

Dal quel momento la sua forma andò scemando e nella tournée europea della squadra cubana venne sconfitto dal sovietico Anatoliy Petrov allo Strandja memorial e dal tedesco dell’est Siegfried Mehnert nella Chemistry Cup di Halle.
Salvò il suo posto da titolare per i mondiali di Monaco di Baviera vincendo per la quinta volta il torneo Córdova Cardín battendo ancora una volta in finale Jorge Ross.
In Germania Herrera superò senza alcun problema il giapponese Yukito Arai e l’israeliano Kassem Barake, avversari inconsistenti.
Nei quarti di finale eliminò il tunisino Lofti Belkhir e in semifinale il veterano rumeno Viorel Ioana, avversario ostico che lo impegnò severamente.
In finale si trovò di fronte un 18enne ragazzino statunitense con il quale darà vita ad una fortissima rivalità che caratterizzerà il resto della sua carriera.

Il suo nome è Pernell Whitaker, campione olimpico a Los Angeles 84 e da professionista campione mondiale in quattro diverse categorie di peso.
La finale di Monaco fu il classico scontro tra un pugile tecnico e un picchiatore con Whitaker che danzava sul ring colpendo e indietreggiando e con il cubano che lo inseguiva frustrato.
Alla fine il verdetto dei giudici premiò di strettissima misura (3-2) il due volte campione olimpico che conquistò così il suo secondo alloro mondiale.
Dopo la finale mondiale Herrera e “Swett Pee” Whitaker si incontrarono ancora in quattro occasioni e a spuntarla sarà sempre il pugile statunitense.
Per Herrera quello di Monaco fu l’ultimo torneo all’altezza della sua fama.
Nel corso del dual match Usa-Cuba svoltosi a Reno Whitaker si prese una prima rivincita battendo il cubano ai punti (4-1).
Angelito iniziò il 1983 vincendo il suo quinto titolo nazionale superando in finale Juan Vinent e battendo a l’Havana Clifford Gray nel dual match Cuba-USA.
Subì però due sconfitte. Una nella semifinale del Córdova Cardín per mano di Ramón Goire e una da Pernell Whitaker nel Challenge Aiba di Reno.
Il suo nuovo obiettivo sono i Giochi Panamericani di Caracas, dove cercherà di vincere l'unico torneo importante che gli è sfuggito durante la sua carriera.
Raggiunse senza eccessivi problemi la finale dove ad attenderlo trovò per l’ennesima Pernell Whitaker.
In questa occasione Herrera dovette soccombere alla maggior freschezza e alla velocità del talentoso statunitense che si impose all’unanimità dei giudici.
Il campione cubano contrastò le trappole predisposte da Whitaker combattendo in modo sempre più aggressivo, tattica che lo rese però un facile bersaglio dei colpi taglienti dello statunitense.
La sensazione generale fu che il torneo di Caracas segnò il definitivo passaggio di consegne tra il vecchio (?) campione cubano e l’emergente e ambizioso Whitaker.
Herrera apparve logorato nel fisico dalla lunga attività. I riflessi sembravano averlo abbandonato e la ferita subita nel 1981 nel match contro Carlos Garcia continuava a tormentarlo.
Iniziò il 1984, in quello che sarebbe stato il suo ultimo anno di attività, con il sesto successo ai campionati nazionali battendo in finale Ramon Goire.
Nel mese di febbraio a Reno era in programma la classica sfida tra gli Stati Uniti e Cuba e ad Herrera venne offerta l’occasione di cancellare il ricordo della sconfitta ai panamericani di Caracas, sfidando il suo arcirivale Pernell Whitaker.
In questa occasione il fuoriclasse cubano sorprese tutti cambiando tattica, adottando un approccio al match più paziente e meno aggressivo, costringendo così lo statunitense ad un match contro natura, attaccando invece di essere attaccato per poi giocare di rimessa e a subire un atterramento nel corso della seconda ripresa.
Il verdetto premiò, seppur di stretta misura (3-2), Whitaker in un match che Herrera avrebbe meritato di vincere.
Nonostante il risultato, la prestazione del cubano mise per l'ennesima volta in luce la sua grandezza di combattente, oltre che a mostrare una versatilità nel suo pugilato sino a quel momento sconosciuta e sottovalutata.
Herrera ritornò in patria deluso, ma con la consapevolezza che contro Whitaker avrebbe potuto giocarsela ancora alla pari.
La definitiva resa dei conti avrebbe dovuto avere palcoscenico naturale i giochi olimpici di Los Angeles.
Sfortunatamente per lui il boicottaggio deciso da Fidel Castro gli negò la possibilità di vincere la terza medaglia d’oro olimpica e di chiudere, in un modo o nell’altro, la sua faida con Whitaker, che senza la sua presenza vincerà senza problemi la medaglia d'oro.
Avvicinandosi sempre di più ai 30 anni di età ed essendo incalzato da una nuova generazione di aspiranti campioni, Herrera decide di chiudere la sua leggendaria carriera.
Ma prima del definitivo ritiro vince per l’ennesima volta il Córdova Cardín battendo ancora Ramon Goire.
Il canto del cigno avviene nel corso dei giochi dell’amicizia di l’Havana dove in finale sconfigge il mongolo Nergüin Enkhbat, bronzo ai giochi di Seoul 88.
Herrera non sarà certamente ricordato tra i pugili più abili tecnicamente della storia del pugilato cubano ma la spinta è l’esempio che ha dato al movimento non può essere ne messa in discussione ne dimenticata.
Alcides Sagarra lo ha sempre ricordato come uno dei più diligenti pugili che abbia allenato.
Herrera riuscì sempre a rimanere al massimo della condizione anche durante i periodi di vacanza, qualità che abbinata alla potenza dei suoi pugni e all’elevato ritmo che riusciva a tenere per tutte e tre le riprese, fu la base del suo successo.
Chiuse la sua carriera con il fantastico record di 225 vittorie e 12 sconfitte.

Dopo il ritiro dall’attività Herrera intraprese la carriera di allenatore lavorando in Perù e nella Repubblica Dominicana.
Adesso vive nella località balneare di Guanabo insieme a sua moglie e ai suoi quattro figli.
Max



