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Loreni: “Khalladi difenderà l’Intercontinentale a febbraio in Italia”

 


L’annuncio del manager-organizzatore che gestisce l’attività del lanciatissimo pugile tunisino di Genova, capace sul ring di Mantova di folgorare anche Arblin Kaba (il campione d’Italia dei superleggeri) nella stessa maniera con la quale aveva messo KO Domenico Valentino a settembre. “Adesso Mohamed ha una maturità tale da poter sostenere incontri a qualsiasi livello. Soprattutto da peso leggero”



di Maurizio Roveri

L’importanza di avere un manager. Un punto di riferimento. Una guida sicura, esperta, affidabile a livello internazionale. Per progettare una carriera, per programmare un percorso, per indicare la strada migliore, per aprire le porte alle opportunità. E trasmettere ad un pugile un mondo di certezze. Da un anno e mezzo la Boxe Loreni ha la procura di Mohamed Khalladi. I risultati sono evidenti. Limpidi sotto gli occhi di tutti. Importanti. E clamorosi. Perché è clamoroso come il tunisino di Genova (che passa con estrema naturalezza fra le categorie di peso dei leggeri, dei superleggeri e dei welter) li ha realizzati. E contro chi.
Un’immagine forte, potente. Sul ring del PalaBoni di Mantova, Mohamed “Clay” Khalladi ha fatto saltare in aria anche Arblin Kaba il campione d’Italia dei superleggeri, che pure aveva cominciato molto bene il combattimento costringendo Khalladi ad un knock down nel corso della seconda ripresa. Ma poi… al round numero sette il destro, maligno, tempestoso e spietato del tunisino che vive e lavora a Genova (seguito nella sua quotidiana preparazione in palestra da uno staff tecnico di qualità) si è abbattuto sul volto del pugile di Bologna. Pensate che il più giovane Kaba non aveva mai conosciuto la parola sconfitta da quando è Professionista. Khalladi lo ha fulminato. Come gli era riuscito, neanche cinquanta giorni fa, a Marcianise con Domenico Valentino grande stella della Nazionale italiana nel primo decennio di questi Anni Duemila. 
Momo Khalladi lanciatissimo. Tutto nasce dalla tranquillità. Da una tranquillità economica e psicologica che un Team come la Boxe Loreni gli garantisce. Per la sua carriera, per il suo domani.
Ora il trentaduenne Khalladi ha la totale consapevolezza della propria forza, della propria solidità mentale, di quel che è e di quel che vuole, e della direzione da prendere. Ad aprirgli le porte - in un trittico di trionfi e di “vittime illustri” - era stato quel combattimento contro Marcello Matano, fermato al settimo round, RTD sul ring di Sequals la città che ha dato i natali al leggendario Primo Carnera.

Mohamed Khalladi oggi è fra i personaggi più interessanti nel panorama pugilistico italiano nella sua categoria .
Ne parlo con Mario Loreni, esperto lupo di mare, manager e promoter bresciano, navigatissimo timoniere della società - la Boxe Loreni - che egli fondò nel 1986. Trentaquattro anni di attività, quasi trentacinque. E tanti i pugili che hanno lasciato un segno del loro passaggio. Fra i Campioni del recente passato, il personaggio al quale Mario Loreni è maggiormente affezionato indubbiamente è Leonard Bundu, il “leone” fiorentino che è stato per 8 volte detentore della cintura europea dei pesi welter tra il 2011 e il 2016, e che ha anche combattuto per il titolo mondiale, a Las Vegas, il 13 dicembre 2014, sul ring della prestigiosa Grand Garden Arena. Quella volta Bundu cedette ai punti affrontando un fenomeno come Keith Thurman, il fortissimo Keith Thurman che in carriera ha perso una volta soltanto e ai punti, con un verdetto di split decision, contro Manny Pacquiao.
Leonardo Bundu, dopo una importante carriera dilettantistica, passò professionista già trentenne, e ne aveva 32 quando conquistò il suo primo titolo, la cintura IBF del Mediterraneo dei welter. La stessa cintura che Momo Khalladi ha vinto nel settembre scorso, all’età di 31 anni e 3 mesi, come suo primo titolo da pugile Pro.Ma prima di far paragoni aspettiamo ancora qualche  tempo.

Oggi “Clay” Khalladi è una delle stelle (la più splendente assieme a Luca Rigoldi) della Boxe Loreni, che gestisce l’attività d’una quarantina di pugili.

Ne va fiero, Mario Loreni. Come è soddisfatto e orgoglioso dell’Evento che il suo Gruppo ha proposto (con la collaborazione di Francesco Ventura e della Boxe Mantova) al PalaBoni della città virgiliana.
“ La battaglia fra Khalladi e Kaba, e anche l’intensità del combattimento che ha opposto Dario Socci a Tobia Loriga, sono i match che fanno bene al pugilato italiano. Questi sono i combattimenti che è necessario proporre. Non quelli dall’esito scontato, o quelli che dopo un round o due la gente annoiata cambia canale… Le sfide che abbiamo messo in scena sono entrate nelle case degli italiani e hanno fatto scoprire ragazzi umili e di grande cuore, guerrieri veri,  educati e rispettosi. Personaggi che con le loro prestazioni hanno catturato l’attenzione dei telespettatori offrendo emozioni e spettacolo, qualità pugilistica, passione e brividi. Peccato che non potesse esservi pubblico, dentro il PalaBoni, come in qualsiasi altro impianto, in questo momento dove ancora occorre proteggersi dal virus del Covid 19. Sono stati match che avrebbero meritato un’altra cornice, il tifo, il calore della gente. Ma la riunione andava fatta. Dobbiamo andare avanti, non possiamo fermarci”.
Khalladi campione Internaz
Eh già. Anche Momo Khalladi non si ferma. Anzi, proprio non si ferma più. Nello spazio di un anno e mezzo ha vinto contro Dimitrije Djordjevic per KOT, ha battuto prima del limite Marcello Matano per RTD, ha messo knock out Domenico Valentino e ha folgorato anche Arblin Kaba…
“Khalladi sta bene, lavora in palestra in maniera giusta, è maturo, tranquillo, ha preso grande sicurezza. E’ forte”, commenta Mario Loreni.
E poi l’annuncio: “ Mohamed Khalladi farà la sua prima difesa del titolo Intercontinentale dei pesi leggeri a febbraio in Italia”.

