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La Sempre Avanti Bologna ha festeggiato il suo storico Maestro Rubini,

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La Sempre Avanti ha festeggiato il suo storico Maestro Rubini, fra i presenti i suoi allievi Rotolo, Pesci, Cavazza
di Maurizio Roveri
Il Maestro. 
Il Maestro di pugilato si chiama così perché insegna un’arte. La Nobile Arte. Uno sport straordinariamente formativo ed educativo. Duro da praticare, richiede valori importanti che i grandi insegnanti sanno trasmettere ai loro pugili. 
Per essere un vero Maestro ci vuole talento. La vocazione è un fuoco che devi avere nell’anima. 
I maestri, quelli bravi, sono una razza da proteggere.
La palestra, il ring e l’insegnamento rappresentano tutta la loro vita.
Hai i capelli bianchi, gli anni sono passati, però “dentro” ti è rimasta ancora una passione infinita. Le tue parole, Maestro, sono pillole di saggezza da far entrare nel cuore e nel cervello dei giovani allievi che stai facendo crescere. 
Pazienza, costanza, scrupolosità. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Ad insegnare l’impostazione, il gioco di piedi, il bilanciamento del corpo. E come portare con efficacia i colpi. E come eseguire le combinazioni. Con scelta di tempo, con armonia, con precisione. Con intelligenza. E le schivate, il passo indietro, gli spostamenti laterali. La guardia, l’abilità difensiva, la tecnica del bloccare e deviare i colpi. Poiché sul ring è fondamentale sapersi proteggere.
Romano Rubini le ha insegnate per quasi mezzo secolo, tutte queste cose. Lo ha fatto con pazienza e costanza. Curando ogni dettaglio in maniera meticolosa, anzi… maniacale. Un perfezionista. Che allenasse un pugile di talento oppure un ragazzo limitato per doti naturali, Rubini non faceva distinzioni: usava la stessa passione, lo stesso impegno, lo stesso amore, lo stesso rispetto, la stessa straordinaria competenza. 
Venne nominato “Maestro Benemerito” dalla Federazione Pugilistica Italiana.
Romano Rubini, ora ottantaduenne, ha chiuso la sua nobile “missione” da insegnante di pugilato tre anni fa. Ebbene la storica Sempre Avanti, tornando di recente a organizzare riunioni di boxe dopo un periodo di stop, ha colto l’occasione per premiare il suo vecchio maestro. Era giusto, doveroso. Ci sono persone davanti alle alle quali bisogna alzarsi in piedi e applaudirle. Con il massimo del rispetto. Ad un Maestro come Romano Rubini la Sempre Avanti deve dire cento, mille volte “grazie”. E non soltanto la Sempre Avanti, direi il pugilato in senso generale. Perchè un insegnante così è merce rara.
Una bellissima targa, una dedica emozionante. E una… sorpresa. Sì, una sorpresa perché a festeggiarlo, a riabbracciarlo c’erano tanti suoi “ragazzi” di un passato recente e remoto, ai quali “Il Maestro” è rimasto nel cuore. Alcuni di loro, presumibilmente, Rubini non li vedeva da un paio di decenni e fors’anche di più. La Sempre Avanti, organizzando questa festa, gli aveva tenuto nascosto la presenza dei suoi pugili di tempo fa. Era un segreto. Potete allora immaginare l’emozione del vecchio maestro. E per una volta si è anche intenerito, concedendo un sorriso, sì proprio lui, il serioso Rubini. Come disposto ad una affettuosa indulgenza verso quei ragazzi, ora tutti in età decisamente adulta, ai quali riservava ogni giorno, proprio ogni giorno in palestra un trattamento rigido, severo. 
Esigentissimo, il Maestro Romano Rubini. Non era mai completamente soddisfatto di un allenamento, di una prestazione, di un match. Anche nelle vittorie di suoi pugili trovava  sempre qualcosa che non aveva funzionato. Che non era andato come avrebbe voluto. E aveva ragione lui. 
Ma quei giovani pugili di allora resistevano, abbastanza, alla sua severità. La comprendevano. La dovevano sopportare, però la rispettavano. Chissà quante volte sono stati tentati dal “gettare la spugna”, nel senso di mollare. Quando si è giovani, si vorrebbe anche avere un po’ di libertà e talvolta qualche attimo di trasgressione. Già il pugilato è sport duro, che richiede sacrifici e rinunce. Se poi chi ti allena è rigoroso, non gli sfugge nulla, brontola (senza sgridare però, a volte con qualche modo di dire caratteristico della lingua bolognese) ad ogni errore che fai e ti tiene lì a ripetere all’infinito un gesto tecnico fino a quando non lo esegui bene, beh se resisti a tutto questo… sei sulla strada giusta per diventare buon pugile. 
