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Cardillo, un Granatiere sabato sul ring di Ferrara

Cardillo Primo piano
 Ciociaro, alto 1,90 per 120 chili, lavora a Roma nel mitico 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”. Sfiderà Venturelli per la cintura di Campione d’Italia dei massimi, che già è stata del pugile di Cassino nel 2017
di Maurizio Roveri
Lui, Gianmarco Cardillo, militare dell’Esercito italiano, un granatiere del 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna” a Roma, struttura fisica importante, 110 chili per 1,90 di altezza, è il pugile ciociaro che sabato 25 marzo sul ring del Palapalestra di Ferrara, in una straordinaria edizione del “Memorial Carlo Duran”, cercherà di riconquistare la corona di campione d’Italia dei pesi massimi. Già stata sua nel 2017. Cardillo è imbattuto da pugile Professionista. Come il suo avversario, Emanuele Venturelli, detto “El Loco”, che è figlio di quel territorio dell’Appennino tosco-emiliano dove sorge Loiano la gradevole cittadina che, negli anni ruggenti del pugilato italiano, era il “buen retiro” estivo del grande Carlo Duran. Era lì che l’italo-argentino dal lungo e sublime jab sinistro e dalle magistrali schivate preparava i match, in totale tranquillità. Lontano dalle estati torride di Ferrara. Loiano poi venne scelta come ritiro estivo anche dallo squadrone della Supermercato Mobili di manager Amaduzzi, che aveva in Nino Benvenuti la stella più prestigiosa.
Cardillo, nativo di Cassino e ora residente ad Aquino (13 chilometri più a sud-ovest) è fiero della sua Ciociaria e dell’importante tradizione pugilistica di questa zona del frusinate. Bellissimo territorio. Un angolo pieno di borghi, castelli, monasteri, arte, boschi, leggende, piazze. E di Pugili. 
Già: quando si parla di ciociari e di boxe, di passione e coraggio, vengono in mente le battaglie e le performances di Domenico Adinolfi, il guerriero di Ceccano, che è stato 4 volte campione d’Europa dei mediomassimi, quattro volte detentore del titolo italiano nella stessa categoria di peso, per poi passare nei massimi vincendo cinque combattimenti con in palio la cintura di campione d’Italia. Un ottimo pugile, che chiuse la carriera con 51 match vinti, 9 sconfitte e 3 pari. Valoroso fighter è stato anche l’indimenticato Domenico Tiberia, 105 match Professionistici combattuti e 67 vinti, sette volte campione italiano in tre categorie di peso: welter, superwelter, medi. 
Ma il più grande, il più prestigioso fra i pugili ciociari, uno dei “fenomeni” del pugilato italiano degli Anni Sessanta e Settanta, ovviamente è da considerare Bruno Arcari. Nato a Villa Latina, località collinare nella Valle di Comino, Bruno ha vissuto da bimbetto nella vicina Atina. Poi, il trasferimento della famiglia: dalla Ciociaria a Genova. E’ proprio nella città più importante della Liguria che Arcari da ragazzetto quattordicenne cominciò a frequentare la palestra della Mameli. Imparando l’Arte della boxe. Dopo una importante carriera dilettantistica da 85 match vinti, Arcari passò al Professionismo. E alla corte di Rocco Agostino l’etica del lavoro, l’umiltà, l’applicazione e il talento di Arcari raggiunsero la massima espressione. Il superleggero ciociaro-ligure ha firmato autentici capolavori. Vincendo complessivamente 18 match” titolati”: 4 titoli italiani, 5 titoli Europei e ben 9 titoli Mondiali della WBC. Bellissime pagine di pugilato d’altri tempi.
CARDILLO CON SPARRING CANCELLA
Cassinese come Gianmarco Cardillo( foto a dx ) è Ivan “il terribile” D’Adamo, che è stato successore di Cardillo sul trono “tricolore” dei pesi massimi. D’Adamo vinse il primo dei suoi due titoli tricolori dei massimi il 14 marzo 2021. All’età di quarant’anni. Ebbene, la storia pugilistica di D’Adamo ha qualcosa di raro, profuma di romanticismo. Ivan cominciò a fare pugilato tardi, molto tardi, salendo la primissima volta sul ring - da Dilettante - quand’era ormai ventinovenne… Non c’è un limite alla passione. 
Sotto queso aspetto supera proprio uno dei due interpreti del Tricolore dei massimi di sabato: cioè Emanuele Venturelli che - stimolato e coinvolto da Massimiliano Duran - iniziò a frequentare la palestra della Pugilistica Padana Ferrara ch’era ventiseienne, quasi ventisettenne. E proprio all’età di 27 anni Venturelli salì fra le sedici corde per il primissimo combattimento della sua vita. Era un 25 di marzo. Come questo sabato, guarda caso. 
Di Emanuele Venturelli, della sua storia pugilistica e della sua romanzesca vita, abbiamo già raccontato. Nell’articolo di ieri.
Oggi vi proponiamo Gianmarco Cardillo. E’ un militare dell’Esercito Italiano. Persona tranquilla, papà felice di tre figliolette, pugile per passione e vocazione (già campione d’Italia dei massimi), lavora a Roma. Sobbarcandosi 120 chilometri che, sommati a quelli del ritorno, fanno 240 al giorno. 
