A prima vista, non vorresti mai incontrare questo ragazzo in un vicolo buio, né in Turchia, né a Cuba né in nessuna altra parte del mondo.
La sua figura dall'aspetto severo, che rompe l'obiettivo con un'occhiataccia; il suo aspetto truce dato da una piccola cicatrice sopra l’occhio; la pelle danneggiata e rimarginata in fretta che non racconta del tutto la storia di un campione con centinaia di incontri alle spalle e di un intervento chirurgico alla retina che ha spazzato via, a soli ventiquattro anni, i suoi sogni di gloria.
Un immagine spigolosa che potrebbe essere tranquillamente presa per interpretare un film ambientato nei bassifondi di New York alla quale si contrappone quella di un uomo bonario, che non farebbe mai del male ad una mosca, che inviteresti tranquillamente al tuo matrimonio, sorridente con le sue camicie colorate in riva al mare, intento a godersi il sole in compagnia della sua famiglia e dei suoi pensieri.

Quello di cui stiamo parlando è uno dei più forti pugili dilettanti della storia della boxe, vale a dire il s.leggero cubano Hector Vinent Charon.
Il suo palmares è impressionante:
Medaglia d’oro ai giochi olimpici di Barcellona 92 e di Atlanta 96;
Campione mondiale dilettanti a Tampere 93 e a Berlino 95;
Campione mondiale dilettanti Youth nel 1990 a Lima;
Sei volte campione nazionale cubano.
Quello che stupisce del suo curriculum è il largo margine con il quale si imponeva sui suoi avversari.
Mai un verdetto in suo favore è stato di stretta misura, grazie sopratutto al suo stile di combattimento che si adattava perfettamente alle macchinette segna punti in vigore all’epoca.
Vinent è stato inserito dall’autorevole rivista specializzata “The Ring” al quinto posto nella speciale classifica dei migliori pugili olimpici della storia.
Posizione che avrebbe potuto essere migliorata se il prematuro ritiro dalle competizioni non gli avesse impedito di lottare per la conquista della terza se non addirittura della quarta medaglia d’oro olimpica, sprofondando in seguito nel buco nero che spesso inghiottisce i dilettanti cubani.
Purtroppo per lui i giorni dell'adorazione all'Avana sono ormai lontani.
La domanda che ci si pone non è "Chi è stato Héctor Vinent?”, bensì "Dov’è ?" o “Cosa sta facendo ?”.
Vinent, adesso vive ad Istanbul in Turchia, regolarmente autorizzato a lasciare il paese dal governo cubano.
In una sincera intervista/confessione ha reso note le motivazioni che lo hanno costretto ad interrompere l’attività a soli 24 anni.
"Ho subito un infortunio all’occhio per il distacco della retina. Subito dopo il mio intervento chirurgico ho pensato di tornare in palestra quanto prima, ma dopo diverse consultazioni, ho concluso che non potevo continuare a combattere, anche se non mi sono mai ufficialmente ritirato”.
“L'infortunio è avvenuto durante il secondo turno dei giochi olimpici di Atlanta nell’incontro contro il turco Nurhan Suleymanoglu, ma ho continuato a combattere sino al 2000, fino a quando ad una visita di controllo alla vista è venuto fuori il problema”.
"Ho pregato il mio allenatore di farmi gareggiare alle Olimpiadi di Sydney, che però non se l’è sentita di correre il rischio”.
“Dopo la mancata partecipazione ai giochi di Sydney, mi sono sentito alquanto triste, perché era venuto meno ciò che mi ero prefissato, ovvero vincere quattro ori olimpici. Anche oggi, a vent’anni di distanza, ogni volta che ci penso mi arrabbio ancora. Dopo che mi hanno comunicato la notizia che non potevo più allenarmi e gareggiare, sono rimasto molto ferito ma per fortuna non sono caduto in depressione.
