Sono passati vent’anni esatti dal quel 7 Aprile 2001, ma fanno ancora rumore i 310.000 acquisti nella sola PPV per assistere ad uno degli eventi di maggior spicco degli ultimi anni.
Il Match tra l’inglese di origine Yemenita “Prince” Naseem Hamed ed il messicano Marco Antonio Barrera. A fare da scenario le luci dell’MGM di Las Vegas, capitale delle scommesse che vedevano Hamedstrafavorito dai bookmakers mentre Barrera era quotato solo 3 a 1. Nessun titolo in palio se non la fantomatica cintura IBO, questo perchè il campione inglese per sfidare Barreraaveva abbandonato la cintura WBO dei Piuma conquistata sei anni prima e successivamente difesa ben quindici volte, in contrasto con l’ente che avrebbe voluto imporgli una diversa difesa ufficiale. Lo stesso fece del resto anche Barrera che rese vacante il proprio titolo WBO dei Supergallo per salire di categoria pur di mettersi alla prova contro l’imbattuto mancino di Sheffield.

Naseem “Prince”Hamed, 27 anni, (35-0-0 31 Ko’s), mancino di Sheffield (GB). La notevole percentuale di soluzioni prima del limite farebbero pensare ad un terribile picchiatore. In realtà sebbene in possesso di un pugno al fulmicotone Hamed poteva contare su di un’impressionante velocità di esecuzione, che unitamente ad un colpo d’occhio fuori dal comune, una velocità di gambe notevole ed una varietà di colpi con pochi eguali avevano finito per creare un pugile dalla superiorità imbarazzante nei confronti di chiunque, tanto da farne un vero e proprio mattatore ma anche di renderlo succube di un complesso di superiorità che sfociava in modo sempre più evidente in atteggiamenti discutibili dentro e fuori dal ring nei confronti dei suoi avversari e che certo non gli hanno attirato le simpatie da parte del pubblico, anche nei confini del Regno Unito. Passato professionista pochi mesi dopo esser stato escluso dalla selezione olimpica di Barcellona 1992 Hamednel 1994 a soli vent’anni conquistò il titolo europeo dei Gallo contro il nostro Vincenzo Belcastro, surclassato per dodici rounds ed arrivato alla fine solo grazie ad un commovente coraggio .Salito prima tra i Supergallo ed in seguito tra i Piuma, un anno più tardi lo yemenita conquistò poi anche il titolo iridato WBO sconfiggendo a Cardiff in un derby britannico il campione gallese Steve Robinson, fermato dall’arbitro all’ottava ripresa. Da quel momento non si contano gli avversari di spessore e campioni che gli hanno inutilmente messo davanti. Da Manuel Medina e Remigio Molina a Cesar Soto e Paul Ingle passando per WayneMcCullough, Billy Hardy, Tom Johnson, Wilfredo Vasquez e Kevin Kelley. Tutto inutile. Solo Soto e McCollough riuscirono a sentire il suono dell’ultima campana.
Marco Antonio “Baby FacedAssassin” Barrera, 27 anni, (52-3-0 38 Ko’s), nato a Città del Messico ma residente a Guadalajara. Temperamento,coraggio e tanta potenza ne hanno accompagnato il cammino fin dagli esordi. Non si è mai risparmiato. Ne si è mai tirato indietro. Chiunque gli abbiano proposto lui lo ha affrontato. Si era già distinto tra i dilettanti vincendo cinque titoli nazionali, ma soprattutto registrando una striscia iniziale vincente di 56 vittorie consecutive per poi togliersi il caschetto con l’invidiabile score di 104 vittorie e sole 4 sconfitte e passare professionista tra i Mosca nel 1989 a sedici anni ancora da compiere. Crescendo di costituzione passò da prima tra i Supermosca dove vinse il titolo messicano e la semifinale per la corona iridata WBC (che poi non lo chiamò mai a combattere per il titolo) e fece quindi il doppio salto fino ai Supergalloper presentarsi il 31 Marzo 1995 dopo 34 incontri tutti vinti al cospetto del campione WBO, il portoricano Daniel Jimenez, sconfitto ai punti. Titolo che Barrera poi difese ben otto volte in meno di due anni prima di incappare nella prima sconfitta in carriera contro l’americano Junior Jones in un match terminato durante una convulsa quinta ripresa che vide Barrera cadere due volte,procurarsi una ferita all’occhio dopo una testata e quindi venire squalificato dopo che i suoi secondi entrarono sul ring.
Persa ai punti di misura anche la naturale rivincita contro Jones il messicano non si perse d’animo e riconquistò il titolo, nel frattempo resosi vacante, sul finire del 1998 contro l’inglese Richie Wenton (RTD3)per poi difenderlo agevolmente in cinque occasioni, inframmezzate però dalla sconfitta (SD12) nel big match del 19 Febbraio 2000 contro l’altra star messicana Erik “Terrible” Morales.
Roby Maddonini



