Il 25 marzo (o l’1 aprile) il bolognese difenderà il suo titolo dei superleggeri a casa dello sfidante, l’imbattuto Charly Metoniekpon. Sul ring di Osimo. Il 27 novembre scorso aveva affrontato a Ferrara il ferrarese Zagatti. “Non è un problema combattere in trasferta, ci sono abituato. Certo, il tifo si sente. Ma alla fine sarà il ring a parlare. Come sempre”.
di Maurizio Roveri
C’è una Organizzazione di livello internazionale, la attivissima BBT Buccioni Boxing Team, a firmare e reggere l’Evento.
C’è la volontà di Davide Buccioni di investire forte su pugili emergenti (“Charly Metonyekpon me fai impazzì…”).

Ci sono gli sponsor.
Ci sarà la copertura televisiva.
Tutto questo per riuscire a portare nelle Marche il combattimento con in palio il titolo italiano professionistico dei pesi superleggeri.
Si farà al PalaBaldinelli di Osimo, struttura da 5000 posti. Quando? Il 25 marzo, oppure l’1 aprile. Dipende dalla disponibilità televisiva.

Sarà una sfida appassionante. Faccia a faccia Arblin Kaba, il bolognese campione in carica dal 24 maggio 2019 (alla sua quarta difesa della cintura tricolore) e Charlemagne Metonyepkon, che a Castelfidardo tutti chiamano “Charly”, lo sfidante ufficiale, ventiseienne in grande ascesa, imbattuto dopo 9 match, tutti vinti (Kaba era arrivato a 10 successi di fila quando ebbe l’opportunità tricolore e sul ring di Mantova affrontò Massimiliano Ballisai. Sconfiggendolo e conquistando la cintura di campione d’Italia).
In questa parte delle Marche c’è davvero tanta passione attorno a Charly Metoniekpon. (Foto BBT) E forte curiosità. Il ragazzo è motivatissimo. E sa esprimere un bel pugilato. Combetterà in casa. Perché Osimo, sede del combattimento, è distante appena 7-8 chilometri da Castelfidardo, la città della Fisarmonica. Dove Charly vive. Ed è qui a Castelfidardo, nella palestra della BCC (Boxing Club Castelfidardo) che si allena. Seguito con affetto e competenza da Andrea Gabbanelli e Daniele Marra, titolari e insegnanti della palestra. Una società pugilistica che si sta rivelando fra le più attive d’Italia. Decisamente un punto di riferimento nelle Marche.
Se Charly Metoniekpon dovesse diventare campione d’Italia dei superleggeri, la sera del 25 marzo oppure dell’1 aprile, farebbe in un certo senso rivivere la performance di Massimo Consolati, l’anconetano che il 10 agosto 1966 conquistò il tricolore di quella categoria. Sul ring di Senigallia. Vinse per intervento medico, Consolati. Una ferita (prodotta da un gancio destro di Consolati al quinto round) tradì Bruno Arcari. Il grande Arcari, che tirò avanti orgogliosamente e valorosamente (con tutta la sua classe) fino alla nona ripresa ed era in vantaggio quando venne fermato perché lo spacco all’arcata sopracciliare s’era nel frattempo aggravato. Quella contro Consolati fu la seconda e ultima sconfitta in carriera del leggendario Bruno Arcari, che da allora realizzò 60 vittorie (e 1 pari, quando sul finire dell’attività agonistica affrontò il più giovane Rocky Mattioli). Nella sua straordinaria carriera, il campione ciociaro-genovese è stato 10 volte campione del mondo WBA dei superleggeri. Dieci trionfi nello spazio di quattro anni! Dal 1974 al 1977.
Dopo Massimo Consolati, un altro interprete anconetano nella categoria dei superleggeri è stato Martinese.
Pugliese di nascita (Gallipoli), trasferitosi nelle Marche, il senigalliese Giuseppe Martinese ha primeggiato per un bel po’ di tempo sulla scena dei superleggeri. Quattordici combattimenti vinti per il titolo tricolore, fra il 1977 e il 1983. Martinese è salito anche sul trono europeo, nell’agosto 1980. Un trionfo nella sua Senigallia. Sconfiggendo Clinton McKenzie.
ANCORA IN CASA DEL… NEMICO - E dunque, Arblin Kaba dovrà ancora difendere il suo titolo italiano in trasferta. E addirittura, per la seconda volta consecutiva, lo farà in casa dell’avversario. Dopo il match di Ferrara del 27 novembre nella “tana” di Zagatti.
Non si scompone, Arblin. Osserva la realtà e racconta:
“Ci sono abituato. A combattere fuori casa. Mi è capitato anche per match senza un titolo in palio. Sono andato perfino in Repubblica Dominicana… Sì, affronterò Charly Metonyekpon nelle Marche, al palazzo dello sport di Osimo. A me non cambia nulla. Mi interessa soltanto arrivare al top del rendimento per quel giorno. Già è il momento d’essere totalmente concentrato sulla preparazione. Pronto alla fatica e al sacrificio. E alla fine, sarà il ring a parlare. Come sempre”.
Ma davvero… neanche un pizzico di disappunto? Perché Osimo e non Bologna?
Tentiamo una sottile provocazione. Ma Kaba non raccoglie…. “Chiaro che il pubblico è un fattore importante e il tifo può incidere. E’ innegabile. Però un Campione deve dimostrare d’essere Campione proprio nei combattimenti in trasferta”.
Arblin lo ha fatto vedere circa due mesi fa nell’aspra battaglia di Ferrara. Il superleggero della Boxe Le Torri vinse con verdetto unanime (96-93, 98-93, 98-92 i cartellini dei giudici) quell’insidiosa sfida tutta emiliana. Seppure, ad un certo punto del match, colpito duro dal sinistro di Daniele Zagatti, Kaba abbia conosciuto momenti difficili. Seppe soffrire. Aggrappandosi alla solidità mentale e all’orgoglio, il pugile del maestro Pesci riuscì a resistere e a venir fuori dalla bufera.
Arblin Kaba ha sempre mostrato rispetto per ogni suo avversario (il rispetto è uno dei principali “comandamenti” di uno sport estremamente formativo come il pugilato). E usa belle parole parlando di Charly Metonyekpon. “E’ un ragazzo che conosco, poiché ho fatto i guanti con lui un paio di volte. Pugilisticamente vale. Ha buona impostazione tecnica. Non è semplice prendergli le misure, perché è mobile, sgusciante, rapido. Mi affiderò al mio senso del controllo e alla maggiore esperienza. E proprio l’esperienza, alla distanza, potrebbe fare la differenza”.

