
Non ha avuto una lunga carriera come pugile, ma, nonostante ciò, il suo nome resterà impresso indelebile nella memoria degli appassionati e nella storia del pugilato olimpico.
Viene naturale accostare le sue gesta alla leggenda dell’ “uccello di rovo” che canta una sola volta nella vita ma in quella occasione il mondo si ferma ammirato ad ascoltarlo.
Il pugile di cui andremo a raccontare la carriera è il cubano Armando Martinez Limendù, a soli 19 anni medaglia d’oro ai giochi olimpici di Mosca nella categoria dei s.welter.
Martinez è stato un vero portento che se avesse avuto la possibilità di passare professionista avrebbe fatto sfracelli.
Per certi versi ricordava l’immenso Sugar Ray Leonard, con minori preziosismi tecnici ma con una maggiore combattività.
Non aveva difetti evidenti. Attaccava alla perfezione, tenendo le mani alte e muovendole al momento giusto.
Era velocissimo e puntualissimo nell’andare a segno.
Un fenomeno.
Classe 1961, all’età di dieci anni, vista la sua passione per la boxe, suo zio che ben conosceva il nostro sport, iniziò ad insegnargli i primi erudimenti tecnici.
Subito dopo entrò a far parte della Scuola di Iniziazione Sportiva della provincia di Camagüey, dove si mise subito in luce progredendo a vista d’occhio.
Ha partecipato a tre edizioni dei Giochi Nazionali Scolastici, ottenendo due medaglie d'oro e una di bronzo.
Dal 1972, anno in cui ha esordito nella categoria youth, ha messo insieme una striscia vincente di 42 successi consecutivi, fino a quando, all'età di sedici anni, perse la sua imbattibilità nel corso della finale del Campionato Nazionale Giovanile contro Alberto Pluma.
Le sue performance non passarono però inosservate al punto che venne convocato dalla preselezione nazionale giovanile, sotto la guida di Pedro Roque (oggi apprezzato allenatore tra i professionisti) dalla nazionale senior, diretta da Alcides Sagarra.
Nel 1978 partecipò per la prima volta al campionato nazionale di Playa Girón, dove vinse la medaglia di bronzo nella divisione dei pesi piuma (57 kg), eliminato in semifinale da Regino Perez.
Rappresentò il suo paese ai Giochi dell'America Centrale e dei Caraibi di Medellín, tra i pesi leggeri (60 kg) conquistando la medaglia d'oro dopo aver battuto in semifinale il messicano Rodolfo “Gato” Gonzalez (avversario di Patrizio Oliva nel 1987 ad Agrigento per il mondiale s.leggeri WBA) e in finale il colombiano Juan Coello.
Su ring del mitico Madison Square Garden di New York, nel corso del dual match Stati Uniti-Cuba, sconfisse Johnny Bumphus, futuro campione mondiale WBA.
Il 1979 iniziò per lui con la sconfitta nella finale del Playa Giron contro José Aguilar tra i s.leggeri (63.5 kg).
Superò poi Jeff Stoudemire nel dual match Cuba-Stati Uniti di l’Havana combattendo tra i s.welter (71 kg) e vinse il Grand Prix di Usti tra i pesi welter (67 kg).
In meno di due anni Martinez riuscì a scalare le posizioni di vertice del ranking cubano, svariando tra la categoria dei leggeri (60 kg) a quella dei s.welter (71 kg), aumentando di conseguenza il suo peso corporeo.
A quel tempo, i pugili cubani più importanti a livello nazionale e internazionale di quelle categorie erano Adolfo Horta (60 kg), José Aguilar (63,5 kg), Andrés Aldama (67 kg) e Luis Felipe Martínez (71 kg)
In prospettiva olimpica l’unico posto in nazionale conquistabile sarebbe stato quello dei s.welter di Felipe Martinez.
Inizia a spron battuto il 1980 vincendo il torneo Playa Girón, laureandosi così per la prima volta campione nazionale cubano tra i s.leggeri (63,5 kg) battendo in finale Jose Luis Hernandez.

A Charlotte venne battuto da Johnny Bumphus, (che senza il boicottaggio deciso dal Presidente Carter avrebbe partecipato al torneo olimpico) nella classica sfida tra Stati Uniti e Cuba.
In questa occasione diventò palese che la sua nuova conformazione fisica non gli consentiva più di militare tra i s.leggeri.
Partecipò poi alla tradizionale tournée della nazionale cubana nell’Europa dell’est, in cui gareggiò da s.welter (71 kg), con un bilancio finale di otto vittorie e una sola sconfitta.
Nella nuova divisione di peso prese parte al Torneo Internazionale Giraldo Córdova Cardín, evento decisivo per la selezione degli atleti che avrebbero composto la squadra cubana ai Giochi di Mosca.
Martinez sconfisse per 5-0 il connazionale Julio Quintana e prima del limite il tedesco Rostankowski. Causa infortunio non potè però affrontare in semifinale Manuel Cordero, classificandosi così in terza posizione.
