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Dopo Ferrara: Venturelli: “Non è un pari, non può esserlo”

Cardillo e Venturelli pari

 

Lo sfogo (corretto) del loianese deluso dal verdetto di parità al termine di 10 round vibranti e duri per il titolo italiano dei massimi a Ferrara. Cardillo: “Io sono soddisfatto. Con appena una decina di giorni per preparare il match, e una sola seduta di guanti, non me l’aspettavo questo rendimento”. Si renderà necessaria la rivincita.


di Maurizio Roveri


E’ strano, e sicuramente cosa rara, che si concluda con un verdetto di parità un match per un titolo che era vacante. 95-95 per due giudici, 96-94 in favore di Gianmarco Cardillo il cartellino dell’altro giudice. A maggioranza, è verdetto di parità. 

Il campionato italiano dei pesi massimi continua a non avere un padrone. Occorrerà una rivincita fra i due interpreti d’una intensa e coraggiosa sfida al Palapalestre di Ferrara. Dieci round duri. Gonfi di emozioni. Match vero.

Emanuele Venturelli, il peso massimo di Loiano, “prodotto” pugilistico della Padana Ferrara, combatteva in casa. Partito forte, è arrivato stanchissimo alla fine della scalata. Al suo primo assalto al trono dei massimi, con appena 7 match (tutti vinti) alle spalle, e saltando dai 6 ai 10 round, pensava d’avere allungato le mani sul successo più importante. Dall’angolo salutava la gente che lo chiamava e che non vedeva l’ora di festeggiarlo.

Tutto in un attimo. La speranza, ch’era pronta ad esplodere in gioia. La tensione, quando l’arbitro (l’ottimo Antonio Marogna) ha chiamato i contendenti in mezzo al ring per l’annuncio del verdetto.  E il turbamento, che un pugile vive alla lettura dei cartellini, lenta e spietata. E poi, la delusione. La smorfia di forte delusione sul volto del guerriero di Loiano per quel risultato di “incontro pari”. Non se l’aspettava, Venturelli, ma forse lo temeva. 

Questo match non è un pari, non può esserlo. Mai. Io ritengo di aver vinto almeno 6 round. Le prime cinque riprese di sicuro. E credo che su questo non possano esservi dubbi. E allora: se vinco le prime cinque riprese e alla fine salta fuori una parità, significa che fra la quinta e la decima io non ho più vinto una ripresa? Se mi dicono che è così, e mi spiegano perché nella seconda parte del match io non avrei vinto neppure un round, allora questo verdetto lo accetto. Sennò non posso accettarlo”

Così si sfogava, in maniera chiara e al tempo stesso corretta, Emanuele Venturelli nello spogliatoio sabato notte. Ribadisco il concetto: uno sfogo. Non una polemica. 

Riprendendo poi il discorso. “D’accordo, Cardillo è esperto, è stato campione d’Italia, tutto quel che volete… però non me ne frega niente: se ho vinto, ho vinto e se ho perso, ho perso. Il verdetto di parità dopo 10 round combattuti, intensi, coraggiosi, dove due pugili hanno dato tutto quel che avevano, che cosa significa? Che senso ha? Il pari, dal mio punto di vista, lo debbono togliere dal pugilato. Abbiamo combattuto duro, aspramente, Cardillo e io. Abbiamo fatto sacrifici. Ed è come non fosse successo niente. Tutto come prima. Io ho avuto un calo, alla distanza. Ma il mio avversario, quando ero sulle corde e lui si appoggiava a me, non faceva niente. Io ho sbagliato ad interpretare la seconda parte del combattimento, ma di sicuro non ho perso cinque riprese”.

Massimiliano “Momo” Duran lì vicino cercava di tranquillizzare il suo peso massimo, comprensibilmente deluso. Gli faceva osservare - in modo quasi paterno, con sensibilità, come sanno fare i bravi maestri - qualche piccola lacuna che c’è stata da parte del pugile nel corso della preparazione e come fare meglio la prossima volta. Il disappunto però era forte nel peso massimo di Loiano, che era sicuro d’avere vinto e si sentiva già Campione d’Italia. Venturelli ha dato e preso colpi per dieci round sul ring, in una battaglia cruda, di fatica e sofferenza. 

