QUATTRO CHIACCHIERE CON PAOLO IANNUCCI, SFIDANTE AL TITOLO ITALIANO DEI PESI MASSIMI
Paolo Iannucci (4-5, 1ko) dieci anni fa era una buona promessa della boxe italiana, campione italiano tra i dilettanti e vincitore del Guanto d'Oro. Esordisce professionista con una vittoria nel 2011 poi ha uno stop che dura per cinque anni prima del rientro sul ring, con risultati altalenanti ed esperienze anche in Germania e Svezia. Laziale di Isola del Liri, Iannucci sarà lo sfidante al titolo italiano dei pesi massimi detenuto da Ivan D'Adamo (7-1-1, 6ko) sabato prossimo 4 settembre in una bella serata organizzata dalla OPI SINCE 82 in collabotazione con Armando De Clemente presso lo stadio Tomei di Sora. D'Adamo che ha vinto il tricolore nello scorso marzo battendo con una bella soluzione prima del limite Eduardo Giustini, che è l'ultimo avversario affrontato anche da Iannucci, con sconfitta, nel settembre dell'anno scorso. Abbiamo scambiato qualche impressione proprio con Iannucci.
-Paolo, quanto è difficile fare il peso massimo in Italia in questo momento?
-Ti dirò, adesso i pesi massimi sono diventati una categoria abbordabile, certamente più dei massimi leggeri, che è la mia categoria naturale. Per un motivo o per un altro, però, mi sono sempre trovato a combattere nei massimi e anche stavolta, visto che è venuta fuori questa occasione, io e il mio maestro Gianluca Gabriele non ce la siamo sentiti di rifiutarla.

-D'Adamo, il campione italiano, lo hai già affrontato, quindi lo conosci bene.
-Era l'aprile di due anni fa, persi ai punti, nettamente. Non vuole essere una scusa ma per quel match non ero per nulla allenato. Stavolta, invece, non ho lasciato nulla al caso, ho fatto la preparazione come si deve e tutta una serie di sessioni di sparring con gente importante, primo fra tutti Fabio Turchi. Quella fatta con Fabio, campione vero, è stata davvero una grande esperienza.
-Che match prevedi sabato prossimo?
-Ho il massimo rispetto per D'Adamo, ho una maggiore esperienza di lui per ciò che riguarda il dilettantismo, ma lui ce l'ha di più per il professionismo. Oltre che combattere sulle ali dell'entusiasmo per la conquista del titolo è un buon pugile, bravo tecnicamente, peso massimo classico, puro, molto potente, ascolta l'angolo e non prende mai iniziative avventate. Io sono più giovane, ma lui è più alto. Personalmente mi ritengo un pugile camaleontico perché mi adatto alle caratteristiche dei miei avversari. Mi sono preparato bene e sono certo di poter disputare un grande match. Ho la coscienza pulita. La cosa che mi dispiace è che, almeno per il momento, non è prevista la diretta televisiva. Speriamo in qualche trasmissione in streaming.
-Sarà un problema combattere “fuori casa”?
-Ormai ci sono abituato, praticamente ho sempre combattuto in ring avversari nella mia carriera. Ma non è un problema, anzi: combattere in casa dell'avversario mi dà sempre una carica in più.

-Che emozione sarà quella di combattere per il titolo italiano della categoria più importante della boxe?
-Un'emozione forte. Da dilettante mi sono tolto tante soddisfazioni ma il successo tra i professionisti è una cosa diversa.
-Non combatti da quasi un anno, è un problema?
-Assolutamente no. Il match con Giustini me lo hanno dato perso ai punti ma, non si offenda nessuno, nemmeno il maestro Leonardo Turchi che ringrazio, quel match mi sento di averlo vinto io.
-Vuoi ringraziare qualcuno?
-Il mio maestro, la famiglia Cavini che mi amministra, la Boxe Franco Valenti in cui ho iniziato a fare pugilato e con cui proseguirò fino alla fine della carriera, poi Mario Mancini, Fabio Turchi e suo padre Leonardo, e i pugili Flavio Morri e Abbassi Feker.
Andrea Bacci



