Pesci: “Kaba era in vantaggio, poi ha sbagliato…”
Severa l’analisi del maestro bolognese sulla prima sconfitta in carriera del suo pugile. “Ha cominciato molto bene, per metà match ha boxato. Con equilibrio e pulizia. Ma già dal sesto round si è messo fare gli scambi faccia a faccia, facendo così il gioco di Khalladi. Ha pagato a caro prezzo, con il ko”
di Maurizio Roveri
Era in vantaggio di 1 punto, Arblin Kaba. Quando si è fatto sorprendere dal destraccio di Mohamed Khalladi. Che lo ha abbattuto. Al settimo round della loro sfida di Mantova.
Lo conferma anche Paolo Pesci, il maestro di Kaba.
“Arblin ha cominciato molto bene, facendo il pugilato che doveva fare. E dunque interpretando la strategia che avevamo preparato. Boxare, boxare. Di tecnica, di tattica, in velocità. D’anticipo. Evitando gli scambi. Kaba aveva vinto il primo round, ancor più nettamente il secondo. Quello del knock down di Khalladi. Un round da due punti. Ha fatto sua anche la terza ripresa E a quel punto erano quattro, a mio parere, i punti di vantaggio. E poi…”
Kaba con il maestro Pesci
Poi, cos’è accaduto?
“Già nel sesto round Arblin si è messo a scambiare, uscendo fuori dalla tattica che avrebbe dovuto continuare a fare. E ha preso colpi che andavano evitati. Forse si è fatto trascinare dal temperamento, ma così facendo ha perso i buoni equilibri mostrati nella prima parte del match. Accettando gli scambi, nella settima ripresa ha sbattuto contro il destro di Khalladi. Un errore. E in uno sport bello ma anche crudele come la boxe, gli errori si pagano a caro prezzo. E può essere un prezzo doloroso. Se si sbaglia andando a giocare a pallone, puoi subire un gol e perdere la partita. Se sbagli nel basket, non fai canestro. Se sbagli nel pugilato, vai KO. Questo è uno sport dove esiste il knock out, è uno sport nel quale ci si può far male, è uno sport dove se fai delle coglionate paghi”.
“ La potenza di Khalladi? Il suo destraccio? Se lo boxi bene, con tecnica e senso tattico, lui non riesce a dare efficacia al suo pugilato né al suo colpo preferito. Avesse incontrato me, sai quanti pugni mi avrebbe dato? Zero. Non uno… proprio zero. Non sarebbe riuscito a prendermi. Mai. Te lo posso garantire. Purtroppo non potrò mai dimostrarlo, io combattevo negli Anni Novanta. Però sono sicuro di quel che dico. Khalladi tira questi colpi, che sono anche prevedibili. Kaba ha fatto il coglione e ne ha pagato le conseguenze. Non ci si può mettere a fare battaglia faccia a faccia con un avversario che sa fare solo quello”.

E Tobia Loriga, che si è riconfermato campione d’Italia dei pesi welter vincendo a 43 anni un match estremamente dispendioso?
“ Tobia ha un cuore enorme. Ha sostenuto e retto un match davvero dispendioso, e doveva fare così. Socci andava pressato, pressato costantemente, non dandogli il tempo di prendere lucidità e portare i suoi colpi dritti. Non poteva fare diversamente, Loriga. Fare tanta pressione, boxando alla corta distanza. E’ stato un lavoro estremamente impegnativo e faticoso. Preparatissimo, ha vinto con la sua determinazione, la sua resistenza”.
“ Però - prosegue con realismo il maestro Paolo Pesci - la carta d’identità dice 43. Quarantatrè anni. Tobia è da ammirare per l’impegno, la serietà professionale, l’orgoglio, la capacità di resistere nella sofferenza. Un esempio, sotto questo aspetto. Ma… sta prendendo troppi colpi. I diretti fa fatica ad evitarli. Gli ultimi due match li ha vinti, con merito, con orgoglio, sapienza tattica ed esperienza, ma anche perché ha affrontato avversari che non hanno le mani pesanti. Bisogna dirlo. Non va nascosto. Ne parlerò con lui. La carta d’identità parla chiaro. Io penso che sarebbe saggio chiudere qui, da campione d’Italia, una apprezzabilissima carriera”.



