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La storia di Willy Zeller, eccentrico impresario tedesco degli anni 70

Agli appassionati più giovani il nome di Willy Zeller non dirà granché, ma quelli della mia generazione non possono non ricordare questo impresario tedesco, in attività negli anni 70 sulla piazza di Berlino nell’allora Germania Ovest.
Zeller risultava essere un agiato commerciante che gestiva molteplici attività quali negozi di pellicce, tabaccherie e locali notturni, con una grande passione per la boxe, disciplina nella quale investi tempo e parecchi quattrini.
Era una persona prepotente, antipatica, spregiudicata, arrogante, megalomane ma non si può negare che nel pugilato sia stato un organizzatore competente e capace.
Numerosi gli episodi discutibili e fuori dal seminato che hanno caratterizzato la sua storia personale.
Nel 1970 il tribunale distrettuale di Berlino lo condannò a otto mesi di reclusione, pena in seguito sospesa, con l’accusa di privazione della libertà, coercizione, pericolose lesioni personali dopo avere organizzato una spedizione punitiva nei confronti degli autori di una rapina ad una delle sue pelliccerie, nella quale coinvolse alcuni dei suoi pugili.
La sua megalomania e la tendenza a pensare in grande trovò conferma dall’acquisto della mega villa di Berlino dove visse il criminale nazista Hermann Göring dove ospitò pugili che erano sotto contratto con lui.
Dagge e Zeller Germania
Dagge con il suo mentore Zeller
La sua storia di impresario di eventi pugilistici andò a pari passo con quella del s.welter Eckerard Dagge, uno spilungone di non eccelso talento, che portò a conquistare il titolo europeo e in seguito quello mondiale.
Nel giugno del 1975 Dagge si laureò campione europeo battendo a Berlino lo spagnolo Jose Duran, che lo aveva battuto nel 1974, per KOT alla nona ripresa, titolo che difese battendo a Vienna in sette riprese l’austriaco Franz Csandl prima di lasciarlo nel gennaio 76 nelle mani di Vito Antuofermo che lo sconfisse con un verdetto si punti per SD.
La perdita del titolo europeo di Dagge non scoraggiò Zeller che nel giugno del 1976 riuscì nell’impresa di convincere Elisha O’Bed, campione WBC allora imbattuto, a mettere in palio il titolo a Berlino contro il suo protetto.
Contro tutti i pronostici Dagge conquistò il titolo mondiale battendo il bahamense in dieci riprese.
Dopodiché Zeller riuscì a sfruttare al meglio il suo investimento facendo combattere Dagge, oramai vedette incontrastata del pugilato tedesco, con discreta frequenza.
Nel settembre del 1976 gli mise di fronte il sempre eterno Emile Griffith, 39 anni in quel momento, che superò ai punti per MD.
Il successivo avversario sarebbe forzatamente stato il fortissimo inglese Maurice Hope, sfidante ufficiale nominato dal WBC.
Il 15 marzo del 1977, sul ring della Deutschlanhalle di Berlino, davanti a diecimila spettatori, nessuno dei due contendenti riuscì ad imporre le sue qualità e il match terminò con un verdetto di parità, un po’ indulgente, ma non scandaloso, verso il pugile di casa, nonostante Hope aveva messo in mostra una tecnica notevolmente superiore a quella del campione.
Archiviata la difesa ufficiale del titolo Dagge aveva la possibilità di mettere in palio il titolo contro uno sfidante a sua scelta.
  
