
La pratica del pugilato aiuta i malati di Parkinson.
E non solo perché uno tra i più famosi personaggi colpiti dal morbo è stato Muhammad Ali (foto sopra, pagina Facebook di Leonard Bundu), ma proprio perché all’interno di questa disciplina sportiva ci sono le radici per migliorare le condizioni dei malati.
Come boxeringweb.net ha già raccontato in un articolo (https://www.boxeringweb.net/index.php/notizie/ultime-notizie/30468-vicino-a-como.html) il metodo innovativo è nato nel 2006. Si chiama Rock Steady Boxing ed è stato ideato a Indianapolis, Stati Uniti, da Scott C. Newman, un ex avvocato affetto dalla malattia degenerativa.
Nella battaglia da combattere accanto a chi soffre di Parkinson, adesso scende in campo un campione. Leonard Bundu, più volte titolare della cintura europea e sfidante al mondiale, ha deciso di portare avanti questo discorso.
“È un po’ di tempo che ci penso. Nel 2017 stavo decidendo cosa fare da grande, quando ho scoperto quanto potesse essere di aiuto la boxe per chi è colpito dal Parkinson. Ho cominciato a leggere, a informarmi. Ho capito che il pugilato aiuta a rallentare la malattia, non può certo guarirla, a migliorare la qualità della vita. Rallenta il processo degenerativo, a volte riesce addirittura a farlo in modo importante. Tra i tanti sport presi in esame dalle ricerche di molte università americane, il pugilato ha al suo interno le componenti che possono migliorare il modo di muoversi, ragionare, essere coordinati nei movimenti. Il lavoro fisico duro serve per ricreare questo meccanismo. La boxe allena la coordinazione, stimola la forza fisica nel tentativo di dare all’atleta una forma migliore, gli insegna a mantenere il controllo dei propri muscoli, a muoversi meno lentamente. Stimola la voglia di fare, prova ad abbattere il decadimento nervoso”.
E quali sono i ritmi di preparazione per una persona affetta dal morbo di Parkinson?
“L'allenamento deve essere fatto tre volte a settimana. È una boxe senza contatto che prevede esercizi di stretching, lavori duri. Passate, combinazioni al sacco, alla peretta, alla corda. Noi pugili dobbiamo stimolare la resistenza, la forza fisica, la coordinazione. Tutte cose che i parkinsoniani perdono. Noi alleniamo questi fattori”.
Hai fatto dei corsi specifici?
“Ne ho fatto uno a Como, nell’istituto creato da Tiberio Roda. La prima palestra Rock Steady Boxing italiana. Volontario, aiuto del maestro. Per prendere quello di coach dovrei andare in America, ma in questo 2020 ogni viaggio americano è un sogno vietato. Allora ho seguito un altro corso online. Poi ho fatto uno stage a Copenaghen. Ho visitato dei Centri dove curano il Parkinson. E alla fine mi sono convinto a provare”.
Hai cominciato?
“Con la pandemia in atto è davvero impossibile”.
Progetto annullato o rinviato?
“Il progetto è decisamente in piedi. Il prossimo anno speriamo di renderlo esecutivo nella nuova sede dell’Accademia Pugilistica Fiorentina, nei locali da poco inaugurati a Firenze Sud. Al momento è più che una speranza, anche se il Covid 19 ha bloccato qualsiasi iniziativa di questo tipo. Ma noi non ci arrendiamo. La cosa mi piace e farò di tutto per portarla avanti”.



