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Cusma compie oggi 66 anni, ma in palestra è più giovane che mai


L’ex-campione d’Europa dei pesi leggeri (storica quella battaglia durissima con Joe Gibilisco nel 1983) allena da 5 mesi in Sardegna a Sarroch. Affiancando il maestro Tino Sanna alla “Santa Vittoria Boxe Club”. Il regalo più bello ricevuto per il compleanno è il titolo regionale vinto dal suo giovane allievo Marco Russo



di Maurizio Roveri

Cusma Insegna
 

Quando in palestra, alla Santa Vittoria Boxe Club, Lucio spiega racconta e mostra ai ragazzi di oggi come ci si allena, e come si allenava lui quand’era Campione d’Europa, tutto sembra fermarsi. Nessuno fiata. E’ uno spettacolo, ogni volta. I giovani allievi del palazzetto di via Carducci a Sarroch guardano a bocca aperta, negli occhi l’ammirazione profonda per quel vecchio guerriero che con infinita passione si è messo a loro disposizione. Per insegnare e per far amare la nobile arte del pugilato. 
Ovviamente la stessa “religiosa” attenzione dei ragazzi della palestra c’è anche quando a lavorare con loro è Valentino Sanna, pugile professionista in attività dal 2011 al 2017. E’ lui, Valentino detto Tino, il maestro principale della Santa Vittoria. Lucio Cusma invece è lì da cinque mesi, poco più. Chiamato a dare una preziosa mano.  Voluto dal presidente Marco Bonomo e dallo stesso “Tino” Sanna. 
Cusma è entrato nella vita di questa palestra sarda con lo straripante entusiasmo del suo carattere esuberante e gioviale, con il colore intenso e il calore delle sue emozioni, con la forza di mille motivazioni. 
E quando fa vedere ai ragazzi (seppure presenti in palestra a gruppetti ridotti, di questi tempi, e ovviamente con tutte le necessarie e obbligatorie precauzioni) la tecnica di determinati movimenti dei piedi, delle gambe, del busto, delle braccia, oppure proponendo una lezione su come usare in modo efficace il “sacco”, o altre tecniche fondamentali, ecco… diventa difficile immaginare che questo pugile veterano abbia 66 anni.
Eh sì, Lucio(nella foto  Lucio dà indicazioni a Marco Russo) compie oggi sessantasei anni. Lo so, non sembra. Ho visto dei filmati, di mesi fa. Realizzati tra marzo, aprile, maggio e l’inizio di giugno, presumo. Quando si allenava da solo. Nel garage di casa, praticamente. Era l’ampio parcheggio interno di un condominio a Pula, in Sardegna, in parte abitato da turisti d’estate. Dai vacanzieri. E dunque poco frequentato d’inverno e in primavera. Laggiù, vicino ai garage, nei mesi invernali - in particolare - c’è spazio abbondante. E Cusma ebbe l’opportunità di creare in un angolo del parcheggio una sorte di mini-palestra. Collocandovi diversi attrezzi. Ebbene: vedere la velocità di braccia di Lucio, quel ritmico tam tam alla “pera” mantenuto con magistrale fluidità, e la scioltezza nel fare la “corda”, o quelle combinazioni di colpi scaricate sul “sacco” con mani che danzano mentre piedi e ginocchia girano coordinate attorno all’attrezzo, e ancora… alzarsi la mattina alle 7,30-8 per andare a correre lungo le stradine di questa parte del Sud della Sardegna, be’ tutto questo è tanta roba. Significa avere il fisico. Significa soprattutto possedere una enorme passione. 
Questo lo “spirito” di un Campione degli Anni Ottanta. Erano ancora anni ruggenti per la boxe italiana. 
Accadde oggi: 4 ottobre 1980 Lucio Cusma batte Giancarlo Usai - Boxe RingCusma 1980
 