Ho agito immediatamente per cercare di costruirmi una nuova vita e ho iniziato ad addestrare i bambini in una palestra all'Avana, fino a quando non sono riuscito a rimuovere il dispiacere. È stato difficile adattarsi alla nuova realtà perché ogni volta che vedevo in televisione i miei compagni di squadra gareggiare, piangevo in silenzio".
Non è facile per noi immaginare questo asso delle dodici corde, praticamente invincibile sul ring, piangere per un sogno sportivo infranto.
"Sono nato e cresciuto a Santiago de Cuba. I ricordi della mia infanzia sono simili a quelli di tanti bambini cubani che giocavano insieme a nascondino, al fiume e in piscina, e che si bagnavamo sotto gli acquazzoni. All’età di 13 anni ho iniziato a praticare la boxe. All’inizio avevo un po’ di panico ma mi sono adattato rapidamente alla magica atmosfera che si viveva in palestra”.

“Venivo da una famiglia umile e senza soldi, ma non avrei mai pensato di entrare nel pugilato per mero guadagno. Ho sempre desiderato emergere e vincere medaglie d'oro; Non ho mai pensato di praticare il pugilato per divevtare un uomo ricco. Ho sempre sognato e pensato alle medaglie. Ogni volta che ne vincevo una, il governo cubano mi ricompensava con premi materiali, ad esempio una casa o una macchina”.
“Il mio percorso, vista anche la forte concorrenza interna, non è stato agevole. Sono stato prima reclutato da una scuola sportiva e poi dalla selezione nazionale giovanile con la quale ho vinto titoli nazionali e internazionali, diventando nel 1990 campione del mondo.
Dopodiché sono entrato nella squadra nazionale senior.
Lì il compito è stato molto difficile perché mi sono confrontato con pugili che sino ad allora avevo visto solo in televisione. È stato in quel contesto che ho iniziato a lavorare per diventare come loro. Sto parlando di fuoriclasse del calibro di Félix Savón, Ángel Espinoza, Arnaldo Mesa, Enrique Carrión, Juan Carlos Lemus e molti altri. Alcuni di loro mi hanno trattato bene, ma altri erano sospettosi e non sono stati certo accoglienti".
“Ricordo con affetto e stima sopratutto Felix Savon, che aveva rifiutato un’offerta a sette cifre per disertare dalla Cuba di Fidel Castro per affrontare Mike Tyson”.
Savón non lasció mai Cuba, cementando il suo status di eroe e di leader della squadra nazionale, un vero esempio per il giovane Vinent.
“Félix Savón era davvero El Capitan della squadra. Era un pugile fortissimo, molto disciplinato e coraggioso. Era il primo ad arrivare e l’ultimo a lasciare la palestra. Era lui in prima persona che guidava il riscaldamento”.
“Tuttavia, ho imparato tanto anche dagli altri compagni di squadra con i quali sono ancora in contatto sia che vivano a Cuba o in un altro paese. Oggi posso dire di aver capito che il comportamento ostile di alcuni di loro era una cartina di tornasole, un esame che dovevi superare se volevi diventare un campione. Se resistevi, se venivi accettato, bene. Altrimenti dovevi lasciare il campo di allenamento della nazionale”.
Dopo la conquista del mondiale Youth del 90, Vinent esplode letteralmente nel 1992 conquistando il titolo nazionale cubano, successo che gli dà diritto di rappresentare il suo paese ai giochi di Barcellona 92.
Il suo torneo è un autentico trionfo. Nei cinque incontri disputati concede solo 13 punti ai suoi avversari strapazzando in finale il canadese Marc Leduc.
"Era la mia prima volta ai Giochi Olimpici. Sono rimasto impressionato nel vedere la diversità delle persone di tutto il mondo e condividere la gioia degli atleti. Mi ha colpito vedere un atleta che ha vinto una medaglia di bronzo piangere come un bambino”.
Quattro anni dopo ad Atlanta, Vinent bissa il successo di Barcellona battendo in finale il tedesco Oktay Urkal.
“Grazie a quel duplice successo la mia fama a Cuba crebbe a dismisura e il mio nome risuonò in radio e televisione in tutto il paese; mi salutavano per le strade, mi chiedevano autografi”.
