Quella che andò in scena la notte dell’11 dicembre 1982 al Memorial Auditorium di Sacramento (USA) più che una sfida valida per il titolo WBC dei Superpiuma viene ricordata come l’epica battaglia tra due picchiatorialla definitiva resa dei conti dopo che le tre precedenti contese non erano riuscite a chiarire in modo definitivo chi fosse il migliore. Lo score tra i due infatti registrava una vittoria a testa ed un pari tecnico. Limon s’impose ai punti nella prima sfida datata 1975 mentre fu Chacon ad avere la meglio per decisione non unanime cinque anni dopo. In mezzo (1979) come dicevamo un pareggio tecnico decretato dai giudici dopo che al settimo round una testata involontaria di Chacon provocò una ferita all’occhio destro di Limon costretto ad abbandonare quando era in svantaggio su tutti i cartellini. Le premesse per assistere ad un grande match c’erano quindi tutte. Quello che però nessuno poteva immaginare è che stava per iniziare l’incontro che vinse il “Fight of the Year” 1982 di Ring Magazine, il Match dell’anno.
Il campione Rafael “Bazooka” Limon (50-11-2 37 Ko’s) era un ventinovenne mancino messicano con la dinamite nei guantoni a fronte di una mascella non propriamente d’acciaio, in attività da un decennio era alla seconda difesa del titolo riconquistato sette mesi prima contro il filippino Rolando Navarrete, fulminato con un’improvvisa sequenza che costrinse l’arbitro a decretare il Kot alla dodicesima ripresa quando Limon si trovava sotto su tutti i cartellini. La potenza dei suoi colpi lo salvò anche quattro mesi dopo nella successiva difesa contro il sudcoreano Chung II Choi che lo stava nettamente superando prima di riuscire a chiudere la contesa al settimo assalto. La riconquista del titolo contro Navarrete fu per Limon la chiusura del cerchio. Aveva infatti conquistato una prima volta il titolo vacante l’11-12-1980 (curiosamente 2 anni prima il match contro Chacon) contro il venezuelano Idelfonso Bethelmy (Kot15) per poi perderlo due anni dopo ai punti contro l’ugandese Cornelius Boza Edwards a sua volta poi steso dallo stesso Navarrete (Ko5).

Un primo tentativo di conquista del titolo andò invece a vuoto l’8-7-1979 contro Alexis Arguello in un match dominato dal nicaraguensee interrotto all’undicesimo round per ferita a quello stesso occhio destro che tre mesi prima gli era costato il ritiro contro Chacon.
Il trentunenne sfidante americano Bobby“Schoolboy”Chacon (50-6-1 42 ko’s)era anche lui nel giro da un decennio ed era considerato come uno dei più temibili e spettacolari picchiatori del circus. Ex campione dei pesi Piuma aveva conquistato la cintura vacante WBC otto anni prima contro il venezuelano Alfredo Marcano (Kot9) dopo aver regolato in una sorta di eliminatoria mondiale il più quotato statunitense Danny Lopez, allora imbattuto dopo 23 incontri e sconfitto con un perentorio Kot al nono round. Perso il titolo alla seconda difesa per opera del messicano Ruben Olivares (Kot2), che lo aveva già sconfitto tre anni prima interrompendone l’imbattibilità dopo 19 matches vinti, Chacon decise quindi di salire di categoria per poi dare nel 1979 un primo sfortunato assalto alla corona WBC detenuta da Alexis Arguello in un match che lo vedeva in vantaggio quando fu costretto ad abbandonare al settimo round.Senza storia invece il suo secondo tentativo di scalata al titolo nel frattempo passato nelle mani di Cornelius Boza Edwards che lo aveva strappato proprio a Rafael Limon. Chacon venne respinto agevolmente dal più tecnico pugile ugandese fino a quando decise di non rialzarsi dalla sedia alla tredicesima ripresa.
Reduce da una striscia di 5 match vinti Chacon l’11 Dicembre 1982 salì sul ring dopo aver regolato agevolmente ai punti in 10 riprese lo statunitense Arturo Leon che però riuscì a sorprenderlo mettendolo a sedere durante il secondo round.
Alla data dell’11 Dicembre ricorrono altri matches degni di nota. Volendone evidenziare qualcuno, sebbene per motivi diversi, vogliamo ricordare la sfida iridata tutta italiana andata in scena a Roma nel 1964 tra il detentore Sandro Mazzinghi e Fortunato Manca per il titolo dei Superwelters vinto ai punti dal primo in quindici rounds ed il derby sudamericano andato in scena a Buenos Ayres nel 1971 tra il campione dei Superleggeri, l’argentino Nicolino Locche e il colombiano Antonio Cervantes che vide Locche confermarsi sui cartellini. Avremmo invece fatto volentieri a meno di assistere all’ultima recita di Muhammad Alì che nel 1981 salì sul ring di Nassau per affrontare il giamaicano Trevor Berbick in un incontro senza senso per il quale anche ogni commento tecnico è superfluo e che ebbe come unico risultato quello di far male al cuore di milioni di persone oltre che di minare ulteriormente il fisico di “The Greatest”.