Arblin Kaba(foto a dx) è l’unico campione d’Italia del pugilato bolognese.
Anzi, è l’unico in possesso di un titolo tricolore in Emilia Romagna (dove peraltro c’è un Campione d’Europa, il peso medio romagnolo Matteo Signani).
Ebbene, Bologna non è in grado di “proteggere” il suo unico campione d’Italia Professionista. Non è in grado di dargli l’opportunità di difendere il suo titolo in casa!
E’ strano. Eh sì, suona davvero strano fare questa constatazione. E mette tristezza e nostalgia, al pensiero di quel che è stata per la boxe la città delle Due Torri in un passato che ora appare tanto lontano. Era una “Capitale” del pugilato negli Anni Cinquanta e soprattutto nei Sessanta. E nei Settanta e Ottanta riusciva ancora, talvolta, a riempire il “Madison” di Piazza Azzarita. Bologna è la città che trascinò 60 mila spettatori (!) allo Stadio Comunale il 26 giugno 1955 quando Francesco “Checco” Cavicchi sconfisse il tedesco Neuhaus conquistando l’Europeo dei massimi.
Chiaro, sono cambiati i tempi e le persone, le situazioni e le abitudini. E’ cambiato il mondo, è cambiata la vita. Sono passate le generazioni e conseguentemente i modi di pensare e di essere. Il pugilato, disciplina sportiva che è figlia della fatica, del sacrificio della sofferenza, ha progressivamente perso - decennio dopo decennio - quella popolarità, quell’immagine e quell’attrazione che sessanta e settanta anni fa gli permettevano d’essere popolare in Italia quanto il calcio e il ciclismo.
E’ avvenuto un po’ ovunque nel nostro Paese. Ma a Bologna di più. La Capitale d’una volta, adesso è diventata una città abbastanza “insensibile” alla boxe. Perché? Perché, qui, la cultura pugilistica è un patrimonio che è andato, in buona parte, smarrito.
Eppure le ASD (le Associazioni Sportive Dilettantistiche) sono - in realtà - abbastanza attive a Bologna e nel Bolognese, in questi ultimi anni hanno recuperato vivacità e… aumentano anche di numero (proprio la settimana scorsa ha aperto le sue porte una nuova palestra, la Pugilistica Navile). Una certa vivacità che, tuttavia, è mancata a lungo. Prima. Già dagli Anni Novanta. E pertanto sarà un lavoro duro e lungo quello di provare a ri-appassionare e riavvicinare i bolognesi al pugilato.

Quando nell’ottobre 2019 Arblin Kaba difese il titolo italiano per l’unica volta a Bologna, c’erano cinquecento spettatori al PalaRecord. Fors’anche seicento. Il palazzetto universitario era al limite della capienza. Sembrava un segnale interessante. Ma… quella serata - imperniata su un Campionato d’Italia Professionistico - costò circa 25 milioni di euro. Già sarebbe stato difficile riproporla in tempi brevi, e poi…
Poi, è arrivato il Covid. Che ha frenato tutto. E che da due anni sta condizionando e complicando le nostre vite. Tentare di organizzare un costoso Evento di boxe, in una città che a livello di sponsor offre poco per il pugilato, appare un progetto improponibile in questo momento.
La realtà è che a Bologna manca un Organizzatore Professionista locale. Andrebbe bene anche un non bolognese, purché disponibile a investire con costanza sul pugilato petroniano. I pugili ci sono. Ad esempio, una decina di pugili Pro. Ne gestisce 6 Paolo Pesci nella sua palestra della Boxe Le Torri, 1 pugile Professionista ha la Tranvieri (Balducci) e 2 la Bolognina Boxe (Pamela Noutcho e Quiroz).



