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Quisquilie e pinzillacchere 134

Imbarazzi, matchmaking, sfortuna e abbandoni.

 
Non riesco ad accodarmi alle sperticate lodi che Anthony Joshua ha ricevuto per la vittoria prima del limite su Kubrat Pulev ma non tanto per le lodi stesse quanto perché non ho mai creduto per un nanosecondo che Kubrat Pulev fosse uno sfidante con un minimo di possibilità. Bastava consultare il suo record per rendersene conto, soprattutto il record degli ultimi anni. Chiunque poi avesse visto la sua vittoria su Bogdan Dinu (quella del famoso bacio estorto alla giornalista nel dopo match) o quella su Rydell Booker se ne poteva rendere conto. In più Pulev non ha il pugno pesante, relativamente ai pesi massimi s'intende, che è la cosa che può causare seri problemi a Joshua. Non vorrei essere frainteso, Joshua è un grande peso massimo, anche io penso parta leggermente sfavorito contro Tyson Fury ma ha le sue possibilità e non sono poche. Pulev, come già detto, non ne aveva alcuna. Ed è stato, francamente, imbarazzante.
 
Potenza dell'organizzazione e del grande evento. Sabato sera sono andato a letto moderatamente contento dopo la riunione della Matchroom vista su DAZN. Poi ho cominciato a pensare e mi sono reso conto che come riunione non era certo all'altezza di altre. Il clou era costruito su un pugile di alto livello e su un altro che non lo era ma del resto Pulev era uno sfidante imposto da una sigla. Sarebbe stato forse meglio rinunciare a quella sigla, tanto cosa conta ormai? Ma che dire dei principali incontri di sostegno?  L'avversario di Okolie era francamente impresentabile, poco importa fosse imbattuto, anche io sono imbattuto. Certo era un rimpiazzo per l'assenza di Glowacki ma non ditemi che non si poteva trovare di meglio. E l'incontro a senso unico fra Hughie Fury e Mariusz Wach non ha certo aiutato.
 
Bisognerebbe istituire una Hall of Fame del pugile sfortunato. I candidati sarebbero tanti, uno di questi sicuramente il russo Matt Korobov, uno che da dilettante ha vinto più di Golovkin. Da professionista Korobov non sarà stato altrettanto fenomenale ma ha in realtà "toppato" solo l'incontro con Andy Lee e non è certamente un disonore.
Con Jermall Charlo, chiamato all'ultimo, aveva vinto lui e ha ricevuto un verdetto contrario scandaloso soprattutto perché nessuno ne ha parlato più, tanto è un emigrato russo.
Torna sul ring e contro Chris Eubank Jr vince bene il primo round e si infortuna a una spalla nel secondo dovendo abbandonare.
Passa un anno, ritorna sul ring, è in vantaggio contro Ronald Ellis e si infortuna a una caviglia. Korobov ha 37 anni, ormai è fatta. Io voto per lui.
 
Prendersela con l'arbitro sembra quasi un dovere soprattutto nel calcio. Nella boxe molto meno ma ciò non toglie che certi errori siano imperdonabili. Kubrat Pulev aveva abbandonato nel 3° round di fronte ad Anthony Joshua, come ha fatto il signor Deon Dwarte a lasciarlo proseguire?.
I meno giovani fra voi ricorderanno che si fece un piccolo caso anche quando Thomas Hearns girò brevemente le spalle di fronte a Luigi Minchillo a Detroit. Qui era molto, molto peggio.

Matt Korobov

 

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