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Angel Herrera, il 19enne cubano che stupì il mondo


I giochi di Montreal 76 sono impressi indelebili nella memoria di chi vi scrive come la migliore edizione della storia delle Olimpiadi.
Incontri entusiasmanti, sopratutto quelli delle finali, con campioni fantastici, molti dei quali ritroveremo protagonisti anche tra i professionisti.
Nei miei ricordi vi sono sopratutto tre match che assegnavano la medaglia d’oro, che andarono in scena in successione uno dopo l’altro.
Due di questi avevano come protagonisti gli statunitensi Howard Davis, vincitore della categoria pesi leggeri e della coppa Val Barker, e l’immenso Ray “Sugar” Leonard, campione tra i s.leggeri.
Prima di loro però salì sul ring un 19enne peso piuma cubano, alla sua prima apparizione internazionale, sfrontato e irrispettoso come solo un ragazzo della sua età poteva essere.
Herrera Cuba Montreal
Il suo nome è Ángel Herrera Vera, “Angelito” per gli amici, uno dei pugili cubani più decorati di tutti i tempi, vincitore di due medaglie d’oro olimpiche e due mondiali, nato a Guantanamo nel 1957.
Mancino dal pugno pesante che riusciva a mantenere nel corso del match un ritmo asfissiante, Herrera ha costruito i suoi successi grazie ai sacrifici e ad una dedizione totale alla sua professione.
Pochissimi pugili nella storia del pugilato hanno avuto una ascesa così vertiginosa come quella di Herrera che si presentò da illustre sconosciuto ai campionati nazionali del 1976 sino ad arrivare alla conquista dell'oro olimpico nel giro di otto mesi.
Herrera iniziò a praticare il pugilato all’età di sedici anni.
La sua non è stata una vocazione nel vero senso della parola.
Il motivo che lo spinse a frequentare la palestra di Guantanamo nell’estate del 1973, assieme al suo amico Celso, fu uno solo: conquistare le ragazze del luogo che non se li filavano, a differenza dei loro fratelli, che già gareggiavano, e che facevano sfracelli in campo amoroso.
Contrariamente a Celso, Angel inizió ad allenarsi regolarmente, appassionandosi a questa disciplina, mettendo subito in mostra attitudini e qualità di prim’ordine, iniziando a partecipare ai suoi primi tornei nazionali.
Nel 1975 Herrera vinse la medaglia di bronzo ai 
campionati giovanili, prima di competere nel suo primo campionato nazionale senior nel gennaio 1976 tra i pesi piuma. 
L'inesperto diciottenne era praticamente uno sconosciuto e venne trascurato dai già affermati veterani della squadra nazionale.
Herrera, oltre ogni pronostico, arrivò a disputare l’incontro che assegnava il titolo di campione cubano venendo battuto da Genovevo Griñán. 
Nonostante la sconfitta, la grande prestazione fornita dal ragazzino attirò l'attenzione dei tecnici della squadra nazionale, venendo convocato per allenarsi al centro federale della boxe d'élite dove sarebbero stati scelti i pugili che avrebbero rappresentato Cuba in occasione dei Giochi Olimpici di Montreal.
Sebbene la prospettiva di entrare nella squadra olimpica fosse alquanto improbabile, Herrera colse al volo l'occasione offertagli vincendo il torneo internazionale Giraldo Córdova Cardín,
dimostrando che la sua performance ai campionati nazionali non era stata un caso.
In finale ebbe la meglio sul sovietico Gennadi Sakulin, dopo aver eliminato in semifinale il connazionale Jose Aguilar, medaglia di bronzo ai giochi di Mosca 80 tra i s.leggeri.
Grazie a quel successo i tecnici federali chiesero al ragazzino di unirsi alla selezione cubana per uno stage di addestramento in Messico, prima che i posti per Montreal venissero definitivamente assegnati.
Nonostante l’ipotesi di rivendicare un posto in squadra per i giochi apparisse ancora un utopia,  Herrera impressionò il mitico Alcides Sgarra con il suo estenuante impegno nell'allenamento nella foresta messicana.
L'ultimo giorno del ritiro Sagarra mise di nuovo di fronte Herrera a Genovevo Griñán nella rivincita dei campionati nazionali disputati nel mese di gennaio.
