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13 Maggio 1989: Roger Mayweather vs Julio Cesar Chavez II: la Rivincita

13 Maggio 1989: Roger Mayweather vs Julio Cesar Chavez II…la Rivincita

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Il 13 Maggio 1989 Don King convinse a suon di dollari lo statunitense Roger Mayweather a salire nuovamente sul ring contro il messicano Julio Cesar Chavez a quattro anni di distanza dalla severa lezione subita a Las Vegas, quando venne respinto in soli due round nel tentativo di strappare il titolo WBC dei Superpiuma dalle mani dell’imbattuta star di Culiacan. Questa volta per altro i ruoli erano invertiti ed a salire sul ring di Inglewood, California, in qualità di campione fu Mayweather, alla quinta difesa della corona iridata WBC dei Superleggeri conquistata un anno e mezzo prima. A sfidarlo come detto Julio Cesar Chavez, campione WBC e WBA dei Leggeri che dopo aver sbaragliato il campo aveva deciso di fare il salto di categoria, per quella che a discapito dell’ancor giovane età era già la sua quattordicesima sfida iridata. 

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Roger Mayweather (34-5-0, 23 Ko’s), USA, 28 anni. Nato a Gran Rapids nel Michigan negli ultimi decenni il suo nome è stato associato dal grande pubblico più per essere stato l’allenatore, nonché Zio, del popolare Floyd Mayweather Jr. Ma gli occhi dei più attenti ed in generale di tutti gli addetti ai lavori sanno che in realtà fu uno dei pugili più in voga e considerati per tutti gli anni 80 e 90. Soprannominato Black Mamba per la rapidità con i quali sapeva portare i suoi colpi, spesso letali, sfruttando il poderoso allungo, era dotato di un bagaglio tecnico di assoluto livello, a discapito di una tenuta ai colpi di non eguale consistenza. Già da dilettante seppe mettersi in evidenza vincendo 64 dei suoi 68 incontri. Passato professionista nel 1981 fu protagonista di un avvio di carriera fulminante coinciso con una striscia vincente di 14 vittorie (8 Ko’s) in soli 16 mesi che lo portarono il 19 Gennaio 1983 a soli 21 anni sul ring di San Juan di Portorico al cospetto dell’esperto idolo di casa e campione dei Superpiuma WBA Samuel Serrano, annientato dopo 8 round per KOT. Dopo due agevoli difese del titolo ecco però arrivare il 26 Febbraio 1984 una dolorosa ed inopinata sconfitta contro l’americano Rocky Lockridge, ex campione dei Piuma abile a colpirlo a freddo spedendolo KO dopo pochi minuti del primo round mettendo a nudo quello che era il vero tallone d’achille di Mayweather, la mascella. L’impatto di questa sconfitta fu mentalmente così devastante che il buon Roger, evidentemente ancora avvolto dai fantasmi, perse ai punti di slancio anche il match di rientro contro il non esaltante Tony Baltazar (UD10). Quattro vittorie consecutive nei dodici mesi seguenti convinsero ad ogni modo l’allenatore Jesse Reid ed il suo staff che il peggio era ormai alle spalle ed accettarono quindi di mandare il loro protetto all’assalto del titolo iridato WBC dei Superpiuma detenuto dall’imbattuto messicano Julio Cesar Chavez. Mai scelta fu più sciagurata perché la sconfitta che ne seguì (KOT2) rischiò seriamente di compromettere la carriera di Mayweather. Nei due anni successivi il pugile del Michigan seppe infatti ricostruirsi con fatica, vincendo sette dei nove incontri disputati ma perdendo entrambi i match chiave per mano degli statunitensi Freddie Pendleton (KO6) e del leggendario Pernell Whitaker (UD12). Quando il picchiatore messicano Rene Arrerondo campione di Superleggeri WBC propose a Mayweather di sfidarlo a Los Angeles il 12 Novembre 1987 era convinto di poter difendere agevolmente la cintura mettendo a referto una prestigiosa vittoria contro un pugile tanto conosciuto quanto ormai innoquo. Finì invece tre volte gambe all’aria col morso del Mamba arrivato all’improvviso al sesto round prima che arbitro e regolamento chiudessero la contesa. Completamente rinato agonisticamente nell’anno e mezzo seguente Mayweather difese il titolo in ben quattro occasioni respingendo gli assalti dell’ex iridato statunitense Harold Brazier (SD12), dei messicani Mauricio Aceves (KOT3) e Rodolfo Gonzalez (KOT12) e nell’ultimo incontro del già campione dei Leggeri IBF, il paisà Vinnie Pazienza (UD12). Poco tempo per rilassarsi perché l’ombra lunga di Chavez si stava già stagliando all’orizzonte.

