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Santos Laciar, peso mosca forgiato nell’acciaio- Video

Santos Benigno Laciar (78-10-11), ex campione mosca e s.mosca negli anni 80, è da considerarsi, a ragion veduta, uno dei migliori pugili argentini di tutti i tempi.
Nome di battaglia “Falucho”, Laciar compensava una potenza non esplosiva con fondamentali di prim’ordine, una grande mobilità e colpo d’occhio, doti alla quale abbinava una ferrea determinazione e una mascella d'acciaio.
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Santos, classe 1959, ha trascorso un infanzia serena. I suoi nonni e i suoi genitori possedevano un azienda agricola con allevamenti di bestiame e frutteti.
Laciar amava giocare a calcio, una passione che lo portò nel 1971 a frequentare la locale palestra per fare esercizi ai pesi per rafforzare le gambe.
Durante quel periodo un allenatore si accorse che “Falucho” aveva tutte le stimate del potenziale campione per poter emergere nel pugilato e riuscì a convincere il ragazzo a cambiare disciplina.
La sua carriera dilettantistica iniziò quando aveva appena 13 anni. In totale disputò circa 80 incontri, perdendone solamente uno e pareggiando con Sergio Victor Palma, futuro campione mondiale tra i s.gallo.
Nel 1976, a 17 anni passa professionista nel duro e competitivo circuito argentino.
Combattendo regolarmente sul ring della sua città di residenza, di Renanco, Laciar progredisce rapidamente suscitando l’interesse del mitico impresario Tito Lectoure che nel 1979 lo fa combattere al Luna Park di Buenos Aires, tempio del pugilato argentino, contro Gustavo Ballas, futuro campione s.mosca WBA.
Nel 1980 conquistò la cintura di campione nazionale battendo Miguel Lazarte e successivamente quella di campione sud americano a spese del cileno Jaime Miranda.
Visti i suoi progressi e con una sconfinata fiducia nei suoi mezzi, subito dopo i suoi responsabili lo portano a combattere in Inghilterra contro il campione europeo Charlie Magri, in quel momento imbattuto e che sembrava imbattibile.
Nell’immediata vigilia del match Santos Nicolini, giornalista argentino presente alla Royal Albert Hall di Londra non ha paura di sbilanciarsi affermando: “state per ammirare il futuro campione mondiale”.
Pronti e via e solo dopo 15 secondi Magri è già al tappeto arrivando vicino alla clamorosa sconfitta prima del limite. Il campione inglese riuscirà gradualmente a riprendersi, riuscendo alla fine a raggranellare il punticino di vantaggio che gli consente di aggiudicarsi il match.
La sconfitta non scoraggiò più di tanto il pugile argentino che al contrario prese sempre maggior coscienza delle possibilità di svolgere una carriera ad alti livelli.
Imperturbabile, nel marzo del 1981, a solo tre mesi dalla sconfitta in Inghilterra, accettò di recarsi a Soweto, per sfidare Peter “Terror” Mathebula, primo pugile di colore sud africano a laurearsi campione mondiale, che in quella occasione avrebbe difeso volontariamente il titolo WBA conquistato nel dicembre precedente a Los Angeles battendo ai punti il sud coreano Tae Shik Kim.
Nonostante le minacce ricevute alla vigilia del match, davanti a 40.000 spettatori venuti a sostenere il loro beniamino in un campionato mondiale che si disputava in una città sudafricana “nera” in pieno apartheid, il piccolo argentino compì un impresa memorabile.
Dopo aver contenuto le sfuriate di Mathebula nelle prime tre riprese, a partire dalla quarta ripresa Laciar iniziò il suo forcing che lo portò nel round successivo ad atterrare il campione in carica che, rialzatosi, terminava a stento la ripresa dopo essere stato investito da una serie di colpi finendo addirittura fuori dal ring.
L’epilogo nella settima ripresa quando Mathebula crollò ancora ai piedi dell’argentino. Dopo essersi rialzato il pugile sud africano venne investito dall’ennesima serie di colpi sino a quando alzava la mano in segno di resa nel silenzio dello stadio.
A soli 22 anni “Falucho” Laciar diventò così il più giovane campione mondiale della storia del pugilato argentino, degno erede dei suoi connazionali Pascal Perez e di Horacio Accavallo.
Il suo non fu però non un regno di lunga durata in quanto, tre mesi dopo, sul ring del Luna Park, venne detronizzato dal panamense Luis Ibarra con un verdetto ai punti di strettissima misura.
Da notare che sino a quel momento nessun pugile argentino era uscito sconfitto in un incontro con titolo mondiale in palio disputato in patria.
A sua volta, Ibarra perse la cintura alla prima difesa contro Juan Herrera. Nel maggio 1982 Laciar, nel frattempo nominato sfidante ufficiale, andò a Merida, nel sud del Messico, per sfidare il nuovo campione.
Laciar, tecnicamente superiore e più veloce del rivale, dominò il match dall’inizio alla fine. All’ottava ripresa Herrera riportò la lussazione della spalla destra e dal quel momento l’incontro divenne impari sino all’interruzione per manifesta inferiorità nel corso della tredicesima ripresa.
“Falucho” tornò così in possesso del titolo mondiale e a differenza della scorsa volta si fece trovare pronto a far fronte a tutti gli onori e agli oneri che lo status di campione comportava.
Nei successivi tre anni, Laciar, mantenne il titolo in ben nove occasioni combattendo, anche per la crisi economica che stava attraversando l’Argentina, in ogni parte del mondo, ingaggiato da impresari pronti a retribuirlo lautamente.
La prima difesa non fu delle più agevoli in quanto sul ring di Maracaibo (Ven) si trovò di fronte il venezuelano Betulio Gonzalez, già campione mondiale in tre occasioni, pugile in possesso di un jab da manuale.
L’incontro si concluse con il successo di Laciar con un verdetto ai punti per SD che grazie alla sua velocità e dinamicità seppe contrastare al meglio la superiore esperienza del 33enne Betulio.
 L'impressionante agonismo di Laciar
 
