QUARANTASETTE SECONDI ED ERA GIA' TUTTO FINITO. A ZAGAROLO MICHAEL MAGNESI SI CONFERMA CAMPIONE MONDIALE IBO SENZA NEMMENO SUDARE E PRENOTA UN BIGLIETTO PER L'AMERICA
La diretta su Rai Due, sebbene con inizio quasi a mezzanotte, era un'occasione ghiotta per dare spettacolo e per dimostrare a “Mamma Rai” che la boxe italiana può fare il pieno di audience anche in tardissima serata, oltre che fornire un grande spettacolo sportivo. Il gancio destro di Michael Magnesi, pugile laziale di ventisei anni conclamato essere il miglior talento nostrano in circolazione, è stato bello, per tempistica, preparazione ed esecuzione. Molto meno bello ciò che è successo dopo, perché il suo avversario, il sudafricano Khanyile Bulana, è andato a terra come fulminato, è restato vigile e inginocchiato fino al “nine” dell'arbitro, ma quando è arrivato verticale (cosa che abbiamo visto dalla registrazione perché la diretta Rai ha mandato in onda il replay del colpo invece che farci vedere il conteggio) l'arbitro Di Clemente lo ha visto con quello sguardo spaesato e intimidito (che lo sfidante aveva anche in conferenza stampa, per dire), e ha chiuso in modo sicuramente un po' affrettato (era un campionato del mondo...) un match che a quel punto, comunque, sarebbe stato di non lunga durata, come poi in commento ha ben sottolineato il maestro Mario Massai.

Non ci sono colpe da dare per questo, ci mancherebbe altro: non a Magnesi, che si sa benissimo di come possa diventare il miglior pugile italiano da qui ai prossimi dieci anni; non agli organizzatori, perché l'evento era stato curato in maniera molto televisiva e scenografica; non all'arbitro, che avrà avuto probabilmente le sue buone ragioni.
Ma certamente all'inadeguatezza di Bulana, perché un pugile come questo, che si schianta letteralmente al tappeto al primo gancio di un avversario nei pesi superpiuma, è lontano anni luce dal poter avere una chance mondiale. La cosa che ci solleva la coscienza è il fatto che ci era bastato qualche minuto su YouTube per capire che Bulana sarebbe stato per Magnesi come la capretta legata ad un palo da dare in pasto al T-Rex nel film “Jurassic Park”, cioè sarebbe stato mangiato vivo senza che, nel nostro caso, il “lupo solitario” versasse una sola goccia di sudore. Ci fa piacere azzeccare i pronostici, una volta ogni tanto.
Partiamo dall'inizio: la Rai faceva uno sforzo interessante di organizzare un piccolo show su questo evento, tanto da mostrarci l'interno degli spogliatoi con i pugili in preparazione che è sempre una bella idea. Magnesi entrava con la maschera da lupo in testa e un paio di veri lupi ad attenderlo sotto al ring. Prima di lui era entrato Bulana, con quello sguardo che già avevamo notato in conferenza stampa, quasi di non sapere dove si trovasse e a fare cosa. Inni nazionali e via all' “ultimo tango a Zagarolo” (tanto per rimanere sul cinematografico e sulla parodia di Franco Franchi del capolavoro parigino di Bernardo Bertolucci): Bulana sapeva ciò che doveva fare vista l'altezza e la misura delle braccia, cioè agire di jab sinistro e provare a portare il destro da lontano, e lo faceva sufficientemente bene per un mezzo minuto almeno, fino a che Magnesi non accorciava la distanza, portava una prima serie a due mani, quindi un gancio destro largo caricato benissimo di spalla che coglieva il sudafricano in uscita sulla punta del mento. La caduta al tappeto di Bulana (ora 12-1, 8ko) era uno schianto che già faceva capire a tutti di come il match non avesse una lunga durata, la regia Rai non ci permetteva di assistere in diretta al conteggio ma lo stop arbitrale coglieva impreparato perfino Magnesi (ora 19-0, 11ko), che chiaramente ci rimaneva male: intervistato successivamente faceva capire di essersi allenato per sei mesi per questo match, crediamo anche in maniera dura e scrupolosa, e che gli avrebbe fatto piacere continuare ancora un po'. Se poi sui social la moglie e organizzatrice Alessandra Branco rintuzzava i dubbi e le perplessità di tanti appassionati su Bulana e non solo, parlando di “effetto Tyson” in quella che è adesso la boxe del marito, personalmente ci cadeva l'occhio sulla maglietta di Roberto Cammarelle, chiamato a complimentarsi con Magnesi: il campione mondiale e olimpico portava l'immagine di un celeberrimo incontro disputato quasi sessant'anni fa a Lewiston, con Muhammad Ali che si liberò in poche battute di Sonny Liston con un altro pugno singolo portato dopo pochi istanti di match. Un presagio involontario ma certamente curioso.
Ed adesso per Magnesi che America sia. Il ragazzo ha mezzi, tecnica, ritmo e potenza, per quello che si è visto ieri sera e non solo. Poi negli Stati Uniti gli appassionati vanno pazzi per certe conclusioni di forza frettolose e spettacolari e per i pugili che le sanno finalizzare: cosa che forse noi in Italia, non avendo mai avuto un vero e puro picchiatore da “effetto Tyson” nella nostra boxe, non riusciamo ad apprezzare fino in mondo.
Per i risultati del sottoclou ringraziamo Maurizio Barsotti presente nel nuovo palazzetto di Zagarolo, dato che Mamma Rai preferiva mandare poi su Rai Sport la finale europea di calcio Italia-Jugoslavia dell'8 giugno 1968 (immaginiamo i milioni di telespettatori incollati alla tv in quel momento) piuttosto che la serata e i pugili di Buccioni, che speriamo siano recuperati nei prossimi giorni.
Nel primo match per i supermedi il senese Simone Bicchi (ora 5-0, 1ko) aveva i suoi problemi per inquadrare e venire a capo del lussemburghese Francesco Arena (0-2), che riusciva a mettere sotto solo nella seconda parte dei sei round e a battere per squalifica avversaria quasi alla fine dell'ultima ripresa. Bicchi avrebbe buoni mezzi fisici a disposizione se solo avesse maggiore determinazione (stessa cosa che ci evidenziò quando lo vedemmo dal vivo qualche anno fa), ma soffre troppo i colpi. Può e deve lavorare ancora molto; bel match nei pesi leggeri tra Marvin Demollari (ora 8-2, 1ko) ed Eder Barreto (ora 8-12-4, 2ko), con vittoria ai punti dell'albanese di Lucca; ottima figura di Alessio Lorusso (ora 14-4-2, 5ko) che controllava il solito e immarcescibile Emiliano Salvini (ora 19-33-2, 2ko) che a quarantadue anni e il pomeriggio passato a lavorare mostrava ancora sul ring cosa è l'amore per la boxe e per ciò che si fa, e non mancava di impegnare il già campione italiano; il welter Pietro Rossetti (ora 10-1, 4ko) si liberava immediatamente di Oszkar Fiko (ora 33-31-1, 17 ko) con un ko tecnico alla prima ripresa, mentre grande spettacolo dava un possibile prossimo protagonista della nostra boxe, Yuri Lupparelli (ora 8-0, 2ko) che batteva ai punti il panamense Manuel Largacha (ora 9-11-6, 4ko) in quello che forse era il match più bello e combattuto della serata.
Andrea Bacci



