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Ghaith Weslati, talento tunisino, ha sempre sognato di fare il professionista in Italia

Il giovane pugile emigrante verso un altro universo in cerca di opportunità vere è una storia sbocciata agli inizi del secolo  scorso e capace di animare migliaia di libri. Le avventure di innumerevoli campioni fuggiti da Cuba dopo il  1961, anno in cui fu  abolito il professionismo,   hanno arricchito le sceneggiature di tanti film a cominciare da Kid Chocolate, espatriato in America, terra generosa dove era possibile trovare lavoro e un  riscatto sociale specialmente sul ring. Ma esodi simili sono innumerevoli anche  dall’Africa verso l’Europa, principalmente  in direzione di Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Italia.  

WESLATI DUE in piedi

La storia di Ghaith Weslati, 23 anni, imbattuto in sei match da professionista,  di stanza alla Spes Fortitudo di Livorno  sotto la sapiente guida di  Lenny Bottai è un’altra  narrazione da leggere tutta di un fiato. Nato in Tunisia, talento naturale,  perdutamente affascinato dall’estro mancino di Vasyl Lomachenko, si avvicina giovanissimo al ring e in pochi anni entra nel team della nazionale tunisina. Vive momenti di pulsione fantastiche: Argento ai Giochi Africani Under 17, poi medaglia d’oro nella stessa competizione a livello Youthnel 2017. In quel momento decide che nel futuro della sua vita ci sarà il pugilato professionistico, diventato poi, una vocazione inarrestabile. Tenta la fortuna in Francia e in Belgio ma  trova molta  indifferenza e discriminazione, fino a quando non arriva il momento galeotto.

In Italia per uno stage FPI con la nazionale tunisina, Ghaith decide di  lasciare il team e rimanere nel nostro  paese e cercare un mentore capace di sottrarlo agli incubi del pregiudizio e della esclusione. Altri giorni penosi vissuti nei centri di prima accoglienza dei migranti  fino a quando nel  2021 un amico lo porta nella palestra di Livorno e  gli indica Bottai: ”Quello è il tuo maestro“.

Così inizia la storia italiana di “Kanas”  che  in arabo significa “cecchino”.  Lenny i primi tempi lo guarda con attenzione  e un pizzico di sospetto. Weslati non  ha  documenti. Viaggia con una fotocopia di quelli ufficiali che serve a poco a un clandestino di nome e di fatto anche per via di un problema creatosi in Tunisia e di impedimento al rinnovo del passaporto. Bottai continua a studiarlo. Ha talento,  gambe, tempo. É un mancino estroso   ma non frequenta la palestra tutti i giorni. 

Un giorno lo affronta e gli fa chiaramente intendere che se vuole davvero fare il professionista deve essere puntuale e assiduo e ogni sera allenarsi alla Spes. La risposta è immediata e positiva e accende la forte intraprendenza sociale di Bottai. Grazie ad un amico rivela la sua presenza alla questura di Livorno e lo presenta come un giovane laborioso che vuole fare pugilato. Il dirigente delle Fiamme Oro Masucci facilita la concessione di un permesso provvisorio  di soggiorno. Bottai chiede supporto  anche alla Federazione Pugilistica Italiana e il presidente Fpi Flavio  D’Ambrosi non gli nega il suo appoggio.  Attualmente ha attivato lo status di richiedente asilo e potrà  regolarmente soggiornare in Italia.

Weslati graitch spiuma

"Ha una boxe naturale, è veloce. Possiamo definirlo un tecnico  ambidestro che possiede anche colpi pesanti.- Dichiara Bottai.- Mi ha dimostrato di essere affidabile ed ha continuamente voglia di imparare. Se  continua così saprà esprime il pugilato a 360 gradi. Da dilettante  un tempista veloce con le mani basse ora lo faccio combattere con la guardia  tradizionale perché lo ritengo più efficace. Sotto il profilo personale è un  instancabile lavoratore. Ha fatto il collaboratore domestico, lavora  in una officina  e  aiuta il nostro tecnico del settore giovanile Francesco Boldrini. Con i bambini è bravissimo e paziente. In particolare a febbraio quando ha vinto il IV Trofeo Cinture FPI nei superpiuma a Grugliasco mi ha dato una grandissima soddisfazione. Se continuiamo a lavorare così ne avremo delle altre.-

 Weslati ha esordito da professionista il primo luglio 2022 a Rozzano  con un successo  prima del limite contro sul  locale Yuri  Zanolix E’ stato il primo passo  verso la realizzazione del sogno di sempre:  "Volevo l’Italia. Volevo diventare  professionista qui. Ma ero senza documenti, un fuggiasco, senza  speranze come tanti. Avevo tentato la fortuna anche in Francia e Belgio ma  con poco  successo: nessuno mi voleva.  – Continua Ghaith -Ho sempre  sognato  di fare  la boxe al massimo livello  appena  sono diventato pugile in Tunisia   ma laggiù non ci sono opportunità  nel pugilato come professione. Qui mi manca molto la famiglia  ma mi rendo conto che ho un futuro anche grazie a tanti nuovi amici e a Lenny che considero  come un fratello maggiore. Mi piace lavorare darmi da fare e non dico mai di no. Il pugilato  significa  anche  disciplina, sacrificio, rispetto  tutte cose a cui tengo molto. Qui in Italia ho già fatto esperienza lavorative diverse. Ho prestato assistenza  in una casa privata,  ho fatto il barista allo stadio ed ora ne sto vivendo una affascinante esperienza da apprendista meccanico. Mi piacciono molto i motori. Ho conosciuto un amico che possiede una officina e ora dedico  la parte della giornata in cui non faccio pugilato a questa attività che mi attrae  parecchio.  Tornando al pugilato sto vivendo una esperienza fantastica con i bambini alla Spes. Amo i loro sorrisi, il loro entusiasmo. avverto l’affetto nei  miei riguardi. La boxe mi sta dando  tutto quello che speravo-

Bottai e Weslati Foto Bottai

Recentemente un importante  riconoscimento al livornese-tunisino è arrivato dal noto promoter Mario Loreni:

- Mi piace molto Weslati. Ha  veramente talento e noi cerchiamo questo tipo di pugili che sanno esprimere una boxe di ottimo livello. Sicuramente per l'allievo di Bottai ci saranno ottime opportunità nella PromoBoxe Italia. Presto le vedrete in azione in una nostra riunione.

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