di Gualtiero Becchetti
Ieri sera, sul ring del palasport Marcel Cerdan di Levallois-Perret alla periferia di Parigi, s'é infranto il sogno del nostro 25enne Giuseppe Carafa (12-4-2) di conquistare il vacante titolo dell'Unione Europea dei superleggeri. Il 29enne franco-algerino Massi Tachour (14-4-0) ha infatti vinto ai punti con il verdetto unanime di 117-112, 116-112, 116-112. Al ragazzo pugliese non c'é molto da rimproverare dal momento che si é battuto con estrema dignità ma determinante é risultata la vigoria atletica di Tachour, il quale alla distanza ha fatto prevalere tale sua non trascurabile qualità, meritando la vittoria. Carafa, tecnico e longilineo, ha cercato di contenere la tattica semplice ma efficace dell'avversario, cioé quella di attaccare in continuazione cercando la media e corta distanza, e nella prima parte del combattimento c'é parzialmente riuscito, ma il ritmo molto alto di Tachour e i suoi colpi non fulminanti però incessanti hanno progressivamente prosciugato le energie di Giuseppe che, soprattutto nel seconda parte della sfida, ha cominciato a faticare sempre più nel tenere a distanza il padrone di casa sostenuto da notevole vigore e determinazione. In sintesi, il presumibile disegno strategico di Carafa volto ad evitare l'assalto di Tachour é stato via-via vanificato non per errori o demeriti propri ma perché la vigoria atletica del campione di Francia gli ha impedito di realizzarlo sino in fondo.
Costretto ad un testa a testa molto dispendioso, Giuseppe Carafa non ha però ceduto mentalmente ed ha meritato l'apprezzamento della critica locale per avere tenuto con onore il ring sino all'ultimo istante, reggendo con orgoglio e ammirevole resistenza alle sempre più incisive bordate di Massi Tachour.
La delusione per la sconfitta subita non dovrebbe comunque lasciare segni nel morale del nostro giovane pugile, dal momento che ha dinanzi a sé un lungo avvenire e il risultato di Levallois-Perret non lo umilia certamente. Si era detto che il combattimento era alla sua portata e così é stato perché cedere in dodici round per quattro, quattro e cinque punti sui cartellini comprova il merito del rivale ma non un'umiliante sconfitta.
Negli altri match della riunione organizzata da Brahim Asloum, l'ex-campione d'Europa che s'appresta a candidarsi quale presidente della Federazione Francese di Boxe, come c'era da attendersi non sono mancate le emozioni.
Per il vacante titolo nazionale dei massimi leggeri, ha avuto la meglio Olivier Vautrain (17-3-1) che in serata di gran vena ha dominato Aboulaye Diane (14-1-2), costretto alla resa alla 7^ ripresa allorché ormai incapace di fronteggiare la situazione, ferito ad un occhio e con una copiosa epistassi nasale é stato costretto alla resa.
Molto più difficile di quanto si pensasse é risultata invece la prestazione del super-leggero Yvan Mendy (46-5-1), che ha trovato nell'argentino Miguel Cesario Antin (19-6-0) un ostacolo tenace e insidioso oltre ogni previsione, come evidenziano anche i troppo generosi punteggi sui cartellini: 79-73; 77-75; 78-74. Il pugile sudamericano ha tenuto l'iniziativa per ampi spazi del match, costringendo un Mendy in serata di scarsa brillantezza a stringere più volte i denti. Al termine, il beniamino di Francia ha dichiarato di avere tremendamente sofferto per un infortunio alla mano destra patito nella seconda parte dell'incontro e ciò potrebbe risultare una parziale giustificazione alla sua prova sotto tono.
Tra i mediomassimi, tutto in discesa per Mathieu Bauderlique (20-1-0) che ha costretto i secondi del povero colombiano Beibi Berocal a gettare l'asciugamani al seconda ripresa dopo ripetuti conteggi.
Infine, l'imbattuto supermedio 30enne Kevin Lele Sadjo (15-0-0; 14 ko), per la rima volta in carriera non ha vinto per ko, anche se contro il 37enne venezuelano di Barcellona Ronny Landaeta (17-0-3; 11 ko) ci ha provato in tutti i modi. Abissale comunque il successo ai punti che gli ha consentito di conservare l'Interc.le Wba della categoria e degna di rispetto la grinta e l'orgoglio con cui il veterano Landaeta é riuscito a terminare la sfida.