A spuntarla questa volta fu Herrera con un verdetto unanime ai punti che gli valse la conquista del posto di titolare della nazionale cubana per le Olimpiadi canadesi.
A Montreal “Angelito”, per nulla intimorito, vinse facilmente i suoi due primi incontri eliminando l’indiano Rai Sik (kot 1) e il venezuelano Angel Pacheco (5-0).
Le difficoltà iniziarono nei quarti di finale dove si trovò di fronte uno dei favoriti del torneo: lo statunitense Davey Lee Armstrong.
La potenza del cubano avrebbe dovuto fare i conti con l’agilità e la tecnica sopraffina dell’americano.
La pressione, la forza fisica e l’aggressività dimostrate da Herrera nel corso delle tre riprese gli consentirono di portare a casa la vittoria con un verdetto ai punti di stretta misura (3-2).
Eliminato senza problemi in semifinale il messicano Juan Paredes (5-0) ad attenderlo in finale, Herrera trovò sulla sua strada il quotato tedesco dell’Est Richard Nowakowski.
Con la sua boxe lineare e metodica e grazie al suo allungo superiore Nowakowski riuscì a tenere a debita distanza il cubano, aggiudicandosi la prima ripresa.
Dall’angolo Sagarra capì subito l’andazzo del match che continuando così avrebbe favorito il pugile tedesco.
Alcides riuscì a spronare il ragazzo ordinandogli 
di dimenticare la strategia di combattimento definita negli spogliatoi e a trasformare il match in una rissa.
La seconda ripresa fu un autentico spettacolo dove Herrera, nonostante una ferita alla mano destra, aggredì Nowakoski colpendolo
con precisi ed efficaci colpi, completando l’opera di distruzione con un terribile KO a seguito di un preciso gancio sinistro alla tempia (vedi filmato su YouTube).
Nel giro di sei mesi, il 19enne Ángel Herrera Vera uscì dall'anonimato diventando una medaglia d'oro olimpica.
Ángel Herrera
Al ritorno a Cuba, Herrera, assieme ai suoi compagni di squadra, venne ricevuto da Fidel Castro in quello che in seguito avrebbe ricordato come il momento in cui si è sentito più orgoglioso in tutta la sua vita.
Herrera diventó a tutti gli effetti un eroe nazionale.
Nel 1977 il campione olimpico confermò la sua superiorità a livello nazionale battendo nuovamente Griñán nella finale del campionato nazionale e Guillermo Morell al Córdova Cardín. 
Sempre nel 1977 Herrera vinse l'oro ai Campionati dell'America Centrale e dei Caraibi di Panama City, e sconfisse a Houston, nel dual match USA-Cuba, Rocky Lockridge, futuro campione dei s.piuma tra i professionisti.
Nel 1978 l’attenzione di Herrera e della squadra cubana era rivolta alla seconda edizione dei campionati mondiali che si sarebbero svolti a Belgrado nell’ex Jugoslavia.
Prima di allora Herrera difese con successo i suoi titoli ai campionati nazionali e al Córdova Cardín.
All’Havana, nel dual match Cuba-Stati uniti superó ai punti Johnny Bumphus, futuro campione mondiale s.leggeri WBA, anche se dovette cedere nella finale della Strandja Cup di fronte al bulgaro Andreikovski.
A Belgrado arrivò senza particolari difficoltà alla finale superando nell’ordine il giapponese Ganobe, il rumeno Ioans e il polacco Gotfryd.
In finale Herrera si trovò di fronte il quotato
jugoslavo Bratislav Ristić, contro il quale diede vita ad un combattimento intenso ed estenuante che avrebbe poi ricordato come uno dei più difficili della sua carriera. 
Il numero di colpi messo a segno dal pugile cubano finì per essere decisivo per la vittoria che gli venne assegnata con una decisione a maggioranza (4-1).
Herrera chiuse il 1978 con una sconfitta contro Bernard Taylor nel dual match USA-Cuba, disputato a New York.
Il 1979 per Angelito fu un anno povero di soddisfazioni con una serie di risultati deludenti.
Dopo essersi confermato campione nazionale per la terza volta, superando in finale Juan Calderón, Herrera venne sconfitto dal talentoso connazionale Jesús Sollet (argento ai mondiali di Reno 86 e vincitore della coppa del mondo a Roma 83) al Córdova Cardín. 
Venne battuto nuovamente dal bulgaro Andreikovski nella semifinale della Strandja Cup.
