Il pugile di Bologna stava resistendo al pressing del forte Rohan Polanco, emergente dominicano che è in preparazione per le Olimpiadi di Tokyo. Arblin era in svantaggio ma non in difficoltà quando all’improvviso l’arbitro lo ha fermato con una decisione misteriosa. Sul finire del terzo round
di Maurizio Roveri
La trappola. Il tranello. Il mistero di una sconfitta per kot sconcertante. Inspiegabile. E ora la inevitabile rabbia del clan italiano, che con entusiasmo, curiosità (e anche con eccessivo candore…) aveva accettato la proposta dei dominicani. Per poi scoprire, una volta arrivati là in America Latina, che certe cose non hanno funzionato come dovevano funzionare.
Ablin Kaba, il Professionista campione d’Italia dei pesi superleggeri, è stato dichiarato sconfitto prima del limite. A due minuti e quattro secondi dall’inizio della terza ripresa del suo match (senza alcun titolo in palio) contro il lanciassimo Rohan Polanco. Sul ring del complesso Turistico “Agua Azul”. Nella città di Santa Cruz de Mao, capoluogo della Provincia dominicana di Valverde, a circa 185 km. dalla Capitale Santo Domingo.

Ecco l'attimo in cui l'arbitro ferma Kaba
Non c’era. Non c’era alcun motivo per fermare Arblin Kaba. Il “referee” del match che cosa ha visto? Anzi, verrebbe da dire: che cosa ha voluto vedere?
Il pugile residente a Bologna, allenato dal maestro Paolo Pesci, era in svantaggio. Forse “sotto” di due punti. Però, mai in difficoltà. In quel momento Kaba era impegnato a proteggersi dagli assalti di un Rohan Polanco che stava intensificando la sua azione. Il dominicano, facendo affidamento su una struttura fisica massiccia, da pugile appartenente ad una categoria di peso superiore e dunque più pesante rispetto all’italiano, aveva fretta di chiudere. Kaba resisteva. L’italiano - seppure indietro nel punteggio - aveva affrontato il match con atteggiamento decisamente propositivo. Mobile, abbastanza attivo, attento. Una prima ripresa in sostanziale equilibrio, un secondo round nel corso del quale Polanco ha cercato la corta distanza andando più volte a segno con montanti al corpo, portati con naturalezza ed efficacia. Un avvio di terzo round apprezzabile da parte di Kaba, poi la pressione del più potente Polanco che aveva cominciato a caricare” i colpi. In quel momento del terzo round il pugile dominicano stava aumentando il ritmo e l’intensità. L’iniziativa nelle sue mani.
Kaba aveva retto un velenoso montante al volto. Senza tuttavia disunirsi. Il pugile di Bologna appariva ancor bene in linea. Attento e composto. In una fase difensiva comunque attiva.
La scena della sconcertante conclusione: Kaba è in prossimità delle corde e Polanco lo scruta minaccioso preparando un altro agguato. Il dominicano cerca un’apertura per lanciarsi all’assalto. E’ lì pronto a caricare i colpi. All’improvviso, l’inserimento dell’arbitro. Il suo braccio si allunga fra i due pugili, come a dividerli (dividere chi? Non erano neppure in clinch…). Il referee guarda per un attimo Kaba, poi alza la mano destra segnalando lo stop. E fermando il campione d’Italia. Perché? Resta un mistero.
Fine del match. Dopo aver indicato lo stop, l’arbitro mette la mano guantata sopra la spalla di Kaba indicandogli di prendere la direzione del suo angolo. Sorpreso, Kaba tira indietro, accenna ad una piccola ed educata protesta. Tenta di far capire all’arbitro che non è in difficoltà, che è tutto okay.
Assalito da un intenso stupore, Kaba tenta di chiedere una spiegazione. Che il referee non gli dà. Anzi, gli afferra il braccio e lo porta all’angolo, perfino spingendolo ad un certo punto con la mano sulla schiena. Poi, si gira e con il dito indice della mano destra indica più volte la testa. Che cosa intendeva far capire?
