Il ricatto inserito nel contratto

Ci sono rivincite, "belle", strisce di 4, 5, anche 6 incontri che sono necessarie per definire una superiorità incerta accogliendo le richieste dei tifosi e difese che non sono assolutamente necessarie visto l'andamento del primo match ma che, purtroppo, vengono disputate perché previste nel contratto firmato dai due pugili e dai loro rappresentanti. Apprendiamo così che Erroll Spence eserciterà il diritto a riaffrontare subito il campione del mondo dei pesi welter Terence Crawford nonostante sia stato salvato dall'arbitro nel 9° round dopo 3 atterramenti e dopo avere vinto solo la prima ripresa di strettissima misura, tra l'altro una tipica ripresa di studio dove non è accaduto praticamente nulla. Intendiamoci queste cose sono successe anche in passato.
Per esempio Floyd Patterson, spazzato via in un minuto e qualcosa da Sonny Liston per il titolo mondiale dei pesi massimi, esercitò il diritto alla rivincita che si concluse allo stesso identico modo.
In tempi recentissimi il campione del mondo dei pesi leggeri Devin Haney ha dovuto concedere immediata rivincita all'australiano George Kambosos Jr dopo avergli tolto il titolo mondiale anche se un neofita avrebbe capito che, da come Haney aveva dominato il primo match, Kambosos aveva meno chance di vincere nel secondo match di quante ne avrebbe avute di vincere il primo premio alla Lotteria di Capodanno o a un concorso di canto lirico.

Ma c'è di peggio. Una diatriba sulla possibilità di inserire l'obbligo di rivincita è fra le cause del mancato match fra Tyson Fury e Oleksandr Usyk.
In questo caso si è raggiunto un livello di sottigliezza degno di migliore causa. Infatti Usyk per accettare la divisione della "torta" 70-30 che Fury voleva imporgli, ha posto come condizione che, se avesse vinto il primo match, sarebbe stato lui ad avere il 70% nella rivincita. Fury, che è un vero "gras de rost" come si dice a Milano (significa grasso d'arrosto), non ha accettato e buonanotte ai suonatori.
Così avremo presto una rivincita probabilmente inutile grazie a un sistema ricattatorio che è uno dei problemi della boxe, non l'unico certamente, ma uno che procrastina all'infinito il diritto di altri pugili di giocarsi la propria chance.



