul ring con lo stesso spirito. Sarà un grande match. Il pugilato in Italia ha bisogno di questi combattimenti”.

“Ed è sbagliato ritenere che un match senza un titolo in palio non serva, oppure che non valga la pena di rischiare. Ci sono dei punteggi, dei ratings. Ci sono le classifiche internazionali. Da scalare. Una eventuale vittoria in un match difficile contro un avversario quotato, ti fa salire, ti fa conoscere, ti fa entrare in una dimensione internazionale”.

 

KHALLADI, DA CLANDESTINO A CAMPIONE - Attraversare il Mediterraneo su un barcone stipato. Storie di migranti, di viaggi verso un destino diverso che speri di trovare. Viaggi fra sofferenza e speranza. E’ la storia, appunto, di Khalladi.

Mohamed arrivò in Italia da clandestino. Cercare lavoro non è stato semplice. E neppure diventare pugile. Le difficoltà sono state tante. 

La vita ti mette di fronte ad ostacoli duri. Ma se vuoi, puoi farcela. Mohamed non se n’è stato con le mani in mano. Il suo domani ha saputo, passo dopo passo, costruirselo.

 Khalladi esulta dopo Vale

E… scoprire Genova. Il cuore di Genova. E’ la città che ha adottato Khalladi(nella foto l'urlo dopo il successo su Valentino ) Ci vive da anni, nel capoluogo della Liguria. Lì è cresciuto, ha trovato la sua identità. Facendosi voler bene. Ha due figlioletti, Mohamed.Un bimbo e una bimba. Li ama da impazzire. 

Seppure sia in Italia dal 2012, Mohamed è ancora “solo” tunisino. Però ha già presentato la richiesta per prendere la cittadinanza italiano. Sogna di averla nel corso del 2021. Pugilisticamente è un prodotto della storica palestra della Boxe Celano, a Genova Cornigliano. Il suo storico allenatore è il carismatico Dino Orso. In questi anni Khalladi è  si allena nel quartiere genovese di Sestri Ponente, alla Gymnasium Health, con il maestro Fabrizio La Mantia. E il supporto tecnico di Dino Orso.

KABA, DA UN PICCOLO BORGO PUGLIESE A BOLOGNA - Arblin Kaba, invece, è italiano già da qualche anno. Era un ragazzino quando, assieme alla sua famiglia, arrivò dall’Albania in Puglia. Il pugilato lo ha scoperto in Italia. A Foggia, cominciando a praticarlo nella palestra dove insegna Luciano Bruno (medaglia d’oro da dilettante in maglia azzurra alla Coppa del Mondo 1983 e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles 1984). d’argento azzurra alle Olimpiadi di Los Angele 1984…….).  che Kaba scoprì la boxe. Innamorandosene. Tutti i giorni da Rocchetta Sant’Antonio a Foggia, circa 120 chilometri fra andata e ritorno. Per imparare uno sport che quando ti entra nel cuore non ne esce più. I primi match da Dilettante. Poi, la decisione di lasciare il piccolo borgo antico. Per emigrare al nord. Bologna e la celebre Università, l’Alma Mater Studiorum. E anche Bologna e la boxe. Chi gli suggerì la palestra della Boxe Le Torri, diede al giovane Arblin un felice suggerimento. Paolo Pesci ha lavorato molto bene. E Kaba è cresciuto, cresciuto, da buon pugile Dilettante a ottimo Professionista, arrivando con una limitata esperienza a salire sul trono d’Italia dei superleggeri. Ha compiuto 26 anni quattro mesi fa. E’ un ragazzo che vuole imparare, crescere, mettersi alla prova, sempre disponibile a lavorare duramente ogni giorno in palestra.

“Se fosse facile, lo farebbero tutti!” Ha scritto Kaba nella sua pagina Facebook. Una dicitura a corredo di una fotografia che lo ritrae appoggiato alle corde del ring, in palestra, concedendosi un attimo per recuperare, riprendere fiato dopo il solito duro lavoro.