In quella occasione Zeller fece il più grande sbaglio della sua carriera di impresario scegliendo come avversario del suo assistito Rocky Mattioli, abruzzese cresciuto pugilisticamente in Australia dove venne scoperto da Umberto Branchini, convinto che il suo stile di combattimento si adattasse alla perfezione a quello di Dagge.
Fu un errore di valutazione madornale. Il 6 agosto, naturalmente a Berlino, Rocky fu protagonista di un match entusiasmante surclassando sin dalla prima ripresa lo spaesato detentore e lasciando sbigottiti gli undicimila spettatori paganti.
L’epilogo nel corso della quinta ripresa con Dagge, oramai moralmente distrutto, diventato facile bersaglio dei colpi di Mattioli, che si impose per KO.
Un durissimo colpo per il pugilato tedesco e sopratutto per Zeller che perse così la sua vedette, la sua gallina dalle uova d’oro.
Lo spregiudicato impresario tedesco si occupò della gestione del peso welter Jorge Eipel che a soli 21 anni portò alla conquista del titolo europeo.
La notte di Dagge-Mattioli, Zeller rinforzò il programma ingaggiando il danese Joergen Hansen, in quel momento detentore della cintura continentale. L’esperto danese stava dominando il match quando inaspettatamente l’arbitro austriaco Kurt Rado lo squalificò per colpi irregolari che vide solo lui.
La conquista del titolo europeo fu però controproducente per il giovane tedesco, non ancora pronto ad affrontare avversari di quel livello. Nel successivo mese di dicembre perse il titolo alla prima difesa battuto, a Creil, da Alain Marion con un terribile KO alla quindicesima ripresa, rimanendo in stato di coma per quattro settimane.
Altro protetto di Zeller fu Frank Wissembach, giovane s.welter che sconfisse Vito Antuofermo, in quel momento campione Europeo, in un match senza titolo in palio, mentre venne battuto da Maurice Hope troppo più forte di lui.
Del rapporto tra Zeller e Wissembach parleremo in seguito.
Altri pugili tedeschi da lui gestiti senza gran fortuna furono i medio massimi Leo Kakolewitz e Hornst Benendes e il massimo Bernd August.
Gli interessi pugilistici di Zeller attraversarono anche i confini tedeschi, espandendosi in Austria dove gestì la parte finale della carriera di Johann Orsolics, già campione europeo tra i s.leggeri e tra i welter, e di Franz Csandl, olimpionico a Monaco 72, che cercò senza riuscirci di portare alla conquista del titolo continentale dei s.welter.
Come abbiamo riportato all’inizio di questo articolo Zeller era una persona con tanti difetti, e pochi pregi, ma gli va riconosciuto che il pugilato lo conosceva bene.
Ingaggiò infatti il fortissimo e scorbutico s.welter yugoslavo Marjan Benes, campione europeo dilettanti a Belgrado 73, pugile dalla grande potenza (Luigi Minchillo dichiarerà che nemmeno Hearns e McCallum gli fecero male quanto lui), che porterà a conquistare l’europeo e ad affrontare il “danese nero” Ayub Kalule per il mondiale WBA.
Rudi Koopman#2 | African Ring 
Si occupò della gestione della prima parte della carriera di un giovane peso medio olandese, Rudy Koopmans che esploderà come medio massimo al suo ritorno in patria, diventando dominatore assoluto della categoria in ambito europeo per molti anni.
Importò inoltre dall’Argentina Avenamar Peralta, medio massimo di buon livello, in patria chiuso da Victor Galindez, che non riuscì però, nonostante la fiducia in lui riposta, a raggiungere livelli di eccellenza.
L’indole arrogante di Zeller, lo rendeva insofferente a prendere ordini da chiunque, motivo per il quale nel 1977 fu l’ispiratore, l’eminenza nera della scissione della federazione pugilistica professionistica tedesca.
A quella ufficiale, regolarmente eletta e riconosciuta dall’EBU, presieduta da Theo Wittembrik si contrapponeva quella con a capo Helmuth Schaube, ambizioso funzionario membro dell’EBU.
Ma chi tirava realmente le fila di questa spericolata operazione fu naturalmente Willy Zeller desideroso di una maggiore indipendenza.
Non fu però questa una scelta politica lungimirante. All’antipatia dell’ambiente nei suoi confronti si aggiunse anche l’ostracismo dei vari enti tutti schierati dalla parte di Wittembrik.
Fu questa una delle ragioni che segnarono l’inizio del declino dell’impresario tedesco.
La sconfitta di Dagge contro Mattioli fu un duro colpo per Zeller che iniziò a perdere grinta, stimoli ed entusiasmo.
Il contratto stipulato con Umberto Branchini prevedeva un opzione in favore del promoter tedesco in caso di successo di Mattioli, che avrebbe dovuto recarsi nuovamente in Germania per difendere il titolo contro uno sfidante scelto da Zeller.
La scelta di Willy cadde su Frank Wissembach e il match venne fissato per il mese di luglio del 1978 a Berlino, ma nell’immediata vigilia il promoter tedesco rinunciò ad allestire l’evento per imprecisati motivi.
Zeller accusò Wissembach di codardia, in quanto  spaventato dall’idea di affrontare Mattioli dopo aver assistito da bordo ring a Pescara alla vittoria per KO alla quinta ripresa del nostro campione sullo spagnolo Jose Duran.
Dal canto suo Wissembach rigettò le accuse attraverso il suo legale, dichiarando che in quel momento non era nelle condizioni fisiche ideali per affrontare Mattioli e che oltretutto non gli venne presentato alcun contratto e che di conseguenza non sottoscrisse nessun impegno per combattere contro l’italo australiano.
Finì praticante in quella occasione la carriera di impresario del discusso Zeller anche se con un colpo di coda riuscì a portare alla conquista del titolo europeo Marjan Benes nel 1979, convincendo con un offerta di 50 milioni (cifra rilevante per quel periodo) il francese Gilbert Cohen a mettere in palio il titolo a Banja Luka nell’ex Yugoslavia.
Qualche anno dopo il testimone verrà raccolto da un promoter emergente, Wilfred Sauerland che assieme al collega e acerrimo rivale Klaus Peter Kohl della Universum saranno protagonisti del grande boom del pugilato tedesco, favorito in gran parte dalla unificazione delle due Germanie.
Max 

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