Ai Giochi Panamericani di San Juan di P.Rico deve lasciare al torneo al secondo turno per una profonda ferita all’occhio nell’incontro che lo opponeva allo statunitense Bernard Taylor che lo sconfisse già l’anno prima.
Il 1980, anno olimpico, non inizió bene per Herrera che venne battuto dal fuoriclasse Adolfo Horta nella finale dei campionati nazionali.
In quella occasione apparve oramai palese che per lui era di fatto impossibile rientrare nei limiti di peso della categoria dei pesi piuma (kg 57) e decise di conseguenza di passare in quella superiore dei pesi leggeri (60 kg), prima che la selezione finale per i di Mosca avesse luogo.
Con il salto nei pesi leggeri il
suo rendimento inizió subito a migliorare con il successo sullo statunitense Davey Armstrong, da lui già sconfitto a Montreal, nel dual match USA-Cuba di Charlotte.
Nella consueta tournée nell'Europa dell'est della nazionale cubana Herrera vinse la Honved Cup di Budapest ma dovette cedere nella finale del torneo di Usti di fronte al sovietico Viktor Demyanenko.
La vittoria al Córdova Cardín su Raul Despaigne in finale gli garantisce, nonostante solo sei mesi di militanza tra a i pesi leggeri, il posto di titolare per i giochi di Mosca, con la possibilità di diventare il primo pugile della storia a conquistare la medaglia d’oro olimpica in due diverse categorie di peso di peso.
In Unione Sovietica raggiunse con relativa facilità la finale olimpica battendo nell’ordine il nostro Carlo Russolillo, lo jugoslavo Geza Tumbas, il mongolo Galsandorj Batbileg e il polacco Kazimiersz Adach.
Arrivò così a giocarsi la medaglia d’oro con una sua vecchia conoscenza, il sovietico Viktor Demyanenko, campione europeo in carica che lo sconfisse qualche mese prima ad Usti e che in semifinale eliminò il tedesco Richard Nowakowski, avversario di Herrera nella finale di Montreal.
L’incontro tra i due risultò essere una lotta sciatta, priva di qualsiasi qualità, sopratutto per la tattica da “o la va o lo spacca” messa in atto da Herrera convinto che, per non correre rischi di un verdetto casalingo, dovesse battere Demyanenko prima del limite.
Puntualmente alla terza ripresa Herrera costrinse l’arbitro ad interrompere il match a causa di un profondo taglio all’occhio destro del kazako-sovietico già lesionato nella semifinale contro Nowakowski.
Alla fine, nonostante un match riprovevole tecnicamente ancorché tatticamente opportuno, Herrera conquistò la sua seconda medaglia d’oro olimpica.
Smaltita la sbornia per il suo successo olimpico iniziò il 1981 partecipando ai campionati nazionali cubani con l’obiettivo di centrare il suo quarto successo, il primo tra i pesi leggeri.
In finale si trovò di fronte un ragazzo giovane ed ambizioso, ennesimo prodotto dell’inesauribile vivaio cubano, Carlos Garcia, futuro campione del mondo dei s.leggeri nell’edizione di Monaco 82.
L’incontro risultò essere aspro e combattuto al punto che entrambi i pugili, nel corso della prima ripresa, si scontarono con le rispettive teste, episodio che procurò una larga ferita al sopracciglio destro di Herrera.
La lotta venne interrotta e Garcia fu dichiarato vincitore del match.
Ma quel che è peggio, fu che lo squarcio di Herrera rimase per lui un problema persistente per il resto della sua carriera e che qualche anno dopo sarà uno dei motivi che lo costringerà ad abbandonare l’attività agonistica.
Dopo la guarigione della ferita, il campione cubano tornò sul ring a novembre in occasione della Coppa del mondo di Montreal, teatro del suo primo successo olimpico, dove, al termine di una prestazione maiuscola, vinse il torneo sconfiggendo in finale il sovietico Viktor Rybakov, campione europeo in tre occssioni.
A gennaio 82 conquistò il suo quarto titolo nazionale superando in finale Jorge Ross.
Il mese successivo a l’Havana, nel tradizionale dual match Cuba-USA, ebbe la meglio (4-1) su un giovanissimo ragazzo di origini italiane Vincenzo “Vinnie” Pazienza, futuro campione mondiale tra i professionisti.

