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Storia di Jose Gomez, il cubano dalle mani di pietra.

 

 José Gómez Mustelier - Alchetron, The Free Social Encyclopedia
Uno dei migliori dilettanti visti all’opera negli ultimi 40 anni e che ha lasciato un ricordo indelebile in chi vi scrive è senza ombra di dubbio il peso medio cubano Jose Gomez Mustelier, medaglia d’oro ai giochi olimpici di Mosca 1980.
Se fosse passato professionista gli sarebbe stato affidato, al pari del grande panamense Roberto Duran, il nome di battaglia di Manos de Piedra” per la potenza distruttrice delle sue mani.
Ad eccezione dell’immenso Teófilo Stevenson, nessun altro pugile cubano ha messo a segno un così alto numero di vittorie prima del limite come Gómez, che, grazie ai successi nella sua breve, ma fruttuosa carriera, è stato, a ragion veduta, inserito nella classifica dei migliori pugili Cubani di tutti i tempi e tra i cento migliori sportivi dell’isola caraibica.
Gomez era un pugile completo benché non avesse il lampo del genio, qualità che sarebbe probabilmente emersa se fosse stato possibile il suo passaggio nel circuito pro, dove avrebbe fatto sfracelli.
Come tutti i pugili cubani Gomez sapeva benissimo dove mettere le mani; non portava mai colpi isolati ma in serie; sapeva come lavorare al corpo; aveva un ottima impostazione difensiva; era un buon incassatore; aveva un temperamento ferreo e deciso riuscendo però a rimanere sempre composto.
Insomma, un fenomeno.
Gomez nacque nel 1958 nella provincia di Las Tunas. 
Iniziò a boxare all'età di quindici anni, piuttosto in ritardo rispetto ai suoi colleghi.
A consigliarlo di frequentare la locale scuola di pugilato furono i suoi amici dopo averlo visto stendere un coetaneo nel corso di una rissa tra adolescenti.
Da quel momento la sua ascesa ai vertici è stata fulminea dimostrando di avere le attitudini e le qualità necessarie per emergere in un contesto così competitivo come quello del pugilato cubano.
Dopo aver sbaragliato il campo nelle categorie giovanili, Gomez nel 1977 fece il suo esordio tra i senior nell'importante torneo nazionale Playa Girón (praticamente il campionato nazionale), al quale prendono parte i migliori pugili cubani.
Gomez vinse tutti i suoi incontri nella categoria 71 kg (s.welter) tranne quello  finale, dove si trovò di fronte il consacrato eroe nazionale Emilio Correa, medaglia d’oro tra i pesi welter ai giochi olimpici di Monaco 1972, idolo della sua infanzia.
José Gómez
Nonostante la sconfitta, la grande prestazione fornita nel corso del torneo gli valse la convocazione nella preselezione nazionale, dove i tecnici federali decisero di farlo salire nella categoria dei pesi medi.
Nella nuova divisione di peso, nello stesso anno, Gomez si impose nel torneo internazionale Giraldo Córdova Cardín, battendo in finale il connazionale Hermenegildo Báez (3-2). 
La sua carriera iniziò così a decollare e i responsabili della squadra nazionale non poteromo non tenerne conto in proiezione futura.
Venne così convocato per l’annuale dual match 
Cuba-Stati Uniti, in programma nel mese di novembre a Houston in Texas.
In quella occasione Gómez (ancora 19enne) surclassò con irrisoria facilità Lindell Holmes, futuro campione mondiale dei s.medi IBF, al quale impose il kot nel corso della seconda ripresa.
La successiva sconfitta per kot alla seconda ripresa contro il sovietico Leonid Shaposhnikov, in occasione delle Spartaqiadi di L’Avana, lo riportò con i piedi per terra facendogli capire che avrebbe dovuto lavorare parecchio e sacrificarsi in allenamento, se voleva aspirare a rappresentare il suo paese ai Campionati Mondiali in programma a Belgrado, in programma l’anno successivo.
L'annata sportiva del 1978 iniziò alla grande.
Vinse il torneo di Playa Girón di Camaguey e bissò il successo ottenuto l’anno prima al Giraldo Córdova Cardín, affermandosi definitivamente come il miglior peso medio cubano.
I mondiali di Belgrado segneromo il suo trionfo e la definitiva consacrazione internazionale.
Favorito anche dal sorteggio (esentato dai preliminari, rinuncia del suo avversario libanese negli ottavi), Gomez entrò in gioco nei quarti superando l’australiano McElwaine.
La grande impresa la compì in semifinale quando superò per kot alla seconda ripresa l’idolo locale  Slobodan Kacar, medaglia d’oro ai giochi di Mosca e futuro campione mondiale IBF tra i medio massimi.
In finale ebbe la meglio sul combattivo finlandese Tarmo Uusivirta con un verdetto ai punti (5-0).
Gomez chiude il suo trionfale 78 vincendo i Giochi dell'America Centrale di Medellín in Colombia, e battendo a New York Alex Ramos (3-0), nel consueto dual match Cuba-USA, al termine di un match selvaggio dove subì un atterramento nel corso della prima ripresa.
