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I migliori 100 pugili della storia: Ali Muhammad

 

 

 

ALI MUHAMMAD nato Clay Cassius  (1942-2016)

Il più grande pugile di sempre? No

Il più grande peso massimo di sempre? Nemmeno

Il pugile più importante della storia della boxe? Si

L’atleta più importante della storia? Probabilmente Sì

La personalità più forte nella storia dello sport? Si

L’uomo che ha salvato la boxe dallo stop dopo le morti di Benny “Kid” Paret, Davey Moore ma anche di Alejandro Lavorante e Sonny Banks?  Più probabile che possibile.

Di Muhammad Ali si è scritto tanto, forse troppo. Molti libri su di lui sono inutili, soprattutto quelli di coloro che non lo hanno mai incontrato e magari scrivono cose che non sono né vere né veritiere. Un solo esempi: non si può per esempio credere che un Ali 18enne, figlio di una istruita borghesia nera,  abbia viaggiato con addosso un paracadute per la paura dell’aereo venendo in Italia per le Olimpiadi di Roma del 1960. E di cose simili se ne sono lette a carrettate facendogli un torto. Una cosa è probabile, se Ali fosse apparso sulla scena 10 anni prima negli Stati Uniti di Eisenhower non avrebbe avuto lo stesso impatto su una società bigotta. Ma negli Stati Uniti dei Kennedy, di Malcolm X e di Martin Luther King, Ali ha avuto la possibilità di esercitare, anche a proprie spese, il proprio fascino e la propria personalità. A proprie spese perché la rinuncia al titolo mondiale per la sua posizione sulla guerra del Vietnam gli è costata moltissimo in tutti i sensi ma è stata anche la cosa che ne ha fatto un mito ben al di là delle sedici corde di un ring, anche se quando l’amministrazione Carter ha provato a farne un proprio ambasciatore è stato un vero disastro perché l’uomo con tutte le sue contraddizioni (vedasi il suo comportamento con le mogli) era un enorme catalizzatore sociale ma non certo un diplomatico. In sostanza Ali è stato assieme un mito e un uomo fragile, come dimostrato nella drammatica seconda parte della sua vita, e questo è un dato determinante nella sua leggenda.

Ma a noi interessa più il pugile non è vero? Bene!  Si disse che non c’era mai stato un peso massimo così veloce. Di braccia non era vero, c’era Floyd Patterson, di piedi invece era vero. Nemmeno uno che parlasse così tanto e a volte, purtroppo, per sfottere gli avversari. Tutti i colpi del repertorio e una tecnica difensiva efficace solo fino a quando riflessi mostruosi potevano sostenerla, ma non ortodossa. Il bello è che, sorvolando sul modo dubbio in cui è diventato campione del mondo (ma lo sarebbe diventato, allora o poi, lo stesso) il migliore Ali è stato quello di prima del gran rifiuto, eppure nella memoria collettiva si ricorda di più quello della trilogia con Frazier e della vittoria a Kinshasa su Foreman, i suoi più grandi avversari assieme a quel Ken Norton che, come si dice, aveva il suo numero di telefono. L’Ali dopo il match di Manila con Frazier è invece quasi da dimenticare, copia sbiadita di un originale che inutilmente il Dr Pacheco cercò di fermare prima che accadesse l’irreparabile. Che puntualmente è arrivato non sotto forma di morbo di Parkinson, come si crede, ma di Encefalopatia Traumatica Cronica che magari si sarebbe presentata ugualmente ma non così presto.

Ali è stato il migliore in un’epoca di pesi massimi imparagonabile con qualsiasi altra precedente o seguente.  E avete mai visto un pugile ritiratosi da 36 anni avere funerali come fosse un capo di stato?

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