Può darsi che fra i suoi ragazzi d’una volta, qualcuno abbia “sopportato” meno di altri. Però nessuno ha mollato. Per una questione di orgoglio. Sicuramente per una questione di stima nei confronti di quel maestro così esigente e al tempo stesso così bravo.
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Eh già, chi ha visto combattere Simone Rotolo, Paolo Pesci, Christian Cavazza, e anche Tiziano Nicoletti, Ahmed Ferchichi, Francesco Sgroia, i fratelli Raniero e Nicola Rubini (omonimi del Maestro, nessuna parentela)) capiva immediatamente - dalla limpidezza dell’espressione tecnica - che quelli erano pugili della “scuola” di Romano Rubini. Impossibile confondersi! Bastava vedere come portavano i colpi diretti, il jab, la conclusione d’una combinazione sempre con il gancio o il montante sinistro (perché è così che Romano insegnava), la coordinazione, l’impostazione, l’equilibrio, e soprattutto prendere pochi colpi, sapersi proteggere. Credo che nessun altro a Bologna sia stato capace di insegnare la tecnica come ha saputo fare Romani Rubini. Già dai primi Anni Settanta. Quando allenava in una palestra fuori Lame, la Bologna Boxe, che si chiamava Loherma, dal nome dello sponsor. Uno degli allievi di Romano a quei tempi era Giuseppe Quartarone. Sì, il prestigioso arbitro internazionale, nativo di Bologna, personaggio della boxe italiana che un paio di settimane è il nuovo Presidente del Comitato Regionale FPI dell’Emilia Romagna.  E proprio Quartarone ha collaborato attivamente con il Presidente della Sempre Avanti, Patrizio Del Bello, e con Christian Cavazza (che in questi anni è il Maestro di pugilato della “nuova” Sempre Avanti), per la realizzazione di questa iniziativa. E celebrare come merita un tecnico quale Romano Rubini.
Negli spazi suggestivi all’aperto di “Fuori Orsa”, al Dopolavoro Ferroviario, ad abbracciare  l’Uomo che è stato per loro un maestro di pugilato e di vita, c’erano Ahmed Ferchichi, Tiziano Nicoletti, Nicolò Bertolino, Slavka Vitali, Nicola Rubini, Angelo Audace, Federico Orazio, Nicola Balzano, Giampaolo Masotti, Vadim Dedov, Davide Ambroggio, Marco Foresta, Gabriele Grosu, Mirko Paganelli.
E ovviamente Rotolo, Pesci e Cavazza, che sono stati i pugili più importanti cresciuti alla “scuola” di Rubini. 
Come molto validi sono stati Raniero Rubini e Francesco Sgroia. Ottimi Dilettanti, poi un promettente impatto nel Professionismo ma una carriera finita troppo presto.
LE STELLE - Simone Rotolo, campione d’Italia da dilettante negli Assoluti del 1997 in maglia Sempre Avanti, ha sviluppato una carriera importante da pugile Professionista. Quattro volte campione d’Italia (due da superwelter, due da medio) e quattro volte detentore del titolo Intercontinentale WBA dei superwelter. Ha anche sfiorato l’Europeo dei medi la sera del 27 ottobre 2007 perdendo la sfida con un verdetto contrastato - split decision - in Germania contro Sebastian Sylvester, solido pugile tedesco che successivamente andrà a conquistare il titolo mondiale IBF dei medi.
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Paolo Pesci, che ha avuto il maestro Rubini come tecnico ai tempi della Loherma, è stato pugile di apprezzabile tecnica, soprattutto un sapiente tattico, dotato di abilità difensiva. La scuola-Rubini gli è servita, in particolare, quando nel Professionismo è stato campione d’Italia dei pesi welter nel 1989 e nel 1990. Ha incontrato due volte Alessandro Duran e una volta lo ha sconfitto.
Christian Cavazza è stato interprete d’una lunga e bellissima carriera dilettantistica. Campione d’Italia nei pesi mosca agli Assoluti del 2000 e del 2002. Più volte ha indossato la maglia azzurra, una certezza per la Nazionale nella categoria dei mosca.
