Un altro pugile in coma perché non fermato in tempo
Il mondo della boxe trattiene il fiato mentre il peso supermedio Aidos Yerbossinuly lotta fra la vita e la morte in un ospedale del Minnesota dopo la sconfitta per K.O. subita al 12° e ultimo round del match contro il cubano David Morrell e una delicata operazione al cervello. Chiunque ami la boxe, la commenti o semplicemente la segua, una situazione simile non è purtroppo una novità ma non va accettata come una inevitabile conseguenza di quello che è probabilmente lo sport più duro che esista e, di conseguenza, anche uno dei più pericolosi. Inutile nascondersi dietro un dito. Se, come tutti si augurano, Yerbossinuly, sopravviverà non sarà solamente un ex pugile ma con molte probabilità un uomo alle prese con le pesanti conseguenze di quanto è avvenuto su quel ring. Ci si dimentica troppo spesso le conseguenze durature, a vari livelli di gravità, che affliggono grandi nomi come quelli di Gerald McClellan, Michael Watson e Adonis Stevenson ma anche pugili meno conosciuti al grande pubblico come Magomed Abdusalamov e Prichard Colon solo per citarne alcuni.
La domanda d'obbligo è: si poteva evitare quanto accaduto? La risposta è, purtroppo, affermativa. Purtroppo perché significa che chi aveva il dovere di intervenire non lo ha fatto. Sarà anche facile puntare il dito a posteriori ma è incredibile che, dopo tanti anni di boxe moderna e di tragedie un angolo giustifichi ancora il proprio mancato intervento a difesa della salute del proprio pugile con la consueta motivazione che il pugile volesse continuare pur essendo da diversi minuti in grandi difficoltà. I pugili sono dei grandi guerrieri che non si arrenderebbero mai neppure di fronte alle più evidenti necessità, angolo e arbitro devono sapere intervenire a tempo senza ascoltarne il parere e proteggerli da se stessi oltrechè dagli avversari, è uno dei loro compiti, sono sul ring per questo. Yerbossinuly non era in difficoltà da 30 secondi ma da qualche round, almeno tre.
Il signor Tony Weeks è un arbitro di grande esperienza e fra i migliori della sua generazione. E' una ex guardia carceraria abituato a sedare risse fra pericolosi delinquenti ospiti delle patrie galere. Come è possibile abbia dato retta all'angolo del kazako e non alla propria esperienza? E' doloroso dirlo ma va fermato perché anche un solo errore non è, nel XXI secolo, più accettabile. E quei "secondi" non devono più poter assistere un pugile all'angolo.



