di Dario Torromeo
I Giochi Europei 2023, sul ringe della Nowy Targ Arena di Gracovia in Polonia ,Passa il turno anche Alessia Mesiano che ha messo sulla bilancia il peso dell’esperienza. L’altra, la ventenne rumena Loredana Andrea Marin, è apparsa subito intimidita dal contesto in cui si doveva muovere.
Una qualificazione olimpica, contro un’ex campionessa del mondo. Sono passati sette anni da quel giorno del 2016, il giorno del trionfo. Ma le doti pugilistiche non spariscono.
Alessia ha vinto tutti e tre i round.
Un buon gancio sinistro, la capacità di leggere le intenzioni della rivale e di anticiparla costantemente nell’azione, la possibilità di praticare la sua boxe fatta di serie di tre colpi, sufficientemente rapidi da intimorire e beffare la Marin.
Anche qui, come nel caso di Malanga, nulla di così esaltante da brindare a champagne. Ma è l’esordio in un torneo che vale un posto per Parigi 2024. C’è tensione in ogni colpo portato, in ogni schivata. Se vinci senza mai soffrire, anche se contro una rivale apparsa decisamente inferiore, vuol dire che con la testa sei dentro alla competizione.
Ed è questo che, credo, i suoi maestri le chiedevano. È andata bene.
Adesso però è in arrivo un test tosto negli ottavi di finale, lunedì. Incontrerà Natalia Shadrina (o Sadrina, il cognome appare con differente grafia in più siti). Ha 33 anni, è nata a Ulan Ude in Russia e della Russia è stata capitana della squadra agli Europei del 2019. Si è poi trasferita a Belgrado, dove attualmente vive. Difende i colori della Serbia. Quest’anno ha vinto la Golden Belt dell’IBA a Marrakech. È numero 12 della classifica mondiale, appena tre posizioni sotto l’azzurra. Match impegnativo anche se la favorita resta, comunque, Alessia.



