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Arthur Mercante il terzo uomo sul ring con Frazier ed Ali nel 1971

Joe Frazier, Muhammad Ali and the third man.

L’8 marzo 1971 su quel ring in cui sono saliti due dei più grandi boxeur della storia c’era pure un pizzico d’Italia. Il merito è di Arthur Mercante, l’arbitro di quell’incontro, ovvero il terzo uomo.

MERCANTE 1 CANCELLA

Arthur Mercante era figlio di un immigrato italiano, partito da Campobasso in cerca di fortuna negli States, che lavorava in una fabbrica di scarpe. A introdurlo alla boxe, però, fu lo zio di Arthur, Joe Monte, che aveva combattuto, tra gli altri, contro due campioni dei pesi massimi come MaxSchmeling e James J. Braddock.

Arthur era nato il 27 gennaio 1920 a Brockton, Massachussets, la stessa città di un altro figlio di immigrati italiani, quel Rocky Marciano futuro campione imbattuto dei pesi massimi che di Arthur fu amico d’infanzia. Quando la famiglia Mercante si trasferì poi a Brooklyn, Arthur iniziò a boxare all’età di 16 anni. Anche se lui ambiva a diventare professionista come lo zio, suo padre insistette perché frequentasse l’università.Si laureò alla New York University nel 1942 con una laurea in educazione fisica, poi entrò nella Marina, insegnando la boxe e arbitrando gli incontri nel programma di fitness gestito da Gene Tunney, l’ex campione dei pesi massimi. Dopo la seconda guerra mondiale, ha arbitrato incontri di college finché nel 1954 ottenne la licenza di arbitro professionista. Sei anni dopo, nel giugno 1960, gli fu subito concessa la possibilità di arbitrare un incontro per il titolo. Non un incontro qualunque, bensì il secondo match tra Floyd Patterson e lo svedese Ingemar Johansson, sconfitto dall’americano con un terribile gancio sinistro al quinto round.

Mercante 4 Nonno e nipote "Arthur Mercante Sr e Jr"

Passarono oltre dieci anni prima dell’atto I tra Ali e Frazier. Ali puntava a riconquistare il titolo dei pesi massimi che gli era stato tolto per aver rifiutato l’arruolamento nelle forze armate. Frazier, invece, al Madison Square Garden di New York difendeva la sua corona.Un evento che trascendeva la boxe.

Un evento a cui Mercante arrivò con l’ansia e l’attesa di sapere se ce l’avrebbe fatta: doveva superare la concorrenza di altri due arbitri. Solo uno di loro sarebbe stato scelto per stare sul ring. Perché questa decisione dell’ultim’ora? Così facendo, gli allibratori e altri personaggi poco raccomandabili non avrebbero potuto influenzare l'arbitro. “Naturalmente morivo dalla voglia di ottenere l'incarico”, avrebbe rivelato Mercante nella sua autobiografia anni dopo. “I minuti, poi le ore, passavano interminabilmente”. Quando Mercante finalmente ricevette la notizia che era stato scelto, lavorò per la principesca somma di 500 dollari.

Mercante Sr tra Ali e Frazier

Mercante Sr. Tra Ali e  Frazier

Si dice che i migliori arbitri sono generalmente quelli che passano inosservati, mantenendo tranquillamente l’ordine sul ring mentre i pugili fanno le loro cose. Ma quell’8 marzo 1971, durante il Fight of the Century al Madison Square Garden gremito di gente, successe un fatto che Mercante avrebbe definitonella sua autobiografia “uno dei momenti più imbarazzanti della mia carriera di arbitro”: arrivati al decimo round, infatti, mentre cercava di separare i due contendenti in clinch, Arthur colpì involontariamente Frazier all’occhio destro, già tumefatto per la durezza del match. All’angolo di Frazier esplose la rabbia contro Mercante, lo stesso Frazier per un istante si incavolò, ma alla fine quel piccolo incidente non tolse la concentrazione a Frazier, il quale vinse all'unanimità al termine di una battaglia epica.

Mercante Frazier Ali

Successivamente, Mercante arbitrò anche un altro incontro indimenticabile: quello del 1973 a Kingston, in Giamaica, in cui George Foreman scippò il titolo aFrazier, in un match durato appena 275 secondi. Fu proprio Arthur a porre fine alla carneficina al secondo round, dopo che Foreman aveva steso il campione ben sei volte. Mercante fu poi ancora il terzo uomo quando Ali affrontòKen Nortonnel settembre 1976in quello che alla fine fu l’incontro finale al vecchio Yankee Stadium.