Dal quel momento la sua forma andò scemando e nella tournée europea della squadra cubana venne sconfitto dal sovietico Anatoliy Petrov allo Strandja memorial e dal tedesco dell’est Siegfried Mehnert nella Chemistry Cup di Halle.

Salvò il suo posto da titolare per i mondiali di Monaco di Baviera vincendo per la quinta volta il torneo Córdova Cardín battendo ancora una volta in finale Jorge Ross.

In Germania Herrera superò senza alcun problema il giapponese Yukito Arai e l’israeliano Kassem Barake, avversari inconsistenti.

Nei quarti di finale eliminò il tunisino Lofti Belkhir e in semifinale il veterano rumeno Viorel Ioana, avversario ostico che lo impegnò severamente.

In finale si trovò di fronte un 18enne ragazzino statunitense con il quale darà vita ad una fortissima rivalità che caratterizzerà il resto della sua carriera.

The Lost Jewels of Cuban Boxing: Ángel Herrera Vera — THE FIGHT SITE

Il suo nome è Pernell Whitaker, campione olimpico a Los Angeles 84 e da professionista campione mondiale in quattro diverse categorie di peso.

La finale di Monaco fu il classico scontro tra un pugile tecnico e un picchiatore con Whitaker che danzava sul ring colpendo e indietreggiando e con il cubano che lo inseguiva frustrato.

Alla fine il verdetto dei giudici premiò di strettissima misura (3-2) il due volte campione olimpico che conquistò così il suo secondo alloro mondiale.

Dopo la finale mondiale Herrera e “Swett Pee” Whitaker si incontrarono ancora in quattro occasioni e a spuntarla sarà sempre il pugile statunitense.

Per Herrera quello di Monaco fu l’ultimo torneo all’altezza della sua fama.

Nel corso del dual match Usa-Cuba svoltosi a Reno Whitaker si prese una prima rivincita battendo il cubano ai punti (4-1).

Angelito iniziò il 1983 vincendo il suo quinto titolo nazionale superando in finale Juan Vinent e battendo a l’Havana Clifford Gray nel dual match Cuba-USA.

Subì però due sconfitte. Una nella semifinale del Córdova Cardín per mano di Ramón Goire e una da Pernell Whitaker nel Challenge Aiba di Reno.

Il suo nuovo obiettivo sono i Giochi Panamericani di Caracas, dove cercherà di vincere l'unico torneo importante che gli è sfuggito durante la sua carriera. 

