Ricorre oggi il 39esimo anniversario dell’incontro che ha generato uno dei più clamorosi errori arbitrali della storia del pugilato.
Il 3 giugno del 1979, sul ring del Ceasar Palace di Las Vegas, il messicano Carlos Zarate difendeva il titolo mondiale dei pesi gallo WBC contro il connazionale e compagno di scuderia Lupe Pintor.
Zarate è stato sicuramente uno dei migliori pesi gallo di tutti i tempi e probabilmente il più spietato picchiatore delle piccole categorie di peso.
Conquistò il titolo mondiale l’8 maggio del 1976 al Forum di Inglewood battendo per KO alla nona ripresa Rodolfo Martinez, altro messicano, titolo che difese in nove occasioni ottenendo altrettanti successi prima del limite.
Quella eccezionale striscia di incontri vincenti si interruppe nella sfida contro Pintor, vittima di un verdetto ingiusto e frustrante allo stesso tempo.
Zárate si presentò a quell’appuntamento da legittimo favorito con un record fantastico di 54-1 composto da 53 successi prima del limite.
L’unica sconfitta risaliva all’anno precedente quando si recò a San Juan di P.Rico a sfidare Wilfredo “Bazooka” Gómez, altro terribile picchiatore, per il titolo dei pesi super gallo WBC, dal quale venne battuto in cinque riprese.
Il match iniziò a bassa velocità ma i due contendenti accellelarono il ritmo con il passare delle riprese.
In favore di Zárate il primo episodio significativo del match, quando riuscì ad atterrare Pintor verso la fine del quarto turno con una precisa combinazione destro-sinistro.
Fu quello il primo atterramento subito in carriera dal giovane Pintor che si rialzò prontamente dimostrando di non aver subito ne danni fisici, ne psicologici.
Il campione in carica continuò a tenere in mano l’iniziativa nei round intermedi alternando solidi colpi al corpo e al volto, mantenendo oltretutto una difesa attenta ed ermetica.
Pintor ebbe il suo momento di gloria nella decima ripresa quando riuscì a far barcollare Zárate con un gancio sinistro alla mascella.
Nonostante ciò, sembrava scontato che Zarate fosse riuscito a portare a casa anche questa decima difesa del titolo, visto che fu lui a mettere a segno i colpi migliori e a tenere l’iniziativa per gran parte del match.
Ma alla fine delle quindici riprese in programma,
incredibilmente, due giudici avevano Pintor in vantaggio di un punto (143-142) mentre il terzo vedeva Zarate avanti di dodici punti (145-133).
Una disparità di giudizi ridicola e scandalosa.
Anche con l'ampiezza, forse un pò esagerata, del cartellino in favore del campione, il giudice Martin aveva dato la vittoria all’uomo giusto, mentre i giudici Art Lurie e Harold Buck sono probabilmente stati distratti nel loro giudizio dalle celebrità presenti a bordo ring.
Per la gran parte degli addetti ai lavori Zarate aveva vinto il match con un vantaggio di 8 o 9 punti.
Il giorno dopo il combattimento, l'ex campione Zárate, nel corso di una conferenza stampa, affermò di aver subito una flagrante ingiustizia, invitando il WBC a rivedere il filmato del match e a cambiare il verdetto restituendogli il titolo scippato.
Il Presidente del WBC, Jose Sulaiman, pur ammettendo che il verdetto fosse errato, si rifiutò di modificarlo, ordinando l’immediato rematch.
Un orgoglioso e disgustato Zarate non accettò la decisione di Sulaiman, decidendo così, all’età di 28 anni, di ritirarsi dall’attività, nonostante avrebbe avuto ancora tanto da dare alla causa della boxe.
Invece, decise di dire basta.
Al di là di quel verdetto, sicuramente sbagliato, è onesto dire che il match contro Pintor fu per Zarate la classica goccia che fece traboccare il vaso.
Il fuoriclasse messicano stava iniziando a sentire il logorio di una lunga e dispendiosa carriera, iniziata nel 1970 all’età di 19 anni.
Zárate, prima del match con Pintor, stava già considerando la possibilità di lasciare il pugilato rivelando di iniziare a provare i primi sintomi di stanchezza.
Il campione aveva confidato ai suoi amici più stretti di aver perso, dopo anni di lavoro e sacrificio, il desiderio di allenarsi e che le sue motivazioni si stavano affievolendo.
La Boxe era la sua vita, ma la vita stava iniziando a chiedere, al suo corpo e alla sua mente, un tributo che non era più in grado di pagare.
Dopotutto, la boxe era ed è uno sport implacabile, al quale, se non ti dedichi completamente, corri il rischio di andare incontro a grassi rischi. In questo senso Zárate prese la decisione più giusta per lui che non si poteva certo discutere.
Purtroppo, sei anni dopo, nel 1986 come tanti altri campioni, Zarate decise di tornare sul ring per il peggior motivo possibile: problemi economici.
Mise insieme una striscia vincente di ben 12 incontri prima disputare due incontri con titolo mondiale in palio dove venne battuto in entrambe le occasioni.
Nell’ottobre del 1987 si recò in Australia per affrontare Jeff Fenech per il mondiale super gallo WBC, dove venne sconfitto per TD alla quarta ripresa per un taglio subito dall’australiano dopo uno scontro fortuito tra le due teste.
Niente da fare anche nel l’incontro che nel febbraio del 1988 lo oppose a Daniel Zaragoza al Forum di Inglewood per il vacante mondiale super gallo WBC, dal quale venne battuto per kot alla decima ripresa.
Fu quello l’ultimo incontro della sua straordinaria carriera chiusa con un fantastico record di 66-4 con 63 successi prima del limite.
Di lui ricorderemo le grandi prestazioni fornite prima della “rapina” subita nel match contro Pintor, quando le sua impressionante abilità e la sua straordinaria potenza vennero mostrate in tutto il loro splendore, qualità che fecero di lui uno dei migliori pugili messicani di tutti i tempi.
Quanto a Pintor difese il titolo mondiale conquistato contro Zarate in otto occasioni prima di passare tra i super gallo, dove divenne campione mondiale per la seconda volta nel 1985, battendo ai punti a Mexico City Juan Kid Meza.
Si ritirò nel 1995 con un record di 56-14-2 subendo sette sconfitte negli ultimi nove incontri disputati.
Max