Sono sei anni - esclamava il pugile - sei lunghi anni che stiamo lavorando duro per questo giorno. Ho cominciato a frequentare la palestra che già avevo 27 anni, dal niente ho iniziato pazientemente a imparare il pugilato, e poi a combattere da Dilettante ed avevamo un sogno: il titolo italiano dei  Professionisti. Il titolo dei pesi massimi. Nessuno ci ha regalato niente. Siamo andati avanti, il mio maestro e io, con il nostro lavoro, con le nostre fatiche, la nostra determinazione, tanti sacrifici, io sul ring a 90-91 chili contro avversari che spesso erano più grossi e pesanti di me. Con le nostre forze e la nostra convinzione eravamo partiti per un’avventura che molti ritenevano impossibile, e ci davano dei pazzi, ma siamo arrivati fin qua. Sei anni di viaggi, tutti i giorni, da Loiano a Ferrara, e ritorno, per allenarmi duramente. E poi il grande giorno è arrivato. Io ho dato tutto quello che avevo in corpo, nel mio cuore, nella mia testa, nei miei pugni. Non è bastato?”.

Al limite, avrei preferito un verdetto di sconfitta, almeno me ne sarei fatta una ragione. Ma un risultato di parità mi trasmette una sensazione strana, non sta a dire niente…”.

Massimiliano Duran ascoltava, lasciava che il suo peso massimo sfogasse l’intensa delusione che lo stava tormentando. Massimiliano, che sul ring è stato un grande Campione, sa bene che cosa prova un pugile in certi momenti.

E allora con calma, con equilibrio, il maestro - guardando già avanti - spiegava: “Ascolta, Emanuele. Se vuoi, facciamo la rivincita. Riprendiamo a lavorare in palestra. Cercando di migliorare. Ma voglio vedere grande costanza. Ogni giorno, ogni giorno”.

E Venturelli: “Certo che la voglio, la rivincita. Ma presto. Non voglio aspettare altri sei mesi”.

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La notte è passata. Insonne. Il peso massimo di Loiano mi confida: “L’ho rivisto tre volte, il combattimento. Tre volte. E sono giunto alla constatazione che alla fine della battaglia c’erano 2 punti di vantaggio per me”.

E’ un Venturelli tranquillo, quello che ho sentito ieri. Maturo. Un ragazzone che da qualche tempo sta cercando di cambiare mentalità. 

Ammette: “Evidentemente io non sono stato così bravo a far capire la mia superiorità. C’erano quasi venti chili di differenza fra Cardillo e me, eppure i colpi più pesanti li ho portati io. E’ vero, nel finale ero un po’ stanco. Lui è stato furbo, perché ha decisamente più esperienza di me. E mi veniva addosso, alle corde, con il suo corpo. Cercava la corta distanza, i clinch. Mi faceva far fatica. Cardillo è quasi 110 chili, io combatto solitamente a 90. Come struttura sarei un cruiser. Fin dall’inizio di quest’avventura, però, ho accettato di fare la categoria dei pesi massimi. Con i pro e i contro. Manca l’ultimo passo. Lo farò. Ho capito che per cercare di conquistare il titolo italiano debbo fare di più. Sono contento per lo spettacolo, sotto l’aspetto del coinvolgimento emotivo, che Cardillo e io abbiamo dato. E’ stato un combattimento vero, duro, fra pugili fieri e orgogliosi. Battaglia aspra. Molto corretta. Sono anche contento per il pubblico: questo Campionato d’Italia dei massimi ha fatto il pienone sabato sera al Palapalestre ferrarese”.

Gianmarco Cardillo, il pugile di Cassino, la prende con filosofia. “Non è arrivata la vittoria, ma mi ritengo soddisfatto del mio rendimento. Sono stati 10 round di alto livello. Intensi. Non me l’aspettavo, essendo al rientro sul ring dopo venti mesi fermo. Abbiamo avuto soltanto dieci giorni per preparare questo match, e una sola seduta di guanti. Tutto sommato, va bene così. All’inizio ho faticato a trovare ritmo e a prendere il tempo. Ma io sono un diesel. Destinato a crescere alla distanza. Così è stato. Pur avendo avvertito una noia muscolare, una contrattura alla spalla sinistra forse già dal secondo o terzo round”.

Soddisfatto anche Armando De Clemente, l’esperto manager di Avezzano che gestisce l’attività professionistica di Cardillo. “Per la rivincita avremo la possibilità di programmare bene la preparazione e soprattutto avere gli sparring. Cosa che per questioni di tempo non ci è stato possibile organizzare per questo combattimento di Ferrara”. 

Guardando avanti. Con ottimismo. 

Che cosa avverrà adesso? Questo verdetto di parità richiede una rivincita immediata. Si presume pertanto che fra circa quattro mesi Venturelli e Cardillo dovranno tornare a battersi. Per questo titolo italiano dei massimi (vacante già da tempo) che non ne vuole sapere di avere un padrone.

