
Quello che vi andiamo a presentare oggi è un match che in realtà si è
disputato il 24 di Gennaio, più precisamente nel 1976 al Ceasar Palace di Las
Vegas.
Ma l’occasione era troppo ghiotta per non proporvelo. Intanto ha vinto
il prestigioso premio di “Fight of the Year 1976” rilasciato da Ring Magazine
ed il quarto round nel 2001 è stato considerato il sesto più grande della storia
della boxe, inoltre questo incontro segna il rientro sul ring di George Foreman
dopo quindici mesi dalla sconfitta di Kinsasha contro Muhammad Alì. Un
match che gli tolse titolo,imbattibilità, ma soprattutto creò una frattura
nell’animo del campione fino ad allora circondato da un’aurea d’invulnerabilità
pressochè totale.
Non a caso il colosso texano si prese un anno sabbatico
per raccogliere i cocci prima di ripresentarsi sul quadrato. E qui veniamo al
terzo motivo per il quale abbiamo scelto questo match. L’avversario. In quella
che ancora oggi viene considerata come la “Golden era” dei pesi massimi se
ci si voleva far male e mettersi veramente alla prova non vi era che
l’imbarazzo della scelta..e non stiamo parlando solo dei più noti Muhammad
Alì e Joe Frazier piuttosto che di Ken Norton, pugili già affrontati dallo stesso
Foreman, quanto di prospetti del calibro del giovane Larry Holmes e
soprattutto di due dei più terrificanti picchiatori dell’epoca e non solo. Earnie
Shavers e Ron Lyle. Ebbene questi ultimi due si sfidarono quattro mesi prima
a Denver in una resa dei conti ormai divenuta leggenda, vinse Lyle per
Knockout alla sesta ripresa, non prima però di aver a sua volta assaggiato il
tappeto, conquistandosi così il diritto di affrontare Big George in una sfida
epocale che andava ben al di là del vacante titolo NABF in palio. Qualche
dato: Foreman era dato favorito 5-1 dai bookmakers e prese 250.000 dollari
contro i 140.000 percepiti da Lyle. Di George Foreman, USA, 27 anni (40-1-
0 37 Ko) è perfino superfluo soffermarci a ricordare chi fosse e cosa aveva
fatto, meglio concentrarci allora sul suo avversario.

Ron Lyle, Usa, 34 anni (31-3-1 22 Ko), nato a Dayton, Ohio, ma residente
a Denver iniziò a praticare la boxe in carcere, dove scontò sette anni con
l’accusa di omicidio a mano armata durante una rissa tra gangs. Durante la
detenzione rischiò tra le altre cose di finire all’altro mondo a causa di una
coltellata, sopravvisse ed infine sbarcò tra i professionisti sulla soglia dei
trent’anni dopo 29 incontri tra i dilettanti dei quali 25 vinti con ben 17 Ko’s che
attirarono le attenzioni degli addetti ai lavori.
Pugile dal fisico massiccio,sebbene fosse in realtà alto 191cm, Lyle faceva leva non solo sulla potenza dei suoi pugni ma anche su di un coraggio senza eguali che unitamente alle qualità d’incassatore ed una grande abilità nella lotta a corta distanza andavano a compensare da un bagaglio tecnico approssimativo, conseguenza,come detto,di un matrimonio con la “Noble Art” avvenuto in tarda età.
Esordi’infatti tra i pro il 23 Aprile 1971 ormai trentenne battendo per KOT2 tale Aj Staples cui fecero seguito altre diciotto vittorie consecutive condite da ben
sedici soluzioni prima del limite, prima d’incappare il 9 Febbraio 1973 in una
sconfitta ai punti contro il più quotato connazionale Jerry Quarry. A questo
incidente di percorso seguirono subito altre undici vittorie ed un pareggio, ma
quello che più entusiasmò la critica fu che sotto i suoi colpi caddero vittime
nell’ordine pugili del calibro di Gregorio Peralta, quello che nella rivincita gli
impose il pari, Oscar Bonavena e l’ex campione Jimmy Ellis.
Questa striscia di vittorie s’interruppe però l’11 Febbraio 1975 ad Honolulu contro il connazionale Jimmy Young quando un’inopinata sconfitta ai punti in dieci round rischiò di comprometterne la credibilità come contendente al titolo
mondiale.
Fortunatamente ciò non avvenne ed anche grazie al suo Ranking il
16 Maggio successivo il bombardiere dell’Ohio potè ugualmente salire sul
ring del Convention Center di Las Vegas per sfidare il favoritissimo e
leggendario Muhammad Alì alla prima vera difesa ufficiale del titolo
conquistato nello Zaire dopo la comoda passeggiata volontaria contro il
caratteristico Chuck Wepner. Confermando i pronostici della vigilia Alì vinse
per KOT all’undicesimo round ma solo dopo aver dato fondo a tutta la sua
classe, astuzia e soprattutto esperienza per venire a capo di un match che
fino a quel momento vedeva Ron Lyle in vantaggio sui cartellini di due giudici
su tre (49-43, 46-45, 46-46). Chi ne uscì ingigantito fu quindi Lyle. La
successiva cruenta e leggendaria vittoria su Shavers non fece che
confermarne il valore. Roby Maddonini

Per George Foreman quindi un rientro a dir poco scomodo probabilmente
il peggiore possibile per mettersi subito alla prova e
scoprire se i fantasmi di Kinsasha a quindici mesi di distanza se n’erano
definitivamente andati.