 

Julio Cesar Chavez (62-0-0, 52 Ko’s), Messico, 26 anni. Di famiglia poverissima nacque nella provincia di Sonora, più precisamente a Ciudad Obregon, per poi spostarsi insieme ai nove fratelli a Culiacan nella penisola di Sinaloa, una delle zone più pericolose e violente del pianeta, tristemente nota per i cartelli
della droga e per la corruzione dilagante a tutti i livelli, organi di sicurezza compresi. Figlio di un ferroviere entrò in palestra a sedici anni e dopo solo un anno e 14 incontri da dilettante tentò di sbarcare il lunario esordendo tra i professionisti nel Febbraio del 1980. Mai scelta fu più azzeccata dato che nei quattro anni seguenti collezionò una striscia di 43 vittorie consecutive corredate da ben 37 soluzioni prima del limite. Con tale score le porte di una sfida iridata si schiusero a furor di popolo il 13 Settembre 1984, quando sul ring dell’Olympic Auditorium di Los Angeles, davanti ad un pubblico quasi esclusivamente tricolore andò in scena il derby fratricida contro il connazionale Mario Martinez, valevole per il vacante titolo WBC dei Superpiuma che Chavez risolse da par suo per KOT all’ottavo round. Da quel momento e nei tre anni successivi ebbe inizio un vero e proprio regno incontrastato e di pari passo prese forma la leggenda del pugile messicano, che sbaragliò il campo da qualsiasi possibile avversario credibile. Come accennato in precedenza sotto i suoi colpi caddero nove sfidanti tra i quali risaltano in sequenza lo statunitense di origine messicana Ruben Castillo (KOT6), gli americani Roger Mayweather, zio del più noto Floyd, (KOT2), e Rocky Lockridge (MD12) che gli rese la vita difficile quasi quanto seppe fare il portoricano Juan Laporte (UD12) in un match leggendario. Per trovare avversari all’altezza non restava che salire di categoria e lanciare il guanto di sfida al terribile picchiatore portoricano Edwin Rosario, campione WBA dei Leggeri e così il 21 Novembre 1987 a Las Vegas i due si ritrovarono faccia a faccia. Quello che seguì fu un vero show da parte di Chavez che impartì a Rosario una vera e propria lezione di boxe costringendo l’arbitro ad interrompere l’incontro all’undicesimo e penultimo round con il portoricano sull’orlo del KO. Nei dodici mesi successivi il campione salì sul ring altre cinque volte, sebbene difendendo il titolo solo in due occasioni, la prima regolando l’imbattuto statunitense Rodolfo Aguilar (KOT6). La seconda nel derby contro l’altra leggenda messicana Josè Luis Ramirez, un picchiatore con al suo attivo 101 vittorie a fronte di sole 6 sconfitte e ben 82 Ko’s. I due campioni si sfidarono il 29 Ottobre 1988 a Las Vegas per la riunificazione dei titoli WBC e WBA dei Leggeri. Il match venne interrotto dal medico all’undicesimo round a causa di una testata che provocò uno squarcio sull’arcata sopraccigliare di Ramirez. Chavez venne penalizzato di un punto e si andò alla lettura dei cartellini al termine del round precedente. Risultato (96-94, 95-93, 98-91) per Chavez. Ora sotto con Mayweather.

Roby Maddonini

Rivediamo  l'affascinante sfida

 

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