“Per me tutto questo è stato positivo perché mi si sono aperte tante porte; amici vecchi e nuovi, donne a Cuba e in diversi paesi.
Non avrei mai immaginato di fare quel salto così veloce verso la fama nazionale. L’allenamento sistematico e le mie capacità stavano tracciando il mio cammino verso il mio obiettivo ed era su tutto ciò che mi concentravo: migliorare”.
Terminata la carriera agonistica Vinent diventa allenatore nella leggendaria struttura cubana, del Rafael Trejo Boxing Gym.
Tra i suoi allievi vi è anche un futuro fuoriclasse, anche lui vincitore di due ori olimpici che gli creerà non pochi problemi.
Il suo nome è Guillermo Rigondeaux che diserterà una prima volta lasciando il ritiro della nazionale in occasione dei giochi panamericani di Rio 2007, bandito in seguito a tempo indeterminato da Fidel Castro mettendo così in pericolo la reputazione della palestra.
Per un breve periodo ospite della sua palestra è stato anche il s.leggero professionista aretino Alessandro Riguccini.
Per Vinent la storia di Rigondeaux è fonte di una profonda riflessione su quale avrebbe potuto essere il suo futuro lasciando il suo paese per conquistare titoli mondiali tra i professionisti guadagnando molti soldi.
“Sacrificare la reputazione e la fama per la ricchezza non è stato facile da digerire.
Ma sin da bambino sono stato educato a credere che il pugilato professionistico rappresenti il male, che chi ti segue non si prende realmente cura di te e che ti rubano i soldi. Ho avuto molte offerte per diventare professionista; dal Messico, dalla Repubblica Dominicana, dagli Stati Uniti, da Porto Rico e da altri paesi. Queste proposte ti venivano fatte da persone di dubbia moralità che si avvicinano a te come amici; poi, dopo aver guadagnato la tua fiducia ti invitano in un ristorante o in una caffetteria, nella stanza del loro hotel oppure mandavano un emussario per chiederti se eri interessato alle loro offerte e se eri disposto a seguirli.
"Alla fine” conclude Vinent “non ho mai combattuto professionalmente, ma sono finito comunque in povertà restando tra i dilettanti”.
Ora Hector lavora come istruttore in una palestra di Istanbul addestrando combattenti non solo di Boxe, ma anche di MMA e di altri sport da combattimento.
In questo periodo Vinent ha imparato ad amare la Turchia nonostante sia forte la saudade per la mancanza di casa.
“La mia vita qui ad Istambul è del tutto normale. Alleno mattina, pomeriggio e sera. Il mio lavoro è rispettato e appezzato. Da quando si è sparsa la voce che lavoro ad Istanbul molti tecnici hanno chiesto i miei servizi e mi hanno portato ad allenare i loro atleti. Mi invitano spesso anche a competizioni di boxe amatoriale e ad eventi di pugilato professionistico.
Il mio consiglio agli aspiranti giovani pugili è innanzitutto: disciplina, preparazione quotidiana e molta concentrazione nell'allenamento.
Devi essere coraggioso, avere un pensiero positivo e visualizzare tutto ciò che vuoi realizzare nella tua carriera di pugile. Ho imparato tutto sulla boxe e vorrei trasmettere le mie conoscenze il più possibile”.
Il mio obiettivo è quello di continuare a lavorare nel pugilato, ovunque abbiano bisogno di me: a Cuba, in Turchia, in Spagna, o in qualsiasi paese”.
La sua bravura sul ring è testimoniata anche dai successi su sei futuri campioni mondiali professionisti (Shane Mosley, Stevie Johnston, Fernando Vargas, David Diaz, Daniel Santis e Diosbelys Hurtado) e quattro olimpici (Andreas Zulow, Oleg Saitov, Hocine Soltani e Yermakhan Ibrayimov).
Vinent rimane cubano fino in fondo, orgoglioso, della sua patria anche se forse deluso dall’essere stato messo ai margini a fine carriera.
Max