Raniero Rubini aveva tutto per arrivare molto lontano. Campione d’Italia Dilettanti nel 1989, in maglia azzurra fra gli interpreti della sfida USA-Italia nel febbraio 1990. A Saint Louis con coraggio salì sul ring confrontandosi con il talentuosissimo Curtis Byrd, talento americano che poi, il mese successivo, sarebbe arrivato fino alla semifinale dei Campionati Nazionali degli Stati Uniti. Raniero perse contro Byrd. Poi, rientrato in Italia, decise per il passaggio al Professionismo. Un impatto forte, estremamente interessante. Dall’ottobre 1991. Otto combattimenti nello spazio di undici mesi: 7 vittorie e 1 pari. Era lanciatissimo. Racconta Paolo Pesci, suo compagno di palestra. “Io credo che Raniero, peso welter come me,  sia stato il pugile più forte che Romano Rubini abbia avuto a mano. Aveva tutto per emergere. Purtroppo quel maledetto incidente lo ha bruscamente fermato mentre era in piena ascesa”.  Quando il destino si mette di traverso… 
Fu un ladro ad incrociare la strada di Raniero. Proprio sotto casa. Raniero se ne accorse e riuscì a bloccarlo. Pare che il ladro si sia trovato KO. Però Raniero Rubini ci rimise la mano. Frattura. Successe che… l’intervento chirurgico non andò propriamente bene, o comunque ci furono complicanze, saltò fuori un’infezione. Insomma, quella mano non è mai più tornata a posto. Ovviamente dovette nel 1992 direi addio al pugilato e ai sogni di gloria.
Ma torniamo a parlare del Maestro. Proverbiali sono le “letture” di Romano Rubini. Le letture dei match. Dall’angolo, senza alzare la voce, con una lucidità e un tempismo straordinari, telecomandava attimo per attimo i suoi pugili. L’ho visto, l’ho visto tante volte ed era lui stesso uno spettacolo. Essere lì a bordo ring e ascoltarlo, così preciso, così lucido, così intenso, pareva davvero di assistere ad un clinic. Ogni volta era una vera lezione di buon pugilato.
Romano, dopo gli anni della Loherma, entrò in Sempre Avanti nel 1989. Rimanendovi fino al 2017. Poi, un anno, un anno e mezzo alla Regis.
Romano Rubini, prima di dedicare come un missionario la sua vita all’insegnamento della Nobile Arte, è stato un buon pugile Professionista. Dal 1962 al 1967. Ventinove match, 18 vinti, 8 persi, 3 pareggiati.
Una sola sconfitta prima del limite. Il 5 dicembre 1967. Contro Eddie Blay. Che è stato un valoroso pugile ghanese, un fuoriclasse del team di Umberto Branchini.
Alle visite mediche, dopo quella sconfitta, scoprirono che Romano Rubini non ci vedeva più bene da un occhio. E forse da tempo…
Non gli diedero l’idoneità.
Pazienza. Il pugilato italiano perse un buon pugile ma trovò un grande Maestro.
I suoi allievi dicono di lui.
Christian Cavazza: “Ho fatto venticinque anni di pugilato con Romano Rubini. Cominciai ad allenarmi con lui nel 1989. Ho fatto oltre un centinaio di combattimenti sotto la sua guida. Vincendo tre titoli italiani Assoluti. Sono stato per tre anni in Nazionale, ho avuto l’opportunità di combattere all’estero: Brasile, Spagna, Francia, Inghilterra. Mi sono tolto parecchie soddisfazioni. Smisi nel 2003. Da alcuni anni sono l’allenatore della Sempre Avanti, stiamo lavorando bene, si sta creando un bel gruppo che sarà sempre più competitivo. A Romano Rubini sarò infinitamente grato. Mi ha insegnato tantissimo. E’ stato un maestro particolare: era un po’ un orso, aveva le sue regole, i suoi princìpi di pugilato. E dovevi fare come diceva lui. Sotto questo aspetto è stato alquanto intransigente. Di sicuro mi sento di dire che sia da considerare uno dei più grandi nell’insegnare la tecnica della boxe. Ha fatto crescere pugili che hanno portato 23-24 titoli di Campioni d’Italia. Un perfezionista, come maestro. Non era mai contento delle prestazioni. Mi ricordo che mi tirava certe cioccate nello spogliatoio dopo i match. A volte vincevo degli incontri e mi sembrava d’aver combattuto bene, mi sentivo davvero soddisfatto, ma poi arrivava il contraccolpo quando lui mi faceva l’elenco di tutto quello che non avevo fatto bene. Ci rimanevo male. Ma questo per me era anche uno stimolo, a fare sempre meglio. E’ così che si migliora e si cresce. Quando un pugile di Romano non vinceva contro un avversario qualitativamente inferiore, lui ti distruggeva. Ma giustamente, giustamente”.