Cardillo, una settimana fa, ha “salvato” il main event della sostanziosa e lunga serata ferrarese. Dando la sua disponibilità, senza alcuna esitazione, a rimpiazzare il fiorentino Pietro Cappelli che era stato designato dalla FPI co-sfidante di Venturelli. Ma un problema ha fermato il pugile toscano durante la preparazione. E fortunatamente l’Organizzazione (Massimiiano Duran e Soili Schiavi, in collaborazione con Massimo Brognara e con Michele Delle Fave) ha potuto rimediare in fretta, e bene, all’inquietante contrattempo. Grazie, appunto, alla disponibilità di Gianmarco Cardillo.
Dieci giorni per preparare un Campionato d’Italia sono pochi. Però, a questa nuova opportunità di battersi per il titolo Tricolore non si poteva dire di no…
Ero già in preparazione per un altro impegno, programmato per fine marzo ma poi saltato. Pertanto, assieme al mio manager e al mio allenatore, abbiamo colto al volo questa occasione. Una opportunità importante. Per me è una grande emozione tornare sul ring dopo un periodo senza poter combattere. Soprattutto sarà suggestivo rientrare fra le sedici corde con un titolo in palio”.
Sei già stato campione d’Italia dei massimi, sei un pugile imbattuto, 11 match da Professionista ottenendo 10 vittorie, e 1 pari (TD). Però, il tuo ultimo combattimento risale al 13 giugno 2021. Vale a dire, 1 anno e nove mesi senza salire sul ring. Come mai?
Situazioni che non sono andate a buon fine. Match che dovevo fare e che poi non si sono fatti. Opportunità sfumate. In Italia, a livello di pesi massimi, è complicato combattere. E dunque mi sono trovato “fermo” sotto questo aspetto. Fermo, però non inattivo: non ho mai smesso di allenarmi, il lavoro in palestra ho sempre continuato a farlo, mi alleno regolarmente. Nella Ludi Palestra, ad Aquino. Aspettavo un’occasione per rientrare fra le sedici corde e ora finalmente è arrivata. Bella, importante. Per il titolo di Campione d’Italia. Stiamo lavorando bene in palestra. Mi sento a posto e molto motivato. Ho fatto i guanti con un buon pugile come Paolo Iannucci. E poi, sul ring di Ferrara mi porto dietro l’esperienza acquisita in 44 match da pugile Dilettante e 11 da Professionista”.
E c’è stata anche una speciale serata…
Sì, quella del 29 dicembre, 2017 quando ho conquistato la cintura di Campione d’Italia dei pesi massimi. Sul ring di Avezzano. Sconfiggendo Ivan Di Berardino ai punti, con decisione unanime”.
Cardillo Gmarco accapp
Proprio nell’anno in cui diventavi il peso massimi numero 1 d’Italia, il tuo avversario di sabato “studiava” da boxeur e saliva per la primissima volta sul ring. Venturelli aveva già 27 anni, ma si era messo in testa di diventare pugile. Anche cominciando a quell’età. Era una sfida…
Non è mai troppo tardi, non è mai troppo tardi per cominciare. Quando c’è passione, passione forte, si ha una marcia in più”.
Se tornerai ad essere Campione d’Italia, a chi dedicherai questo titolo?
All’ultima mia figlia. Era il suo compleanno, il giorno in cui mi è arrivata la telefonata che mi dava l’opportunità di combattere  nuovamente per la cintura tricolore. E allora, vorrei dedicare a lei l’eventuale mia vittoria. Mi sono ripromesso di farle questo regalo. A lei per prima, ma a tutta la mia famiglia che mi appoggia sempre”.
Armando De Clemente, manager e promoter di Avezzano, è da tempo un prezioso punto di riferimento per i pugili dell’Abruzzo e per il territorio laziale della provincia di Frosinone. Gestisce l’attività del pugile ciociaro fin dal debutto professionistico. Cioè dal l’estate 2015.
Cardillo è un pugile che definirei completo, poiché ha buona tecnica e un apprezzabile senso tattico. Struttura fisica solida. Ultimamente ha aggiunto massa muscolare, si è ingrossato, mettendo sù diversi chili in più rispetto a com’era nei precedenti match. Va detto che, prima, era un po’ leggeranno per la categoria dei pesi massimi. E’ una categoria, questa dei massimi, che non si può fare a 93-94 chili. Io la vedo così. E dunque Gianmarco ha raggiunto una struttura importante. Qualche tempo fa mi disse che entro la fine di marzo sarebbe stato fisicamente a posto, o quasi. Pertanto, è uscita questa occasione  e l’abbiamo colta. Chiaro, l’avessimo saputo un po’ prima, avremmo intensificato la preparazione con qualche seduta di guanti in più. Sappiamo che Venturelli è più leggero, ha un peso da cruiser e che, tuttavia, è abituato a combattere contro avversari più grossi e pesanti. Ha anche una limitata esperienza. Insomma: pur con il dovuto e giusto rispetto per l’avversario di Gianmarco Cardillo, credo che la differenza potrebbe esserci. Cardillo ha sostenuto un maggior numero di incontri, complessivamente, e dunque è più esperto. E’ già stato campione d’Italia dei pesi massimi. Pertanto ha fatto le 10 riprese. Valutando il tutto, mi sento di definire Cardillo più completo”.




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