A rischio sia Helenius che Brook
Non avendo in simpatia i figli di papà non posso apprezzare molto Eddie Hearn ma c'è da dire che il "ragazzo" si è sempre applicato ed ha fatto un enorme lavoro con la Matchroom. Però se credete che questi grandi organizzatori si facciano anche degli scrupoli morali, magari sulla salute dei pugili vi sbagliate. E' così che fanno oreccchie da mercante alle richieste per una casa di riposo e cure per pugili in difficoltà in Inghilterra (ne parleremo in altro articolo). Certo l'annullamento di un clou importante di riunione dovuto a test positivi per doping è un brutto colpo, ed è la seconda volta che succede in meno di un anno alla Matchroom, ma non ci si dovrebbe mai dimentcare di avere delle rsponsabilità.
La sostituzione di Dillian Whyte con Robert Helenius non dimostra invece molto senso di responsabilità, indipendentemente da come andrà a finire. Il finlandese, 39 anni, aveva avuto una piccola estate di San Martino con le due vittorie su Adam Kownacki, altro pugile ormai in disarmo, poi era stato polverizzato in un round da Deontay Wilder con tanto di ricovero in ospedale e successivo ritiro smentito da un rientro sul ring contro un neopro.
Non è tutto qui. Hearn, che ha prima cercato di non fare trapelare la notizia della positività di Conor Benn per non far saltare il match con Chris Eubank Jr, poi ha cercato, e cerca, di promuovere il suo pugile in Arabia Saudita quando la squalifica del peso welter figlio d'arte non è stata confermata dall UKAD, l'agenzia antidoping del Regno Unito. Peccato che Benn sia stato beccato non da test UKAD ma da quelli molto seri della VADA...
E adesso a chi vuole opporre Benn? A Kell Brook, trentasettenne che si era ritirato dopo il match con Amir Khan per poi cadere nella depressione e nell'uso di cocaina. Un uomo che avrebbe bisogno di sostegno e aiuto nella difficile transizione a una vita "normale".
Complimenti Mr Hearn, bel lavoro, davvero1