Arthur si ritirò dall’attività di arbitro nel 2001, dopo essere salito sul ring in oltre 140 match per il titolo mondiale. “Molti degli ufficiali di gara di oggi sono in difficoltà perché non hanno esperienza”, osservò Mercante nel giugno 1995, quando fu inserito nella Hall of Fame. “Vengono scelti degli arbitri nei match per il titolo prima ancora che questi abbiano fatto la gavetta. Questo è il motivo per cui ci sono così tante decisioni sbagliate. Nessuna disonestà, credetemi. È solo incompetenza”. Il segreto del suo successo, invece, è spiegato in queste frasi: “L’azione in un match è costante per tre minuti a round, tutto può succedere in qualsiasi momento e devi sapere come controllare i pugili e tenere d’occhio quello che succede negli angoli tra un round e l’altro. Devi essere fermo ma mai invadente; attento ma non troppo reattivo; mobile, ma mai fuori posizione per intervenire in un momento”.

MERCANTE 2 Benvenuti e Griffith Mercante con Griffith e Benvenuti

La sua dedizione al lavoro e all’attività fisica era tale da pretendere quasi che anche i suoi quattro figli si tenessero in ottima forma. Non c’era giorno che Arthur non saltasse la corda o facesse flessioni. Uno dei quattro, il figlio omonimo Arthur Mercante jr, alla fine ne ha seguito le orme ed è arrivato pure lui ad arbitrare incontri di alto profilo, compreso il controverso pareggio del 1999 tra EvanderHolyfield e Lennox Lewis al Garden. E dire che in quell’occasione, proprio padre e figlio erano stati presi in considerazione per arbitrare quella sfida per il titolo dei pesi massimi, prima che Arthur Mercante jr venisse scelto.

Ma non tutto fu rose e fuori nella carriera e nella vita di entrambi: nel luglio 2001 BeethaveanScottland, un peso massimo leggero, finì al tappeto in un incontro sulla portaerei Intrepid, al largo del West Side di Manhattan. Non si risvegliò più. BeethavenScottland sarebbe morto sei giorni dopo per i troppi colpi inferti dall’avversario. L’arbitro era Arthur Jr. “L’esperienza più straziante che abbia mai avuto in decenni di boxe”, così la definì Mercante Sr. “Dopo l'incontro, sono andato in cinque diversi ospedali per vedere dove fosse questo ragazzo. Ero un relitto”, rivelòinvece Mercante Jr a The Fight City, chiaramente ancora scosso per quanto accaduto. Giorni dopo, aveva un incontro per il titolo a Manchester, in Inghilterra, e disse a suo padre: "Ho chiuso, papà. Non ce la faccio più". Ma lui provò a rincuorarlo: “Ascolta, non è colpa tua. Questi ragazzi sanno a cosa vanno incontro quando salgono sul ring”.

Il padre aveva già vissuto quasi la stessa esperienza: quando Patterson mise a segno il devastante gancio sinistro da k.o. contro Johannson nel 1960, lo svedese, finito al tappeto, si contraeva spasmodicamente. “All’epoca, mio padre pensava che fosse morto”, ha detto Mercante Jr. “Guardavo impotente, terribilmente preoccupato per le condizioni di Johansson e pensando a quanto sarebbe stato ironico se finalmente avessi avuto il mio turno sotto i riflettori nazionali solo per vedere un ragazzo ucciso sotto i miei occhi”, scrisse Arthur sr nella sua autobiografia Inside the Ropes (2006).

Se c’è uno sport che non ha una grande tradizione di padre-figlio, quella è proprio la nobile arte. “Papà era molto orgoglioso del fatto che avessi scelto questo mestiere e che abbia fatto così bene”, ci confida telefonicamente Arthur Mercante jr, il figlio che avrebbe tanto voluto celebrare la ricorrenza di oggi, 8 marzo 1971, giorno del cinquantenario del primo atto tra Frazier e Ali. Ma la pandemia ha cancellato ogni celebrazione. Quel giorno, Arthur jr aveva solo 12 anni e ascoltava, emozionato, alla radio, insieme ai fratelli e alla madre,quel match dal sapore unico. Il suo sogno originariamente era quello di diventare un pugile di successo (perse di poco contro il futuro campione dei pesi piuma Juan LaPorte), non quello di fare l’arbitro. Eppure di strada ne ha fatta Arthur jr, tanto che ancora oggi è attivo nel suo lavoro: “Arbitro il mercoledì e il sabato sera. Ma adesso alleno anche i ragazzi del quartiere. Il mio sogno – conclude  –è aprire la mia academy”.

Una carriera straordinaria quella dei due Arthur Mercante. Tanto che il figlio ha deciso di pubblicare sul suo profilo Instagram diverse foto con i più grandi pugili della storia.

Sergio Arcobelli

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