Anche il 1979, anno di transizione in proiezione olimpica, fu per lui un annata ricca di soddisfazioni.
Si confermò campione nazionale nel torneo Playa Girón de Camagüey;
Superò per kot alla seconda ripresa Monte Oswald nel dual match Cuba-USA disputato a l’Havana.
Nella tradizionale tournée nell’europea dell’est della nazionale cubana vinse lo Strandja memorial di Sofia battendo in finale il bulgaro Kostadin Floev e il Golden Belt di Bucarest superando per kot alla terza ripresa il rumeno Valentin Silaghi, che ritroverà poi nella semifinale olimpica;
Vinse per la terza volta il Giraldo Córdova Cardín;
Conquistò la medaglia d’oro in occasione dei giochi Panamericani di San Juan di P.Rico.
Nel 1980 il suo percorso di avvicinamento ai giochi di Mosca fu inarrestabile rimanendo imbattuto dentro e fuori Cuba.
Si aggiudicò per l’ennesima volta sia il torneo Playa Girón che il Giraldo Córdova Cardín;
Superò lo statunitense Jeff Mc Cracken nel dual match Cuba-USA di Charlotte;
Si impose nella Honved Cup di Budapest.
Alcune settimane prima dell’inizio dei giochi Gomez venne però coinvolto in un incidente stradale a l'Havana che mise a repentaglio la sua partecipazione ai giochi olimpici e che condizionerà il suo futuro agonistico.
Fortunatamente per lui il campione cubano si riprese rapidamente e poté quindi unirsi al resto della squadra in partenza per Mosca, dove si presentò in condizioni di forma approssimative.
L’inizio del suo torneo fu alquanto travagliato.
Nel suo match d’esordio superò di stretta misura 
lo sconosciuto Enock Chama dello Zambia (3-2).
Nel combattimento successivo, contro il sud coreano Chang Bon-Mun subì un conteggio nel corso della prima ripresa. 
Sembrava essere tutto finito, senonchè  nella seconda ripresa il gancio destro di Gomez raggiunse il mento del coreano fulminandolo letteralmente e costringendolo a lasciare l’Olimpisky in barella.
Poco convincente fu anche la sua prestazione in semifinale nonostante l’unanimità del verdetto dei giudici in suo favore (5-0) contro il rumeno Valentín Silaghi, da lui già battuto l’anno prima.
Ma l’autentico capolavoro Gomez lo compì nel match che assegnava la medaglia d’oro e che lo consegnerà alla storia del pugilato olimpico, nel
quale si trovò di fronte il beniamino del pubblico: il duro ma scolastivo picchiatore sovietico Viktor Savchenko.
Il match (visibile su You tube) fu uno spettacolo crudele ed esaltante allo stesso tempo per l’indomabile volontà e coraggio del pugile sovietico nel non voler accettare la resa, nonostante i quattro atterramenti subiti dal fuoriclasse cubano.
Incredibilmente, sebbene il dominio pressoché totale dell’incontro da parte di Gomez, un giudice vedrà vincitore Savchenko.
Negli anni successivi Gomez manterrà la leadership nazionale della categoria.
Dopo uno stop di un anno dalla finale olimpica Gomez si ripresentò sul ring vincendo le Spartachiadi di Pecs (Hun) e la coppa del mondo a Montreal.
Ma i postumi dell’incidente automobilistico del 1980 si fecero purtroppo sentire e al campione cubano vennero meno alcune delle qualità che lo avevano reso imbattibile. 
A livello internazionale, i suoi risultati lasciavano molto a desiderare al punto che i selezionatori della squadra cubana nei grandi tornei, in primis i mondiali di Monaco 82, gli preferirono Bernardo Comas, benché Gomez lo avesse sconfitto in occasione dei campionati nazionali del 1982 e del 1983.
La sconfitta contro il tedesco Henry Maske, campione olimpico a Seoul 88 e campione mondiale dei medio massimi IBF da professionista, alla Chemistry Cup di Halle del 1983 fu il segnale inequivocabile che per il campione cubano era arrivato il momento di appendere i guantoni al fatidico chiodo.
Prima del ritiro definitivo si prese l’ultima grande soddisfazione, ovvero battere davanti ai suoi connazzionali a l’Havana lo statunitense Virgil Hill, argento a Los Angeles 84 e campione mondiale tra i mediomassimi e i massimi leggeri da professionista, nel corso del dual match Cuba-Usa del 1984.
Da quel momento Gomez intraprese la carriera di tecnico dedicandosi all’allenamento dei ragazzi esordienti nella sua città natale.
La sua eredità sul ring verrà raccolta dal figlio “La Yoja” Yoelvis, vincitore dei campionati nazionali cubani Youth nel 2015 e nel 2016.
A differenza del padre Yoelvis lascia Cuba per il Guatemala dove passa professionista trasferendosi successivamente in Messico  mettendo in luce una notevole potenza nei pugni, dote evidentemente presente nel DNA di famiglia.
Ad oggi il suo record segna quattro successi prima del limite su altrettanti incontri disputati e il suo nome compare già al settimo posto della classifica WBA dei s.welter.
Max 
 

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