Lucio Cusma, bolognese, da Professionista è salito sul ring 35 volte. Realizzando 25 vittorie (una dozzina per KO), 5 le sconfitte e 5 i verdetti di parità. Detentore del titolo Italiano dei pesi leggeri dall’aprile 1980 al marzo 1982. Lo conquistò mettendo KO Giovanni Carrino nel palasport di Piazza Azzarita a Bologna (quando il pugilato ancora portava qualche migliaio di spettatori dentro il  “Madison” felsineo). La prima difesa della cintura tricolore la fece in Sardegna, sì proprio in Sardegna dove Cusma vive da qualche tempo e si trova divinamente. La sera del 4 ottobre, a Cagliari, sconfisse ai punti un pugile di prestigio e molto più esperto come Giancarlo Usai che all’epoca di quel combattimento proponeva un record di 46 vittorie e solo 7 sconfitte. Un’altra vittoria, con il Tricolore in palio, sul ring di Modena affrontando Giovanni Vitillo. Per poi lasciare la cintura nelle mani di Alessandro Scapecchi, il quale nella sua Grosseto fu molto abile a sfruttare la prestazione opaca di un Cusma che si era preparato male. 
Con una sconfitta alle spalle Lucio si presentò a Capo d’Orlando il 17 marzo 1983 per la sfida più importante della carriera. Contro Joe Gibilisco. Pareva non avere chances. Tutti lo davano sfavorito. Andava forte, Gibilisco. L’italo-australiano della Totip era già nella storia per l’impresa firmata nel maggio 1981, quando andò a conquistare l’Europeo al Dalymount Park di Dublino abbattendo un pugile importante e popolare come Charlie Nash. Successivamente aveva difeso il titolo a Taormina con un altro successo prima del limite, lo aveva salvato a Campobasso con un verdetto di parità contro Ray Cattouse e nel novembre 1982 a Sassari mise knock out José Antonio Garcia.
Era il re d’Europa, Gibilisco. Cusma invece veniva da una amara sconfitta per il Tricolore.  Ma di quella sconfitta di Grosseto seppe fare tesoro. Gli servì da lezione. Accese  tutto il fuoco che aveva dentro. Il fuoco dell’orgoglio e della rabbia. Si tuffò con fortissima determinazione in una preparazione maniacale. Come mai aveva fatto prima. Due mesi di durissimo lavoro. In ritiro totale. Lontanissimo da ogni distrazione. Controllato spietatamente dai suoi “carcerieri”, i modenesi (Famigli, Rebecchi, Cadonici) che in quel periodo gestivano la sua carriera. Aveva fame, Cusma. Fame di riscatto, fame di vittoria. Era pronto a fare la guerra. Gibilisco non se l’aspettava. 
 
Fu una feroce sfida sulla corta distanza. Estenuante. Un faccia a faccia dall’intensità pazzesca. Senza un attimo di sosta. Come una gara di resistenza. E Cusma seppe essere più resistente. Più solido mentalmente. Nei suoi cazzotti c’era rabbia. Nel suo corpo fiato, tanto fiato. E potenza. Un pressing asfissiante, quello del guerriero bolognese. Saltò fuori lo spirito dell’adolescenza, quand’era un “ragazzo di strada”. Più convinzione, più energia, più fisicità in Cusma. E Gibilisco, affaticato e confuso, al termine dell’undicesimo round decise di abbandonare. 
Dopo, altri tre combattimenti con la cintura di Campione d’Europa: il pari contro René Weller a Brolo, la vittoria contro Aldo Di Benedetto a Modena e l’onorevolissima sconfitta ai punti sul ring di Francoforte nel marzo 1984 dovendo affrontare di nuovo - e a casa sua - l’ottimo tedesco Weller, molto più alto di Lucio e dall’allungo infinito.

