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Michael Carbajal, il mini mosca dalle mani di pietra

 

È stato sicuramente uno dei più forti campioni mondiali delle piccole categorie di peso della storia della boxe. 
Era soprannominato “Little Hands Of Stone” (piccole mani di pietra), appellativo scelto in onore del suo idolo, Roberto “mani di pietra” Duran, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, campione mondiale in quattro diverse categorie di peso.
Stiamo parlando di Michael Carbajal, classe 1967,
nativo di Phoenix, che è stato quattro volte campione del mondo nella categoria dei mini mosca.
Carbajal non è stato solo un grandissimo  professionista ma anche un eccellente dilettante.
Golden Glove 1986; campione nazionale dilettanti 1988, anno in cui vince anche i trials battendo in filale Eric Griffin. 
Partecipa ai giochi olimpici di Seoul 1988 dove al termine di un torneo estenuante, dopo quattro successi (allora non c’era il numero chiuso), conquistò la medaglia d’argento battuto in finale dal bulgaro Ivailo Marinov.
Verdetto discutibile in quanto ai più sembrava che 
Carbajal, grazie alla sua tattica aggressiva, fosse riuscito a portare a casa il match.
Questa decisione, insieme alla scandalosa sconfitta subita da Roy Jones nella finale della categoria super welter, è stata considerata una delle più impopolari e controverse di quella edizione dei giochi olimpici.
Portando in dote una medaglia olimpica, fu inevitabile il successivo passaggio al professionismo, che avvenne con la firma del contratto che lo legava alla Top Rank di Bob Arum.
Il suo esordio avvenne il 24 febbraio del 1989 ad Atlantic City in un prestigioso contesto ovvero il mondiale medi WBC tra Iran Barkley e il suo idolo Roberto Duran, che in questa occasione, con una vittoria ai punti per SD, conquistò il quarto titolo mondiale in quattro diverse categorie di peso della sua straordinaria carriera.
In quella occasione Carbajal si impose con un verdetto ai punti, sulla distanza delle quattro riprese, su Will Grigsby, in quel momento sconosciuto, che nel 1998 sarebbe diventato campione mondiale mini mosca IBF.
Dopo otto successi prima del limite su avversari di scarsa quotazione, per Michael arrivarono i significativi successi ai punti su Pedro Feliciano e Tony De Luca, ambedue sfidanti al titolo mondiale.
Seguirono poi altre due convincenti vittorie e Bob Arum cominciò a rendersi conto di avere tra le mani una possibile Superstar delle piccole categorie di peso, cosa non usuale negli Stati Uniti.
Il 29 luglio del 1990, dopo solo un anno e 5 mesi dal suo debutto e con 14 incontri disputati,  Carbajal affrontò il duro Thailandese Maungshai Kittikasem, che venne convinto a suon di dollari a mettere in palio il mondiale mini mosca IBF al Memorial Coloseum di Phoenix, praticamente nel giardino di casa dello sfidante.
Quella notte Michael fu fantastico.
Demolì chirurgicamente la resistenza del campione in carica infliggendogli due atterramenti nel corso della quarta ripresa è uno nella sesta.
L’epilogo nella settima ripresa quando una spaventosa combinazione di due colpi al corpo, un montante destro e sinistro, e infine una combinazione a due mani, lasciò Kittikasem indifeso contro le corde. A quel punto l’intervento dell'arbitro mise fine al combattimento e Carbajal diventò campione del mondo per la prima volta.
Difese il titolo in sei occasioni superando i panamensi  Leon Salazar (ko 4) e Robinson Cuesta (kot 8), i messicani Macario Santos (ko 2), Javier Varguez (pts 12) e Marcos Pacheco (pts 12), e infine l’argentino Hector Patri (pts 12).
A questo punto si erano create le premesse per la grande sfida contro il detentore della cintura WBC, il messicano Humberto “Chiquita” Gonzalez, altro fenomeno delle piccole categorie di peso.
La Top Rank fissò il match per il 13 marzo 1993 all’Hilton Hotel di Las Vegas.
I due protagonisti sarebbero stati i primi mini mosca a guadagnare una borsa di 1 milione di  dollari, nonché i protagonisti del primo match  trasmesso in PPV di questa divisone di peso.
Il match non tradii le attese. Fu spettacolare e feroce allo stesso tempo.
Carbajal venne atterrato nel secondo e nel quinto round. Pur sanguinante al sopracciglio destro, riuscì con le sue “manitas di pietra” a esplodere un gancio sinistro che colpi al mento “Chiquita”.
Gonzalez si voltò di lato e un'altro terribile destro lo centrò in pieno volto mandandolo al tappeto in posizione orizzontale. Era il KO che decretava il suo trionfo in quello che fu considerato l’incontro dell’anno dalla rivista specializzata “The Ring”.
Carbajal raggiunse in quella occasione l’apice della carriera e della popolarità. 
Divenne protagonista di alcune campagne pubblicitarie tra le quali quelle per la Diet Pepsi.
Ma come per la vita anche nello sport si sa che una volta raggiunta la vetta da quel momento non si può che scendere.
Difese il titolo in due occasioni battendo il sud coreano Kwang Sun Kim (kot 7), medaglia d’oro ai giochi olimpici di Seoul 88, e il domenicano Domingo Sosa (kot 5).
Arrivò così il momento di concedere la tanto attesa rivincita a “Chiquita” Gonzalez, che venne programmata da Bob Arum per il 19 febbraio 1994 al Forum di Inglewood.
A quell’importante appuntamento Carbajal non si presentò nelle migliori condizioni.
Dopo il trionfo su Gonzalez polemiche e vicende extra pugilato gli avevano confuso le idee.