 

TOBIA LORIGA, 43 ANNI E… NON SENTIRLI - Riprendo il concetto di “rispetto” con il quale ho cominciato questo articolo. E vado avanti parlando di “rispetto per la boxe”. Ebbene, c’è un Campione che rappresenta nella maniera più ampia e più limpida questo senso. Questo valore. Ed è un protagonista della notte mantovana. Lui è Tobia Giuseppe Loriga. L’ho definito l’Uomo che sfida il tempo. Stasera difende ancora il suo titolo italiano dei welter. Dall’assalto di Dario Socci, che è trentaduenne ma… di undici anni più giovane del Campione di Crotone.

Tobia Loriga ha 43 anni. Ed è ancora lì, sul ring, a battersi con un titolo in palio. Per la sedicesima volta in carriera. 

Come si arriva ad avere ancora queste belle e intense motivazioni, la voglia di combattere, un fisico integro, riflessi buoni e grande lucidità? Poiché conosco bene Loriga, trovo immediatamente la risposta: il rispetto per la boxe.

Tobia possiede un’etica del lavoro come pochi, pochissimi altri. Umiltà, sacrificio, dedizione totale. Passione, costanza. Lealtà. E tante altre cose, dietro questo “rispetto per la boxe” che suo padre, l’indimenticabile Salvatore Loriga il Professore (“u professore” per i crotonesi), cominciò a trasmettergli - anche in maniera severa - fin da quando Tobia era bimbetto. E’ stato un mito, a Crotone, il Professore. Un Uomo di sani princìpi che ha dedicato tutta la sua vita alla Kroton Boxe, da lui fondata, togliendo tanti ragazzi dalla strada. E portandoli in palestra. E se non tutti sono diventati buoni pugili, di sicuro sono cresciuti uomini migliori. Una missione sportiva e sociale, portata avanti per anni da “Un uomo di sport con dei valori di altri tempi” (così scrisse Tobia nel marzo 2018 ricordando suo padre). 

Il titolo italiano dei welter, riconquistato il 4 ottobre 2019 al PalaMilone, Tobia lo dedicò al suo papà. 

Questa sera Tobia Giuseppe Loriga combatte la sua quarantaduesima battaglia da pugile Professionista, in una carriera cominciata nel giugno 2003. 

Dice ogni volta che è l’ultimo match, ma poi ci ripensa, si sente bene e prosegue. Ama la boxe, ama il suo lavoro. E rivela: “Salire sul ring ogni volta è un sogno”.

IL GIRAMONDO SOCCI AL PRIMO MATCH IN ITALIA DA PRO - A sfidare Loriga sarà Dario Socci, salernitano, detto “The Italian Trouble”. E’ un giramondo, Socci. Cominciò a praticare il pugilato nella sua Salerno. La prima volta sul ring all’età di 17 anni, con la maglietta della Metropolis. Nel 2007 si trasferisce a Roma, va ad allenarsi nella storica palestra dell’Audace. Combattendo nelle categorie di peso dei 69 chili e dei 75, arriva a disputare 81 match. Partecipando 8 volte ai Campionati Nazionali Italiani. Ma l’Italia gli sta stretta. Ha voglia di andar fuori dai confini nazionali, conoscere nuovi luoghi, scoprire altre realtà. Confrontarsi con ambienti internazionali della boxe. E c’è in lui anche un certo senso dell’avventura che lo spinge nel 2008 a girare il mondo. Comincia dalla Spagna. Combatte ancora da Dilettante. Sei match, cinque vittorie nel 2008. E poi… nel 2010 vola negli Stati Uniti. A New York si misura in quattro combattimenti, ne vince tre. Riesce a sconfiggere un avversario che aveva alle spalle 150 match e due finali ai Golden Gloves. 

Dario a New York si allena anche nella leggendaria Gleason’s Gym.