Gli anni ora sono già sono 66, ma il fisico e la mente sono decisamente più giovani. C’è una bella vitalità in Lucio. Quell’aria scanzonata gli è rimasta. Festeggia nella sua Emilia. Vi è tornato per alcuni giorni, per festeggiare il compleanno in famiglia: assieme alla figlia Elisa (la grande campionessa di atletica dal 2005 al 2015, stella del mezzofondo italiano, 8 medaglie a livello internazionale e ben 23 titoli italiani assoluti) e soprattutto alla nipotina, la piccola Dafne nata nel marzo scorso.
Russo a Sarroch
Un bel regalo è arrivato per Lucio dalla Sardegna, da Sarroch dove Marco Russo(foto) 20 anni, allievo suo e di Tino Sanna alla “Santa Vittoria Boxe”, è diventato campione regionale della Sardegna. Nella categoria dei 60 chili.
Un successo senza combattere, in realtà. Il suo avversario, il campione d’Italia Daniele Oggiano, azzurro della Nazionale italiana, prodigio della ASD Boxing Club Alberto Mura di Porto Torres, un ragazzo con già 68 match alle spalle, è stato costretto a rinunciare. A causa di una forma influenzale che non gli ha permesso di preparare bene la finale dei Regionali.
Marco Russo, dunque, parteciperà ai Campionati Italiani. Una bella soddisfazione per un ragazzo che fa pugilato da soli tre anni (il debutto nel luglio 2017) e che ha alle spalle appena 14 match (8 vittorie, 3 sconfitte, 3 pari).

Cusma si sta prendendo cura in modo speciale di Marco Russo. Gli ha perfezionato l’uso del gancio, lo ha migliorato sul piano della fisicità programmando per lui un massiccio lavoro di addominali, lo ha abituato a correre. Tutte quelle cose che Lucio ha imparato negli anni passati alla Pugilistica Tranvieri, a Bologna. Lavorando con un maestro rigido e bravo come Italo Bellini. Che è il tecnico che aveva fatto crescere pugili come Raimondo Nobile, Remo Carati e Vittorio Stagni nei mitici Anni Sessanta del pugilato bolognese. E poi ha avuto a mano Cusma nel decennio successivo. L’incontro con il maestro Bellini, e il fascino della boxe, hanno avuto il potere di cambiare la vita ad un ragazzo di strada. Era cresciuto mascalzoncello, Lucio. In quarta elementare era l’ultimo della classe. In compenso, già menava tutti. E la maestra ripeteva agli altri alunni: “Studiate ragazzi, e imparate, altrimenti diventate come quel sumarnàz là”.
Dove il termine sumarnaz sta per somarone, o sumaraccio, un ragazzo che non ha voglia di studiare e di applicarsi. Però, detto in dialetto bolognese, è più incisivo, fa maggiore effetto, rende meglio l’idea.
Lucio venne mandato anche in riformatorio. Quando uscì, era peggio di prima. Furtarelli di qua, furtarelli di là. 
E’ stato il pugilato a cambiarlo. Portato dal fratello maggiore nella vecchia palestra della Tranvieri, in via di Saliceto, Lucio rimase affascinato dal ring, dagli attrezzi, dai guantoni, da tutti quei ragazzi che picchiavano duro sul punchingball. Aveva scoperto un mondo da conoscere. Un mondo capace di interessarlo, di coinvolgerlo, di far nascere in lui la passione. Un mondo capace di portarlo via dalla cattiva strada. Là dentro, sotto lo sguardo truce del severo (ma, in fondo, anche bonario) Italo Bellini, Lucio Cusma imparò un valore fondamentale nella vita e nello sport: la disciplina. E nel tempo il ragazzo di strada maturò, diventò uomo. E poi Campione del ring.
Quegli insegnamenti del suo storico maestro, e quel pugilato degli Anni Ottanta, Lucio li sta ora trasmettendo a Marco Russo. In questa interessante esperienza in Sardegna. 
Un Cusma anche in versione motivatore. E’ già famosa in palestra, alla Santa Vittoria Boxe Club, quella frase detta con l’indice rivolto verso il suo giovane allievo: “Tu sul ring non devi salire da pugile, ma da campione!”.

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