Loreni sottolinea la professionalità del ragazzo tunisino di Genova. “ Lo abbiamo chiamato appena sei giorni prima del match, lui non era in programma nella riunione di Mantova, imperniata su due campionati d’Italia: Kaba-Scarpa, poi saltato per l’indisponibilità di Scarpa che si è ammalato, e Loriga-Socci che è andato regolarmente in scena rivelandosi match molto appassionante. Quando abbiamo avuto la notizia della indisponibilità di Andrea Scarpa, non c’era più la possibilità di proporre il Tricolore dei superleggeri. Ma Arblin Kaba c’era. Pronto. Preparatissimo. E così abbiamo pensato ad una interessantissima sfida con Khalladi. Senza un titolo in palio. Inventandoci un faccia a faccia avvincente, emozionante fra due pugili emergenti: Kaba campione d’Italia dei superleggeri, Khalladi detentore del titolo IBF Intercontinentale dei pesi leggeri. Sfida affascinante. Imprevedibile. Aperta a qualsiasi risultato”.

Eh sì, i brividi non sono mancati. L’eccellente inizio di un Kaba attento, rapido, reattivo. Khalladi che subisce un corto velenoso gancio al secondo round e va knock down, e con le gambe ancora un po’ instabili subisce il conteggio in piedi. Recupera, il tunisino. Capisce tatticamente che cosa deve fare. Comincia a trovare le misure. Cresce. Aumenta il ritmo. Comincia a fare le prove per il destraccio da buttare in faccia a Kaba. Il ragazzo di Bologna, concentratissimo, riesce per sei round ad evitare il pericolo del destro di Khalladi. E’ ancora in vantaggio di 1 punto, Kaba, sui cartellini dei giudici quando… sull’unico errore gli piomba addosso il colpaccio maledetto. E’ il destro terribile di Khalladi. Che esplode. Arrivando sul mento del pugile allenato dal maestro Pesci. Stavolta Arblin non riesce ad evitarlo, quel colpo. Folgorato, vola giù. Accenna per un attimo a rialzarsi, ma non ce la fa.

“ Chiamato soltanto 6 giorni prima della riunione - continua Mario Loreni nel suo racconto - Khalladi si è presentato pronto, bene allenato, in peso perfetto. Determinato. Khalladi fa parte della Boxe Loreni da un anno e mezzo. Feci l’accordo per la “procura” di questo ragazzo proprio in occasione della riunione di Mantova del 24 maggio 2019 quando lui sconfisse lo slavo Djordjevic. La stessa sera del titolo italiano vinto da Arblin Kaba nel combattimento con Ballisai”.

Da quando è guidato dalla Boxe Loreni, Mohamed Khalladi ha sempre vinto. Prima del limite.
La gestione di un pugile è fondamentale.
“ In particolare le vittorie contro Valentino e Kaba sono vittorie molto pesanti. Secondo me, attualmente Khalladi ha una maturità tale da poter fare combattimenti a qualsiasi livello. Il potenziale c’è. E c’era anche prima. L’aspetto che è cambiato nell’ultimo anno e mezzo è che adesso è gestito in maniera da dargli le opportunità giuste. In passato era un cane sciolto…”.
“Conseguentemente, adesso Mohamed ha quelle certezze che prima non aveva in maniera così chiara. Inoltre, ha la possibilità di lavorare bene in palestra. Ho visto che è seguito da maestri esperti, persone come Dino Orso, Fabrizio La Mantia e Celano che lo stanno facendo crescere dal punto di vista pugilistico. Lo stanno curando in maniera precisa. Sono persone serie. E la serietà è fondamentale. Mohamed si è trovato in un contesto in cui è gestito da gente che sa prepararlo e che sa gestirlo: tutte cose che messe assieme lo mettono nella condizione di poter essere un gran  bel pugile”.

In questi anni Khalladi ha vinto il titolo del Mediterraneo combattendo da peso welter, ha battuto Valentino per l’Intercontinentale nella categoria dei leggeri, ha prevalso prima del limite anche contro Kaba in dimensione superleggero.
Chiedo a Mario Loreni qual è la categoria di peso più adatta per la carriera internazionale di Momo Khalladi.
“ Quella dei pesi leggeri. Non ho dubbi”.

Ed è proprio l’Intercontinentale dei leggeri che Mohamed difenderà, in Italia, verso fine febbraio. Il suo prossimo match. Un evento da vedere, da seguire. 

Mohamed “Clay” Khalladi nell’intervista per Rai Sport, nell’immediato dopomatch, ha ammesso che all’inizio ha trovato delle difficoltà. “ Ho faticato un po’ a capire come dovevo gestire l’incontro. Kaba è bravo, allenatissimo perché avrebbe dovuto difendere il suo titolo italiano dei superleggeri. Io non riuscivo a trovare le misure giuste per entrare con il montante. E sul knock down alla seconda ripresa il colpo c’è stato, corto, veloce. Ho dovuto studiare tutto, round dopo round, trovare equilibrio e serenità. Sono cresciuto con il passare delle riprese, avevo preso ritmo, il colpaccio giusto che cercavo è arrivato. E’ andata…”.

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