Chiude la carriera dilettantistica. Diventa pugile Professionista, entrando nel Team di Hector Roca e Don Saxby, gente che ha allenato grandi pugili, fra i quali Arturo Gatti. Nell’agosto 2012 disputa a Long Island il suo primo incontro da Professionista. Nella categoria dei superwelter. Vince. Frequenta diverse palestre newyorkesi, approdando anche alla Morris Park Boxing Club, nel Bronx.

Lo spirito da “giramondo” porta Socci ad un breve periodo trascorso in Brasile, poi torna in Europa. In Germania si allena alla ISI Boxing Gym di Berlino. Al periodo tedesco sono legatiele vittorie di tre importanti campionati: il GBA German International Superwelterweight Title, il GBU European Welterweight Title e il GBU Intercontinental Middleweight Title. 

Nel 2015 trascorre un periodi di formazione in Giappone, a Tokyo, con il maestro Sendai Tanaka. Segue un’esperienza a Singapore. Ma Dario non riesce a fermarsi a lungo in un posto. Ha bisogno di scoprire sempre nuovi angoli del mondo e confrontarsi con diversi maestri di boxe e scoprire vari sistemi di preparazione. E allora si stabilisce dal 2016 al 2018 in Messico, a Guadalajara, nella Escuela de Boxeo Canelo Alvarez. Ritorna in Europa e viene ingaggiato dal promoter Frank Warren a combattere il 21 dicembre 2019 alla Copper Box Arena di Londra. Affronta Troy Williamson. In palio c’è il vacante titolo IBF European dei superwelter. Match intenso, sul filo dell’equilibrio, poi la decisione controversa dell’arbitro che a 1’55” dell’ultimo round ferma Socci. Sconfitta per KOT. La quinta sconfitta, a fronte di 12 match vinti (6 per KO) e 2 pari. 

Una curiosità: al suo ventesimo match da Professionista, Dario Socci combatte per la primissima volta in Italia. Stasera al PalaBoni di Mantova. Sognando di portare a Salerno la cintura di campione d’Italia dei superwelter.

Ma dall’altra parte c’è il vecchio Squalo di Crotone. Spunta un sorrisetto malizioso, sul volto di Loriga. Non è ancora venuto il tempo di mollare la cintura riconquistata con tanta fatica e tanto sudore.

IL PROGRAMMA - PROFESSIONISTI

“Mantova Boxing Night”, inizio ore 20. PalaBoni di Mantova (a porte chiuse)

Pesi Superwelter: Yassin Hermi (Firenze, 18 anni, 69 chili, 3+ 0-) contro Luigi Mantegna (Ceccano, 44 anni, 69.6 kg., 2+ 80- 2=) sulla distanza di 6 round.

Pesi Supermedi: Stiven Leonetti Dredhaj (Savigliano, 25 anni, 78,5 kg, 6+, 0-) contro Leonardo Balli (Firenze, 23 anni, 78,9 kg, 3+ 0-) sulle 6 riprese.

Pesi Piuma: Alessio Lorusso (Macheno, 24 anni, 56 kg, 11+ 4- 2=) contro Marko Petrovic (Serbia, 25 anni, 57,1 kg,  3+ 7- 2=) sulle 6 riprese.

Campionato d’Italia Pesi Welter: Tobia Giuseppe Loriga (Crotone, detentore, 43 anni, 65,8 kg.,  31+ 8- 3=) contro Dario Socci (Salerno, sfidante, 32 anni, 66,6 kg,  12+ 5- 2=) sulla distanza di 10 round.

Pesi superleggeri, match internazionale: Arblin Kaba (Bologna, 26 anni, 63,900 kg,  12+ 0-) contro Mohamed Khalladi (Genova, 32 anni, 63,800 kg., 24+ 6-) sulla distanza di 10 round.

Organizzazione: Boxe Loreni (con la collaborazione del Team Cavallari-Ventura).

TV: Diretta su Rai Sport dalle ore 22.Khalladi esulta dopo Vale

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