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Uno sguardo a Berlanga, per la prima volta "costretto" a vincere ai punti

Pregi e difetti di una promessa

E' un bene che il supermedio newyorkese di discendenza portoricana Edgar Berlanga non sia riuscito questa volta a vincere per K.O. al 1° round come era avvenuto nelle 16 precedenti occasioni in cui ha calcato il ring da professionista. Non solo, questa volta non è nemmeno riuscito a vincere prima del limite anche se il suo avversario Demond Nicholson si era appena alzato dal 4° knockdown quando è suonato il gong dell'ottava e ultima ripresa a Kissemee, Florida. Un bene per lui che ha potuto così fare quell'esperienza che il suo stesso trainer ed ex allenatore fra gli altri di Danny Jacobs, Andre Rozier, si augurava potesse fare. Sinceramente va detto che più o meno tutti gli avversari che Berlanga aveva finora affrontato potevano degnamente fare pubblicità alla Permaflex mentre Nicholson, senza essere un asso, è uno che sul ring ci va non per farsi spazzare via.

Vedere Berlanga battersi non solo per più di 3 minuti ma per addirittura 24 ci consente di avere una idea più precisa di che razza di pugile sia questo 23enne che non va mai sopra le righe e che sembra essere un ragazzo serissimo che ha preso molto sul serio questo durissimo lavoro. Una cosa è certa, Berlanga fa malissimo e soprattutto fa malissimo con entrambe le mani anche se il suo marchio di fabbrica sembra essere il gancio sinistro. C'è però da notare che mentre Nicholson aveva perso prima del limite prima con tal Lekan Byfield e poi con il ben più noto Jesse Hart, contro Berlanga è riuscito a sentire in piedi il gong di chiusura seppure in condizioni non molto buone. D'accordo, la proprietà transitiva non è applicabile in toto alla boxe ma di sicuro Berlanga ha dimostrato di avere necessità di maggiore esperienza quando ha in difficoltà un avversario che invece che rimanere a terra si rialza e lega, spinge, tiene.

Nicholson è andato giù 4 volte, nell'ordine nel secondo, terzo, quinto e ottavo round anche se il knock down del terzo è stato alquanto discutibile come lo stesso pugile ha fatto notare all'arbitro. Ciò che ha fatto impressione piuttosto è stato il fatto che i colpi di Berlanga paralizzano le gambe dell'avversario. Il fatto che Nicholson non sia ciononostante sparito anzitempo dal ring è dovuto anche al fatto che Berlanga, e c'è da capirlo, cerca sempre il colpo decisivo non lasciando che venga da sè, in altre parole si irrigidisce e Nicholson ha potuto in tali occasioni mettere un paio di colpi di cui Berlanga ha preso, e prenderà ancora, certamente nota.

In conclusione il ragazzo è da seguire con moltissima attenzione ma chi parlava già di opporlo a Canelo Alvarez è per ora decisamente fuori strada.

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