di Gualtiero Becchetti
Tra le tante tragedie, le migliaia di lutti, le sfighe, i disastri personali e socio-economici creati dal corona virus, ci sono anche i problemi connessi allo sport. A partire dal baratro in cui sono precipitate un’infinità di palestre e di società sportive che, nonostante il tenace e commovente impegno dei gestori per tenere fuori dalla porta la pandemia, da oltre un anno sono stati condannati ad un cieca e ottusa chiusura che ne farà scomparire tantissime e sta danneggiando la salute fisica e psicologica di persone bisognose di movimento e di relax. Dagli atleti agli anziani, dalle donne agli uomini, dai bambini ai loro genitori.
Il tutto, in assenza di qualsiasi reale e concreto dato statistico e scientifico che molto probabilmente dimostrebbe come proprio gli impianti sportivi siano i luoghi più controllati e sicuri nei quali trovare un momento di tranquillità, un briciolo di ottimismo.
Chiaramente, sollevano enome clamore il rinvio delle Olimpiadi e degli Europei di Calcio, dei campionati di ogni disciplina, mentre molto meno clamore esta invece il vero dramma sociale di molte famiglie che non hanno più a disposizione quel preziosissimo luogo di aggregazione, di benessere, di educazione e formazione, di prevenzione ai malanni rappresentato dalla palestra o dal sodalizio sportivo. E vale per mamme, papà, figli, nipoti e persino nonni...
Dei campionissimi, pur con dispiacere, se ne può pure fare momentaneamente a meno. Ma degli impianti, degli istruttori, delle strutture preposti ad accogliere i bambini, i ragazzi, gli anziani non se ne può più fare a meno! Perché per la gente comune é molto, molto più dura essere privati di tutto ciò di quanto non lo sia essere privati dei celebrati fuoriclasse.
La “bestiaccia”, arrivata sin qui da noi dalla Cina con coincidenza a Monaco di Baviera, ha cambiato lo stile di vita del mondo intero; degli italiani soprattutto, “agnelli sacrificali” di tanta sfortuna e tante imbecillate che la metà sarebbe stata già un’esagerazione. Ci siamo presi pure la colpa di essere gli “untori” del male, salvo poi scoprire che invece ne eravamo stati le prime e disgraziatissime vittime. Ma questo é un altro discorso…
Niente sarà più come prima.
Però il diritto-dovere della nostra gente a divertirsi, addestrarsi, crescere o invecchiare meglio frequentando palestre, piscine, campi sportivi agonistici o amatoriali deve essere considerata un’assoluta priorità. Quindi lo Stato deve farsene carico. Subito! Un esercito di volontari e migliaia di professionisti hanno dedicato la loro vita affiancando le famiglie per fare crescere al meglio i loro figli. Li si vuole abbandonare? I grandi campioni oggi possiamo anche accontentarci di vederli purtroppo solo in televisione. Ma affinché gli italiani abbiano l’opportunità di tutelare la propria salute, per primi i bambini e i ragazzi, SI DEVE sostenere concretamente e non a chiacchiere chi rende ciò possibile: le palestre e le piccole società sportive sparse in ogni dove lungo questo meraviglioso e disgraziato stivale. Non si parla di realtà effimere e superflue, ma di priorità sociali con ricadute pesanti sulla quotidianità di milioni di famiglie. Oggi sembra invece che praticare sport sia considerata "lassù" una delle cause più gravi di contagio! Follia...
Neppure il microcosmo del pugilato tricolore sarà più come prima. Non potrà e non dovrà più esserlo se vorrà avere un futuro.
Il coronavirus, quando lo si metterà ko, sarà soltanto perché dopo tante maldestre fughe, mille clinch malfatti, ostruzioni senza senso e scorrettezze inutili, si é finalmente deciso di affrontarlo guardandolo negli occhi in tutta la sua cattiveria e pericolosità, con la guardia alta e le palle di granito. Con l’atteggiamento di chi pensa “o mi ammazza o lo batto”.
La medesima cosa dovrà pensare la nostra boxe ammosciata e chiacchierona, perché le guerre si vincono con i quattrini e le armi, ma soprattutto con il cuore e il cervello. E quella che stiamo vivendo é una guerra contro un nemico senza divisa né bandiera che colpisce alle spalle…Un nemico vigliacco.
Siamo o non siamo italiani?
Ne abbiamo passate di tutti i colori nel corso di millenni (sì, perché noi abbiamo i millenni alle spalle!) e ce la faremo anche stavolta senza alcun dubbio. Siamo caduti e ricaduti, ma con le nostre tantissie qualità e i nostri tantissimi difetti ci siamo sempre rialzati e nessuno può dire di averci mai trovati, alla fine, sdraiati a terra piangenti.
Accadrà anche stavolta. Per noi, figli di un popolo dai numerosi vili ma anche e soprattutto dai silenziosi eroi.
Accadrà per lo sport, le palestre, le piscine, i campi da gioco pieni di bambini, di vecchi e di sempreverdi speranze.
Accadrà pure per il pugilato. Ma dovrà essere pronto a sudare e a soffrire.
Come sul ring! Come sempre...