Raggiunse senza eccessivi problemi la finale dove ad attenderlo trovò per l’ennesima Pernell Whitaker.

In questa occasione Herrera dovette soccombere alla maggior freschezza e alla velocità del talentoso statunitense che si impose all’unanimità dei giudici.

Il campione cubano contrastò le trappole predisposte da Whitaker combattendo in modo sempre più aggressivo, tattica che lo rese però un facile bersaglio dei colpi taglienti dello statunitense.

La sensazione generale fu che il torneo di Caracas segnò il definitivo passaggio di consegne tra il vecchio (?) campione cubano e l’emergente e ambizioso Whitaker.

Herrera apparve logorato nel fisico dalla lunga attività. I riflessi sembravano averlo abbandonato e la ferita subita nel 1981 nel match contro Carlos Garcia continuava a tormentarlo.

Iniziò il 1984, in quello che sarebbe stato il suo ultimo anno di attività, con il sesto successo ai campionati nazionali battendo in finale Ramon Goire.

Nel mese di febbraio a Reno era in programma la classica sfida tra gli Stati Uniti e Cuba e ad Herrera venne offerta l’occasione di cancellare il ricordo della sconfitta ai panamericani di Caracas, sfidando il suo arcirivale Pernell Whitaker.

In questa occasione il fuoriclasse cubano sorprese tutti cambiando tattica, adottando un approccio al match più paziente e meno aggressivo, costringendo così lo statunitense ad un match contro natura, attaccando invece di essere attaccato per poi giocare di rimessa e a subire un atterramento nel corso della seconda ripresa.

Il verdetto premiò, seppur di stretta misura (3-2), Whitaker in un match che Herrera avrebbe meritato di vincere. 

Nonostante il risultato, la prestazione del cubano mise per l'ennesima volta in luce la sua grandezza di combattente, oltre che a mostrare una versatilità nel suo pugilato sino a quel momento sconosciuta e sottovalutata.

Herrera ritornò in patria deluso, ma con la consapevolezza che contro Whitaker avrebbe potuto giocarsela ancora alla pari.

La definitiva resa dei conti avrebbe dovuto avere palcoscenico naturale i giochi olimpici di Los Angeles.

Sfortunatamente per lui il boicottaggio deciso da Fidel Castro gli negò la possibilità di vincere la terza medaglia d’oro olimpica e di chiudere, in un modo o nell’altro, la sua faida con Whitaker, che senza la sua presenza vincerà senza problemi la medaglia d'oro.

Avvicinandosi sempre di più ai 30 anni di età ed essendo incalzato da una nuova generazione di aspiranti campioni, Herrera decide di chiudere la sua leggendaria carriera.

Ma prima del definitivo ritiro vince per l’ennesima volta il Córdova Cardín battendo ancora Ramon Goire.

Il canto del cigno avviene nel corso dei giochi dell’amicizia di l’Havana dove in finale sconfigge il mongolo Nergüin Enkhbat, bronzo ai giochi di Seoul 88.

Herrera non sarà certamente ricordato tra i pugili più abili tecnicamente della storia del pugilato cubano ma la spinta è l’esempio che ha dato al movimento non può essere ne messa in discussione ne dimenticata.

Alcides Sagarra lo ha sempre ricordato come uno dei più diligenti pugili che abbia allenato.

Herrera riuscì sempre a rimanere al massimo della condizione anche durante i periodi di vacanza, qualità che abbinata alla potenza dei suoi pugni e all’elevato ritmo che riusciva a tenere per tutte e tre le riprese, fu la base del suo successo.

Chiuse la sua carriera con il fantastico record di 225 vittorie e 12 sconfitte.

Ángel Herrera

Dopo il ritiro dall’attività Herrera intraprese la carriera di allenatore lavorando in Perù e nella Repubblica Dominicana. 

Adesso vive nella località balneare di Guanabo insieme a sua moglie e ai suoi quattro figli.

Max

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

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