Tuttavia, grazie alle buoni prestazioni fornite in Europa e all’occhio lungo di Alcides Sagarra, che intravedeva in questo ragazzo qualità fuori dal comune, Martinez venne scelto per rappresentare Cuba ai giochi di Mosca nella categoria dei s.welter (kg 71).
Il suo torneo olimpico fu straordinario.
Dopo aver battuto nell’ordine il polacco Sygmunt Gosiewski (5-0), l'ugandese George Kabuto (KO 1), il brasiliano Francisco de Jesús (5-0) e il cecoslovacco Jan Franek (kot 2), arriva alla finale per l’oro dove si troverà di fronte il fortissimo sovietico Aleksandr Koshkin.
Martinez diede in quella occasione un grande dimostrazione di classe, esprimendo una boxe di alta scuola e malmenando scientificamente per tre riprese il pur bravo Koshkin (vedi filmato su YouTube). Il verdetto finale (4-1) non lo premiò come avrebbe meritato, visto che il giudice polacco rimase fedele al blocco politico sovietico premiando Koshkin.
Grazie a questa superba prestazione Martinez venne considerato la rivelazione del torneo olimpico e il miglior pugile della squadra cubana.
Gli incontri del fuoriclasse cubano sono sempre stati caratterizzati da un'alta dose di emozioni, per il suo stile di combattimento che lo vede sempre proiettato in attacco senza mai smettere di portare colpi, anche a rischio di rimanere scoperto incassando più pugni del necessario.
Una caratteristica che non pagherà al cospetto del feroce canadese Shaw O'Sullivan (argento a Los Angeles 84, battuto da Romolo Casamonica alla World Cup di Roma 83) che lo supera in occasione dei quarti di finale del Giraldo Córdova Cardín e della finale della World Cup di Montreal.
Per il 1982 gli obiettivi perseguiti dalla squadra nazionale cubana sono due: la terza edizione dei mondiali di Monaco di Baviera di maggio e i Giochi Centroamericani e Caraibici di l’Havana ad agosto.
Martinez rappresentò il suo paese in entrambi gli eventi e saranno gli ultimi nei quali il fuoriclasse cubano sarà competitivo.
Prima dei mondiali tedeschi si aggiudica il Playa Giron battendo in finale Julio Quintana; supera Alfred Mayes nel dual match Cuba-Stati Uniti di l’Havana; vince lo Strandja Memorial, la Chemistry Cup e il Giraldo Cordova Cardin.
Arriva al torneo mondiale come naturale favorito per la conquista della medaglia d’oro, anche se alcuni infortuni, seppure non significativi, iniziamo a minarne il rendimento.
Nonostante ciò arriva senza grossi problemi in finale eliminando nell’ordine lo yugoslavo Stankovic, il tedesco dell’est Kaestner e l’ungherese Hranek.
In finale ritrova il sovietico Koshkin, da lui già sconfitto nella finale dei giochi di Mosca.
Pur non fornendo una prestazione pari a quella di due anni prima, Martinez sembrava essersi aggiudicato il match mettendo tra l’altro il sovietico sull’orlo del KO nel corso della terza ripresa.
Il solito gruppetto di giudici fa invece blocco in favore di Koshkin che si porta così a casa il mondiale con un verdetto a maggioranza di 3-2.
Nell'agosto successivo di aggiudica senza problemi i Giochi Centroamericani e Caraibici di l’Havana.
Dopo questo successo ha inizio la parabola discendente della sua carriera.
Un litigio con un tecnico federale gli costa una sospensione di due anni dall’attività.
Torna a combattere nel 1985 con un terzo posto al Playa Giron, ma è l’ombra del pugile che fu.

Il boicottaggio della squadra cubana deciso da Castro per i giochi di Los Angeles 84 e quello alquanto probabile per quelli di Seoul 88, gli infortuni che ne limitano il rendimento nonché l’ennesima squalifica per rissa, gli tolgono i residui stimoli per proseguire l’attività.
Il suo ritiro ufficiale, a soli 29 anni, avviene nel 1990 a dieci anni di distanza dal successo olimpico che lo consacrò campione olimpico.
Nonostante il suo prematuro ritiro dallo sport attivo Martínez non si è mai distaccato dalla boxe, dedicandosi all’insegnamento.
I suoi due figli hanno seguito le sue orme.
Il primogenito Johanson conquistò la medaglia d’oro ai mondiali “Youth” di B.Aires 98 nella categoria 81 kg, battendo in finale l’argentino Hugo Garay, futuro campione mondiale medio massimi WBA.
Armando Jr, campione nazionale 2016, si è da poco trasferito a Dubai dove è passato professionista, assieme ad alcuni suoi giovani connazionali, combattendo nella categoria pesi leggeri.
Come molti dei suoi compagni di squadra Armando Martínez Sr, è stato inserito nella classifica dei cento migliori atleti cubani del XX secolo.
Max