La prima volta di Arblin Kaba all’estero è andata così. Una sensazione strana.
Gli stimoli, la bella emozione e la curiosità che avevano accompagnato questo viaggio, in un’altra parte del mondo, hanno poi lasciato posto alla delusione e all’amarezza nel Team bolognese. Un senso di incompiuto. Doveva essere un’esperienza nuova. Bè, per crescere ed acquisire esperienza si deve passare anche attraverso situazioni imprevedibili. Disillusioni che ti graffiano la pelle.
Il commento di Olmo Pesci, il preparatore atletico di Kaba e della Boxe Le Torri.
“E’ stata un’avventura incredibile, perché fin dal primo momento che siamo arrivati qua tutto è andato in maniera diversa rispetto al contratto che avevamo firmato. Un po’ ce lo aspettavamo. Venendo in questi Paesi, certe sorprese le avevamo messe in conto. E così, Rohan Polanco avrebbe dovuto essere a 147 libbre e invece ha combattuto a 150. Il match era stato programmato per venerdì sera, ma poi è stato spostato a sabato un’ora dopo mezzogiorno. Con un grande caldo, in condizioni climatiche alle quali non siamo abituati. Sapevamo che l’avversario di Kaba è un ragazzo forte, fra i primissimi nella classifica AIBA World Boxing Elite 2020 nella categoria dei 69 chili. Polanco alle Olimpiadi di Tokyo andrà a vincere sicuramente la medaglia d’oro, perché è pugile di grande qualità. Ha fisicità, è rapido di braccia, potente, buoni riflessi, boxa con naturalezza, ha 22 anni ma già vasta esperienza perché da Dilettante ha partecipato a diversi prestigiosi tornei di livello mondiale. Okay, sapevamo che sarebbe stato un match duro. Abbiamo accettato questa proposta perché rappresentava una sfida stimolante per Arblin Kaba. Quel che invece non ci aspettavamo è una decisione arbitrale così. Incomprensibile. Presa come pare a loro…”
“Kaba era dentro il match. Stava facendo il suo lavoro. Aveva preso dei colpi, li aveva retti, non era in difficoltà. Non era assolutamente da fermare. E se anche si fosse trovato in difficoltà, ci sarebbe stato eventualmente un conteggio prima di fermare il combattimento”.
“La nostra sensazione - prosegue Olmo Pesci - è che si sia voluto trovare la maniera di interrompere l’incontro al terzo round, in considerazione del fatto he Polanco va a fare le Olimpiadi fra una cinquantina di giorni. Praticamente, Kaba è servito a Palanco per fargli fare bella figura. Io ritengo che se il combattimento non fosse stato interrotto e fosse arrivato al termine, Kaba nella quarta, quinta e sesta ripresa sarebbe cresciuto e avrebbe espresso la sua boxe migliore”.

Rohan Palanco(foto) ha combattuto a 150 libre, circa 68 chili. Kaba presumo fosse attorno ai 65 kg. La differenza fisica si vede, guardando fuori. Per il pugile sul ring la differenza si sente.
Non c’era alcun titolo in palio. Dunque, sotto questo aspetto Kaba non ci ha rimesso nulla. Tuttavia, gli sporca l’immagine quel kot (lo speaker dominicano ha annunciato così il verdetto) che va ad aggiungersi al knock out subìto da Arblin contro Momo Khalladi il 13 novembre 2020. Anche quella volta si trattava di un combattimento senza alcun titolo.
La cintura tricolore dei superleggeri, invece, Arlin Kaba ce l’ha ancora e dovrà metterla in palio nello spazio presumibilmente di quattro mesi. Ancora contro Luciano Randazzo, designato nuovamente sfidante ufficiale dopo il “pari tecnico” del 9 aprile scorso.



