
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Buongiorno Dario,
ho letto ora l'articolo sull'influenza dei social che "rischiano" di fare diventare la boxe un videogame.
Non rischiano, la boxe è già un po' un videogame, come tutte le attività della nostra vita.
Io ho campato da artista della musica per 20 anni, ma ora sto in giro col furgone a mettere cartelli stradali, perché l'arte social obbligatoria mi dà il voltastomaco. Me la tengo per me, per vivere meglio e a 47 anni mi alleno ancora insieme agli agonisti con il grande Bundu.
Non è questione di giusto, o sbagliato, bisogna solo prendere atto che è così. Finché qualcuno avrà voglia di frequentare una palestra, potremmo assistere ancora a qualche incontro della vecchia boxe. Ma saranno sempre meno, fino a sparire. Il pugilato invece non sparirà, sarà un'altra cosa. Assisteremo ad incontri tra robot, inizialmente guidati da esseri umani e poi totalmente indipendenti (come già rappresentato in un film).
Sì, lo so, fa un po' orrore.
La nostra missione deve essere quella di continuare ad appassionare chi ci sta intorno alla vita dal vivo, perché i grandi campioni non mollano mai.
Saluti
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Il lettore che ha scritto in redazione si chiama Marco Giunti, l’articolo a cui fa riferimento è “L’influenza dei social rischia di trasformare la boxe in videogame” (https://www.boxeringweb.net/index.php/rubriche/bordo-ring/32892-l-influenza-dei-social-rischia-di-trasformare-la-boxe-in-videogame.html), pubblicato attualmente nella rubrica BORDO RING.
Queste parole arricchiscono e riaprono il dibattito su un tema quanto mai di attualità: “lo sport e l’influenza dei social nelle nostre vite”.