Scininà saluta il pubblico

LA BELLEZZA DI SCHININA - Davvero egregia, dal punto di vista della qualità degli otto match Pro, la riunione messa in piedi da L’accademia, l’Organizzazione di Massimiliano Duran e di Soili Schiavi. Grande merito va ai pugili. A tutti i pugili coinvolti nella kermesse del Memorial Carlo Duran (ventiduesima edizione, la più spettacolare). 

Ha catturato applausi a scena aperta Federico “El Tano” Schinina. Il ventottenne superleggero italo-argentino (7+1- foto a sx ) ha classe. La sua boxe è di altro livello. Una delizia per gli occhi ammirarne l’abilità difensiva, le millimetriche schivate (anche indietreggiando e rientrando), gli eleganti spostamenti. E la scelta di tempo. Può aver difettato un po’ di continuità, tuttavia ha mostrato “perle” che dalle nostre parti raramente si vedono.

Scinina primo Piano alza

E’ la boxe di un potenziale Campione, di un talento emergente. Schinina (foto)ha vinto ai punti - limpidamente - contro un avversario valoroso. Maycol Escobar è un duro, uno che non molla mai. Il nicaraguense che vive nel vicentino ha diverse sconfitte nel suo record perché è un pugile che accetta battaglie di ogni tipo: è abituato a combattere ovunque, e contro avversari ostici. Non è da considerare un “collaudatore”. Il piccolo Maycol è un pugile vero, forte, con tantissima energia. Un fighter che sa regalare spettacolo anche perdendo. Premiando Schinina come miglior pugile del “Memorial”, l’ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane) in un certo senso è come avesse premiato anche il valore di Maycol Escobar.

Licara Antonio a Ferrara

Bello, convincente e con tanto stile è il pugilato del ferrarese Antonio Licata (4 match, 4 successi- foto). Ha personalità, ritmo, tempismo. Il sinistro pungente e veloce. E una buona impostazione difensiva. Bravo anche il suo tenace avversario, Nassim Boussadra, un ragazzo appena ventenne.

Amore Nicolo a ferrara

Una prestazione di qualità, e decisamente intensa, l’ha firmata Nicolò Amore (foto) Il riminese ha sovvertito il pronostico affrontando l’italo-cubano Reynier Palmero. La rapidità di Amore, il senso dell’anticipo, l’uso dei colpi dritti, le finte, le schivate, nonché gli spostamenti di questo interessante ragazzo romagnolo allenato da Gianmaria Morelli sono andati a formare una ragnatela dentro la quale si è smarrito Palmero, troppo contratto e anche non sufficientemente concentrato. Bella vittoria di Nicolò Amore.

Ha vinto per “decisione tecnica” Aleksander Ramo, fermato dal medico per ferita provocata da una testata. Ed è arrivato così il nono successo in altrettanti incontri per questo tosto mediomassimo sul quale potrà fare grande affidamento il maestro Massimiliano Duran.

E’ stata una serata di grande paura per il mediomassimo Domenico Bentivogli, la cui prestazione è stata condizionata da alcuni colpi alla nuca subiti. Nel corso del match con Di Loreto. Uno sicuramente è piombato in maniera pesante nella regione cervicale posteriore. Possono essere stati anche involontari, il pugile della Padana Ferrara li segnalava all’arbitro. Ma il referee non è mai intervenuto in maniera decisa. Quei colpi irregolari hanno prodotto un problema al collo di Bentivogli. Il mediomassimo della Padana al termine del combattimento, appena sceso dal ring, ha avuto necessità di fermarsi immediatamente su una sedia. Il dolore forte al collo, bloccato. Il pugile era visibilmente stordito. Massimiliano Duran e suoi collaboratori gli hanno prestato i primi soccorsi, il tanto che bastava per portarlo nello spogliatoio. Dove è rimasto a lungo. Sdraiato sul lettino. Con il medico della riunione costantemente al suo fianco. Poi, in barella, è stato portato all’esterno, caricato sull’ambulanza e portato in ospedale. Per i necessari controlli. E’ poi tornato al Palapalestre. Per assistere al combattimento del suo amico Venturelli. La grande paura era passata, ma il ricordo di quel che è successo rimarrà. Domenico Bentivogli mi ha confidato che potrebbe decidere di chiudere lì la sua storia pugilistica.

Ahmed Obaid continua a non farsi capire. Sabato ha combattuto bene, forse ha vinto 4 round su 6. Eppure… gli hanno dato la parità.

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