MATCH INDIMENTICABILI SCELTI PER VOI

di Roby Maddonini
Non l’inflazionato MGM bensì le sale del Texas Station Casino di Las Vegas a far da cornice a questo evento organizzato dal promoter Matt Tinley, che sotto la regia di Showtime USA mise in palio la corona WBA dei Superpiuma tra il campione Joel Casamayor e lo sfidante Roberto Garcia. Un Supermatch tra due colossi della categoria che trascese l’importanza della cintura stessa. Il campione salì comunque sul ring con i favori dei pronostici. Mancino, alto 1,70cm esattamente come il suo avversario Casamayor era però dotato di maggiore allungo (5cm) e poteva contare su di un bagaglio tecnico ed una velocità superiori, tipici della scuola cubana. Per contro Garcia era in grado di replicare non solo con la maggiore esperienza ma anche con una potenza superiore, che unitamente al coraggio ed un’aggressività senza limiti ne andavano a colmare il gap riequilibrando i pronostici ed aumentando sie le aspettative che le attese per questa sfida.
Joel “ ElCepillo” Casamayor (23-0-0 14 Ko’s), ventinovenne mancino di Guantanamo aveva già fatto parlare di se ben prima di passare professionista, sia quando conquistò la medaglia d’oro olimpica nei pesi Gallo ai giochi di Barcellona 1992 ma soprattutto quattro anni dopo, quando alla vigilia dell’Olimpiade di Atlanta 96’ pensò bene di fuggire dal ritiro della nazionale cubana in Messico per rifugiarsi negli Stati Uniti. Stabilitosi in Florida passò professionista pochi mesi dopo e tre anni più tardi nel 1999 conquistò prima il titolo WBA ad Interim dei Superpiuma contro il messicano Antonio Hernandez (UD12), doppiato undici mesi più tardi anche con quello assoluto spazzando via in cinque rounds il sudcoreano Jong KwonPaek. Nemmeno il tempo di riposarsi che Casamayor due mesi dopo tornò sul ring per la prima difesa volontaria contro il modesto carneade statunitense Bernard Harris in un match senza storia e soprattutto senza più titolo in palio a causa delle difficoltà dello sfidante nel rientrare nel peso. Incontro quindi declassato sulle dieci riprese, per altro tutte vinte dal campione cubano. Molto più significativa la difesa “ufficiale” avvenuta due mesi più tardi a Las Vegas contro l’imbattuto e quotato picchiatore nero RadfordBeasley, mandato gambe all’aria e poi fermato dall’arbitro al quinto round nell’ultimo match disputato dal campione cubano.

Roberto “Grandpa” Garcia Cortez (33-2-0 24 Ko’s), 25 anni, nato a San Pedro (Los Angeles) ma di chiare origini messicane, per altro sempre rivendicate con orgoglio, è cresciuto ad Oxnard da quando aveva due anni e dove ha iniziato a tirare i primi pugni presso La Colonia Youth Boxing, una vera e propria fucina dove vennero forgiati e si allenano tra gli altri campioni del calibro di NonitoDonaire e Tony Ferguson. A seguire lui ed il fratello minore Mickey, anch’egli futuro campione del mondo, il padre Eduardo, un immigrato clandestino che solo negli anni ottanta riuscì ad ottenere il permesso di soggiorno. A testimoniare le stesse difficoltà d’integrazione della famiglia sul suolo statunitense ci pensò lo stesso Roberto che durante un’intervista ammise di aver parlato spagnolo fino ai dieci anni di età e di aver imparato l’inglese solo quando ebbe la possibilità di andare a scuola. Dopo una veloce carriera tra i dilettanti tra le quali spicca anche un match perso ai punti nel 1987 contro Oscar De La Hoya, il pugile di Oxnard sbarcò tra i professionisti ancora diciassettenne nel 1992 inanellando nei sei anni successivi ben 29 vittorie consecutive corredate da 23 Ko’s. Questi numeri non poterono che schiudergli la porta di una chance iridata, puntualmente messa a frutto il 13 Marzo 1998 quando a Miami conquistò la vacante cintura IBF dei Superpiuma regolando ai punti (UD12) il connazionale Harold Warren. Titolo mantenuto nelle due difese che seguirono contro il cubano Ramon Ledon (KOT5) e nel big match contro il portoricano John John Molina (UD12). Arriviamo così al 23 Ottobre 1999 e più precisamente sul quadrato allestito nelle sale del MGM di Las Vegas, dove Garcia al settimo round consegnò la cintura al compianto Diego Corrales in un match che ha fatto epoca. Così come rimase impresso negli annali (tanto da vincere il premio di Knockout of the Year) l’inopinato e sorprendente Ko subito da Garcia nell’incontro di rientro contro il non irresistibile pugile ghanese Ben Tackie, abile e fortunato a pescare il jolly per rovesciare al decimo ed ultimo round un match ampiamente compromesso e nel quale era stato dominato. Questo incidente di percorso non compromise fortunatamente la credibilità acquisita in precedenza da Roberto Garcia e complice anche l’agevole vittoria contro il messicano Sandro Marcos (UD8) gli venne consentito di lanciare il suo guanto di sfida a Casamayor.
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