Simone Rotolo confida che da ragazzino il pugilato non gli piaceva, proprio non gli interessava. Crescendo, e avvertendo il bisogno di fare sport, e che fosse duro, arrivò a scegliere - guarda caso - il pugilato. “Perchè volevo fare uno sport vero”.
Così, la strada di Simone incrociò quella del maestro Rubini. “Lui e la boxe mi hanno insegnato la disciplina. Mi hanno insegnato a vivere”.
Ahmed Ferchichi è arrivato direttamente da Londra per festeggiare il vecchio Maestro. Ferchichi, apprezzabilissimo Dilettante, campione italiano universitario, vicecampione in una edizione degli Assoluti, pugile della Nazionale italiana, terminata l’attività agonistica si era trasferito da Bologna a Londra. Nella capitale inglese ha aperto una palestra che ha avuto successo. Si chiama “Body&Boxing”. La combinazione di allenamenti di boxe al sacco con allenamento per tutto il corpo, e la fusione con altre discipline di fitness, rappresentano l’interessante progetto creato da Ferchichi. Utilizzando le conoscenze pugilistiche dei suoi anni bolognesi in Sempre Avanti e le conoscenze di fitness e di alimentazione approfondite nel suo lavoro in Inghilterra, l’ex-pugile del maestro Rubini ha realizzato un’idea che ha funzionato. C’è una buona parte di “scuola” italiana in questo progetto. Un’iniziativa che a Londra ha attirato un bel numero di clienti e che Ahmed Ferchichi si accinge ora ad esportare negli Emirati Arabi. Aprendo la palestra “Body&Boxing” a Dubai.
La celebrazione, nell’evento andato in scena al Fuori Orsa, era principalmente per Romano Rubini. Ma in realtà i riconoscimenti erano due. Purtroppo una indisposizione che sta portandosi dietro da qualche settimana ha impedito a Franco Palmieri, saggio uomo di boxe che ha lavorato a strettissimo contatto con Rubini per un ventennio, d’essere presente. Peccato. Comunque il Premio a Palmieri, per una vita tutta dedicata al pugilato, certamente la Sempre Avanti glielo consegnerà alla prima occasione utile.
Dopo il pomeriggio dell’emozionante festa per Romano Rubini, è andata in scena un riunione dilettantistica organizzata insieme dalla Sempre Avanti del maestro Cavazza e dalla Pugilistica Navile di Giuni Ligabue.
I risultati:
Categoria 80 chili: Martin Musolesi (Sempre Avanti Bologna) batte Giovanni Vitti (Quero Chiloiro Taranto) ai punti;
Kg 75: Matteo Di Giacomo (Pugilistica Navile Bologna) batte Ivan Gimmi (Quero Chiloiro) per RSC,
Kg 67: Vito Speciale (Quero Chiloiro) batte Oumar Camara (Pugilistica Navile) ai punti;
Kg 46, schoolboy: Vincenzo Camparelli (Quero Chiloiro) batte Luigi Balzano (Sempre Avanti),
Kg 75: Francesco Magrì (Quero Chiloiro) batte Dionis Hoznas (Pugilistica Navile) ai punti;
Kg 66: Imen Khebir (Sempre Avanti) batte Noemi Ferrara (Iron Gym Club);
Kg 50 Femminile: Chiara Gregoris (Pugilistica Navile) batte Rebecca Sanguineti (Bruno Arcari Boxing Team);
Kg 80: Federico Tessari (Sempre Avanti) batte Hamza El Haid (Circolo Polisportivo Campogalliano) ai punti.
Da registrare la bella vittoria di Chiara Gregoris al suo ultimissimo combattimento da Dilettante. Passa Professionista. Debutterà in una riunione che la Pugilistica Navile organizzerà, in collaborazione con Sempre Avanti, a novembre. In occasione d’una sfida italo-inglese.
In Sempre Avanti ha debuttato con una brillante prestazione il 75 cili. Federico Tessari, che si è trasferito a Bologna per fare l’Università.
E nell’occasione la Sempre Avanti ha premiato Bianca Maria Tessari, la giovane e forte campionessa d’Italia, già due volte vincitrice del Tricolore e del Campionato d’Europa. Chissà, anche Bianca Maria prenderà prima o poi, seguendo il fratello, la strada in direzione Bologna?




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