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Fury, Joshua, Wilder, promoter e giudici. Che succede al mondiale massimi?

C’è la concreta possibilità che la decisione presa ieri a New York dall’ex giudice Daniel Weinstein finisca con il non cancellare la disputa del mondiale unificato dei massimi Anthony Joshua vs Tyson Fury, previsto per il 14 agosto in Arabia Saudita.
Onde evitare l’accumulo di processi in tribunale, la magistratura americana (vista la frequenza con cui gli statunitensi citano in giudizio qualsiasi persona per qualsiasi cosa) ha da tempo demandato la soluzione di molte controversie alla giustizia privata. Giudizi più veloci, e comunque garantiti dalle personalità chiamate ad emetterli.
Deontay Wilder ha chiesto l’arbitrato per far valere le sue ragioni, portando a sostegno della propria tesi il contratto firmato da lui e Tyson Fury in occasione del secondo match (22 febbraio 2020). Il giudice, oggi in pensione, Daniel Weinstein gli ha dato ragione. Tyson Fury dovrà avere lui come primo rivale, il match dovrà essere disputato entro il 15 settembre.
Che succede al mondiale massimi? Joshua vs Fury è annullato? Per ora ho solo sensazioni, provo a metterle in fila.
Non è così automatico che salti il banco.
La decisione non è stata presa da un Tribunale americano, ma da un giudice privato, in un arbitrato.
Quanto potere avrà al di fuori degli Stati Uniti?
L’ingiunzione potrebbe non essere rispettata da pugili nati e residenti nel Regno Unito (Joshua e Fury) e da due dei loro tre promoter (Frank Warren ed Eddie Hearn). Non dimentichiamo che la sfida si svolgerebbe in Arabia Saudita, non certo in territorio statunitense.
Non a caso, mentre tutti gli elementi coinvolti nella disputa tengono un profilo basso, a parlare sul tema è solo Bob Arum, americano per passaporto e per lavoro, co-promoter del campione WBC. È lui a dire che non offrirà soldi a Wilder per farsi da parte, è lui ad annunciare per il 14 luglio a Las Vegas il mondiale Tyson Fury vs Deontay Wilder III.
Gli altri tacciono.
Tutto già deciso?
Ho molti dubbi. Un avvocato esperto di diritto privato con competenze nel mondo del pugilato ne avrebbe sicuramente meno.
So che il mondiale unificato vale una montagna soldi, ma non credo siano abbastanza da spingere Joshua, Fury, Hearn e Warren a mettere a rischio la loro futura attività negli Stati Uniti. Dubito, anche perché sono convinto ci sia un’altra strada che potrebbe essere percorsa. L’arbitrato obbliga il campione del mondo ad affrontare Deontay Wilder. Ora la palla passa al gruppo britannico che dovrà cercare una soluzione con chi gestisce l’attività di The Bronze Bomber. Ovvero Al Haymon, ma anche Shelly Finkel. Quest’ultimo è una persona d’ingegno, un uomo che non rifiuta la mediazione a prescindere. Potrebbe quindi spingere Haymon e Wilder ad accettare una soluzione che accontenterebbe tutti. La soluzione, a mio avviso, più intelligente.
Un indennizzo, senza esagerare, e la stipula di un nuovo contratto che avrebbe il suo corpo principale in quello che ha già avuto l’avallo del giudice. Il nuovo accordo dovrebbe infatti prevedere, per il vincente di Fury vs Joshua, l’obbligo di affrontare Deontay Wilder entro una data da concordare tra le parti.
Resto dell’idea che il mondiale unificato (14 agosto in Arabia Saudita) sia ancora in piedi. Penso che abbia maggiori possibilità di essere realizzato rispetto all’immediata attuazione di quanto disposto dell’arbitrato.
Lo so, nel discorso ci sono molti dubbi. Ma il pugilato mi ha abituato a non dare mai nulla per certo. Il popolo che lo abita è altamente imprevedibile.

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