 

 
Dopodiché Lectoure accettò la proposta di Mogen  Palle per portare il campione in Danimarca ad affrontare il kenyano Steve Muchoki, campione mondiale dilettanti a Belgrado 78, sublime schermitore senza punta al proprio fioretto, che nulla potè dinanzi alla fisicità di Laciar che lo sconfisse per kot alla tredicesima ripresa.
Dopo una difesa a Cordoba contro l’imbattuto venezuelano Ramon Nery, messo fuori combattimento in nove riprese, “Falucho” accettò due offerte per mettere in palio il titolo in Oriente contro sfidanti non trascendentali.
Nel primo sconfisse in due riprese a Shizuoka il giapponese Shuiki Hozumi, pupillo di Hakihiko Honda, potentissimo Presidente della Teiken.
Ancora più rapido fu l’esito del secondo incontro nel quale, a Seoul, travolse in una ripresa il sud coreano Hi Sup Shin.
Il suo prossimo sfidante sarebbe stato il messicano Juan Herrera contro il quale conquistò per la seconda volta il titolo mondiale.
I buoni rapporti d’affari tra Tito Lectoure e Rodolfo Sabbatini, cementati dai tempi di Carlos Monzon, crearono i presupposti affinché l’incontro potesse svolgersi in Italia. 
Nel gennaio 1984 a Marsala il campione argentino difese il titolo imponendosi con un verdetto ai punti per SD al termine di quindici fantastiche riprese, senza pause e senza attimi di respiro, splendido nel suo spietato agonismo.
Dopodiché Laciar e Lectoure commisero un grave errore strategico rifiutando la proposta di una tournée in Europa sotto la guida dell’impresario  romano, ritenendo l’offerta non congrua rispetto ai meriti acquisti sul ring e alle fantomatiche offerte da parte di organizzatori sud americani.
“Falucho” difese quindi il titolo in due occasioni in Argentina battendo avversari di buona quotazione quali il colombiano Prudencio Cardona (ko 10) e il panamense Hilario Zapata (pts 15), guadagnando però borse inferiori a quelle proposte da Sabbatini.
Nel maggio del 1985 attraversò nuovamente l’oceano per affrontare a Grenoble il francese Antoine Montero, pugile granitico che sconfisse chiaramente ai punti, venendo in seguito ricoverato in ospedale a causa del gran numero di colpi incassati.
Fu quello il suo ultimo incontro disputato nella categoria dei pesi mosca, abbandonando il titolo per i sopraggiunti problemi a rientrare nei limiti di peso della categoria.
Il passaggio alla categoria superiore dei s.mosca fa si che gli organizzatori locali riescano a convincere il fortissimo messicano Gilberto Roman a mettere in palio la cintura WBC nell’agosto del 1986 a Cordoba, incontro terminato con un verdetto di parità.
I due torneranno ad affrontarsi nove mesi dopo, questa volta in territorio neutrale, a Reims, in Francia.
A metà dell'11° round, il combattimento venne interrotto a causa delle ferite subite da Roman e Laciar fu così dichiarato vincitore per intervento medico nonostante il messicano si trovasse in vantaggio, di strettissima misura, su tutti e tre i cartellini dei giudici.
Tuttavia, il regno di Laciar non durò a lungo in quanto tre mesi dopo venne detronizzato dal colombiano Sugar Baby Rojas che a Miami lo sconfisse ai punti con un largo verdetto si punti.
La carriera ad alti livelli di “Falucho” si concluse praticante in quella occasione anche se nell’autunno del 1988 a P.Rico venne battuto ai punti per SD da Juan Carazo in un eliminatoria WBC.
Nel settembre del 2019 Laciar si recò a Los Angeles dove incontrò ancora Gilberto Roman, tornato in possesso del titolo WBC, nel terzo match della loro trilogia. In questa occasione il campione messicano si impose chiaramente ai punti con decisione unanime.
Laciar si ritirò nel 1990 dopo aver perso contro il connazionale Hugo Soto, futuro campione s.mosca IBF, quando aveva 31 anni, dopo aver disputato 101 incontri senza essere stato mai battuto prima del limite.
Ha preso parte a sedici incontri con titolo mondiale il palio con un bilancio di dodici vittorie un pareggio e tre sconfitte, combattendo in tredici diversi paesi
Laciar, ora 63enne, vive a Villa Carlos Paz, a circa diciannove miglia da Cordoba e ama ancora giocare a calcio.
Al termine della carriera diventò un apprezzato agente assicurativo.
Inoltre ha investito quanto guadagnato con il pugilato con grande sagacia nel settore immobiliare e in quello automobilistico acquistando taxi e limousine da noleggiare.
Occasionalmente collabora con il network TyC Sport nel programma "Boxeo de Primera".
Suo figlio Leonel è recentemente passato professionista cercando, per ora senza grandi risultati, di ricalcare le orme paterne.
Max 

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