Si era messo nei guai con la polizia che lo aveva accusato di aver sparato colpi di pistola dal tetto di una abitazione di Scottsdale dove si stava tenendo una festa privata. Sua sorella venne coinvolta in un alterco presso una stazione di servizio di Phoenix per il quale venne tratta in arresto.
Tutta questa attenzione indesiderata non giovò a Carbajal che non riuscì durante il match a mettere a segno un colpo decisivo come nella prima sfida finendo così per perdere l’incontro ai punti per SD (116-114, 113-115 e 112-117) subendo così la prima sconfitta in carriera.
Comunque da “Chiquita” si poteva perdere senza doversene vergognare, e oltretutto si erano creare le premesse per il terzo incontro della loro trilogia.
Carbajal torno sul ring a soli due mesi di distanza dalla sconfitta con Gonzalez battendo per kot alla quinta ripresa il messicano Abner Barajas.
Nel luglio del 1994 a Phoenix gli venne data dalla Top Rank una nuova opportunità di diventare campione del mondo ingaggiando il p.ricano Josue Camacho, campione WBO.
Anche in questa occasione Carbajal fu protagonista di una brillante performance che gli consentì di vincere ai punti con decisione unanime sul duro Camacho, che resistette indomito in piedi alle precise combinazioni alla testa e al corpo dell’ex campione.
Con un nuova cintura mondiale in mano Carbajal cercò di recuperare i titoli WBC e IBF affrontando nuovamente “Chiquita” Gonzalez.
Il terzo incontro tra i due guerrieri venne fissato per il 12 novembre 1994 alla Plaza de Toros di Mexico City, in un mega evento organizzato da Don King dove erano in programma ben cinque incontri con titolo mondiale in palio.
Ancora una volta, al termine dell’ennesima battaglia, fu un verdetto di stretta misura e non unanime (117-114, 116-113 e 114-114) a favorire Il fuoriclasse messicano.
Nonostante la sconfitta e nonostante fosse cosciente di aver imboccato la fase calante della carriera, Carbajal decise di proseguire l’attività allenandosi sotto la guida di suo fratello Danny.
Dopo il terzo match con Chiquita, Michael mise insieme una striscia di sette vittorie consecutive, tra le quali le più importanti furono quelle con Jose Quirino e Francisco Montiel.
Nel frattempo Humberto Gonzalez aveva abbandonato l’attività e Carbajal tornò nuovamente in gioco per combattere per la vacante cintura IBF.
Il 16 marzo del 1996 a Las Vegas, nel sotto clou del mondiale massimi tra Frank Bruno e Mike Tyson, Michael sconfisse con una decisione unanime ai punti il forte messicano Melchor Cob Castro, diventando così per la terza volta campione mondiale dei mini mosca.
In quella occasione, al cospetto di uno sfidante di prima fascia, Carbajal mise in mostra per l’ennesima volta la brillantezza del suo immenso talento. Sembrava aver recuperato il vigore dei suoi tempi migliori.
Il suo terzo regno durò ventidue mesi, periodo nel quando mise in palio il titolo in tre occasioni superando, sempre prima del limite, il colombiano Julio Coronel e i messicani Tomas Rivera e Tomas Cordoba.
Nel gennaio 1997 a Las Vegas per Carbajal arrivò il match che lo opponeva al colombiano Mauricio Pastrana, pugile ben strutturato ma che nulla avrebbe potuto se si fosse trovato di fronte il campione di un tempo.
Il texano in quella occasione sembrava essere invecchiato improvvisamente e non fu in grado di respingere l’azione dello sfidante che si impose con un discusso verdetto ai punti per SD.
Carbajal ritrovò una condizione accettabile in occasione del suo incontro del marzo 1997 a San Antonio, contro il “buldog” canadese Scotty Olson, da lui già battuto in occasione dei quarti di finale dei giochi di Seoul, messo KO nel corso dell’undicesimo round con uno spettacolare destro alla mascella.
Ma nel luglio successivo a Las Vegas, Carbajal non riuscì a contrastare il vigore del moto perpetuo sud africano Jacob Matlala che gli impose il kot alla nona ripresa in quella che sarà l’unica sconfitta prima del limite della sua gloriosa carriera.
Dopo questa battuta d’arresto Carbajal rimase fermo per i successivi diciannove mesi.
Il suo annuncio del ritorno all’attività non entusiasmò gli addetti ai lavori.
Nonostante ciò vinse tre incontri consecutivi prima di accettare di combattere il 31 luglio 1999 a Tijuana per sfidare il messicano Jorge Arce, astro nascente della categoria e detentore della cintura WBO.
Avrebbe dovuto essere il classico match che segnava il passaggio del testimone tra il vecchio e il nuovo campione. 
Le cose non andarono così. 
Arce dominò Carbajal per nove dei primi 10 round, ma il vecchio campione dalle mani di pietra dimostrò di essere ancora pericoloso atterrando una prima volta Arce nel sesto round.
Il match proseguì con il messicano che sembrava essere ritornato padrone del match, ma ancora una volta, il destro fulminante di Carbajal riuscì ad abbattere Arce nell’undicesima ripresa costringendo l’arbitro a fermare il combattimento, diventando campione mondiale per la quarta volta.
Dopo questo combattimento, Carbajal capì che era arrivato il momento di ritirarsi, e lo fece nel modo in cui ogni pugile vorrebbe farlo, ovvero da campione mondiale.
Chiuse la carriera con un record di 49 vittorie, 33 delle quali ottenute prima del limite, contro sole quattro sconfitte.
Nel 2006 sia lui che il suo acerrimo rivale “Chiquita” Gonzalez sono entrati meritatamente  nella Hall of Fame di Canasota, tempio degli immortali della storia del pugilato.
Carbajal vive ancora a Phoenix dove è proprietario di due palestre.
Max 

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