
di Gualtiero Becchetti
Domenica scorsa, saltellando da una parte all'altra di internet, mi é comparsa dinanzi agli occhi la notizia della scomparsa di Enzo Raggini, l'81enne ex-pugile romagnolo di San Vito, nei pressi di Rimini, che combatté lungamente da dilettante e professionista facendosi onore nei pesi leggeri e superleggeri tra la fine degli anni "50 e l'inizio degli anni "70.
Di colpo mi é balzato alla memoria l'indelebile 26 Dicembre 1971, un gelido S.Stefano bolognese in cui si svolgeva l'allora tradizionale riunione di boxe post-natalizia comune a quasi tutte le maggiori "piazze" italiane. Combattevano Carlo Duran, il quale superava al termine di una delle sue ultime e spettacolari prestazioni il giamaicano di graduatoria iridata Matt Donovan, poi Domenico Adinolfi e Osvaldo Smerilli che battevano rispettivamente per kot e ai punti il bahamiano Carl Baker e il veneto Ugo Foffano, quindi Antonio Lauri che pareggiava con Mario Belsole. Ma soprattutto, quel giorno si sfidavano due romagnoli D.O.C, vale a dire appunto Enzo Raggini e il ravennate Enrico Barlatti di un solo anno più giovane. Entrambi avevano già dato il meglio della carriera e mentre il riminese era stato tricolore dei dilettanti, Barlatti lo era stato anche tra i professionisti. Comunque erano accomunati dal fatto di essersi battuti con tutti o quasi migliori pugili tricolori dell'epoca e anche con vari grandi nomi della boxe europea.
Perché mi sono ricordato di un match tutto sommato di non particolare rilievo? Perché a tanti anni di distanza é bastato un secondo a farmelo tornare alla mente, sebbene di Raggini e Barlatti non sia rimasta una vivida memoria se non in Romagna, tra i concittadini e coloro che amano il pugilato?
Molto semplice: fu una sfida commovente, allo spasimo, disputata con un coraggio, un orgoglio e una volontà di vittoria meritevoli di non essere mai più dimenticati. Viso a viso, occhi negli occhi, versarono sul ring sin dal primo secondo ogni grammo di energia, di amor proprio, di senso d'appartenenza. La gente di Romagna é formidabile per il legame che la lega al suo territorio "solatio" tra le colline e l'Adriatico. Ezio ed Enrico, da perfetti romagnoli, non potevano allora che sommare il loro carattere indomito all'orgoglio di dimostrarsi i "migliori dei migliori" della loro terra.
Indifferenti alla fatica, alla sofferenza, agli attimi in cui si trovavano alternativamente sull'orlo del baratro, sembrava si giocassero il più prezioso dei titoli del mondo. Il foltissimo pubblico, dapprima abbastanza indifferente in attesa del match-clou, venne via-via conquistato dallo spettacolo di cuore e agonismo profuso da Raggini e Barlatti e cominciò a tifare per l'uno o per l'altro, ma meglio sarebbe dire per entrambi, con una partecipazione e un calore degni dei combattimenti ai massimi livelli. All'ottava delle dieci riprese in programma Raggini andò al tappeto e l'arbitro sospese la sfida tra le sue proteste...
Gli spettatori, al momento del verdetto, riservarono un'ovazione ad entrambi i protagonisti, com'era giusto che fosse...
Spinto dalla curiosità e rattristato contemporaneamente per la notizia di Raggini, che avevo visto per la prima e ultima volta proprio quasi mezzo secolo fa in tale circostanza, ho cominciato a cercare sue notizie e mi sono imbattuto su YouTube in un'intervista abbastanza recente, nel corso della quale parla egli della propria infanzia, della vita da pastore, della scelta di diventare pugile, dei suoi maestri e compagni di palestra, degli avversari...Il tutto con una una memoria invidiabile e una simpatia accentuata dalla tipica alternanza del dialetto di San Vito con l'italiano, arrivando a correggere l'intervistatore su alcuni dati della carriera ("Non ho perso per kot con Fasoli, ma il match é stato sospeso per un temporale!"...Aveva ragione proprio lui!).
Ho cercato una sua foto da pugile ma non l'ho trovata e allora ho telefonato all'ex Tiziano Scarpellini, il quale tramite la famiglia Raggini me l'ha procurata. "E' rimasto sempre vicino al pugilato, che era la sua vita-mi ha detto Tiziano-Gli volevamo tutti un gran bene e se lo meritava davvero".
Ecco. Ora sto meglio pure io per essere riuscito a rendere omaggio ad un "uomo" che ho immensamente ammirato in quella mezz'ora di battaglia.
Mi scuso con Ezio Raggini di averlo rievocato proprio in un giorno in cui ha perso, ma questo é il solo vero, incancellabile ricordo che ho di lui.
Spero gli faccia piacere ugualmente perché soltanto qualcosa di veramente meritevole può essere ricordato dopo tanti anni...



