Nel Ferragosto del 1928 si festeggiavano Tamagnini, Orlandi e Toscani ori olimpici

Le Olimpiadi di Amsterdam del 1928 terminarono il 12 agosto e furono per il pugilato italiano un evento storico ma devono essere ricordate soprattutto perché affermarono con tre ori e un bronzo l’alto valore della boxe italiana a livello mondiale.
Il periodo prima di Ferragosto del 1928 è legato strettamente anche a livello geo-politico con i risultati degli azzurri di pugilato. La “noble art” fu la disciplina che dominò nella formazione italiana, con tre medaglie d’oro, davanti alla scherma con due, al ciclismo e al canottaggio. A Milano, Orlandi e Toscani furono accolti da un migliaio di persone e il neo-presidente FPI, Carlo Carini, pronunciò un lungo plauso agli atleti davanti alle autorità cittadine. Il 16 agosto del 1928 quanto tutti gli atleti erano rientrati in Italia la EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, ovvero il pecursore della Rai di prima mattina dedicò un commento ai vincitori e campioni olimpici del pugilato. Fu il primo grande "Special" radiofonico del pugilato e durò per ben sette minuti
Amsterdam aveva accolto i Giochi del 1928 con difficoltà organizzative particolarmente gravi, perché il Comitato Olimpico olandese non era riuscito a completare il villaggio e molti atleti furono sistemati in alloggiamenti alternativi
Carlo Orlandi superò in finale lo statunitense Stephen Halaiko
L’Italia, ad esempio, fu ospitata sul piroscafo Soluto, alla fonda nel porto della capitale. L’edizione 1928 segnò il momento più alto del nostro dilettantismo e forse le tre medaglie d’oro conquistate in tale circostanza, analizzando bene i tempi, sembrano oggi luccicare ancor più di quelle conquistate nel 1960, a Roma.
Vittorio Tamagnini vinse la finale contro lo statunitense John Dale
La squadra a disposizione del trainer Giuseppe Zanati si era allenata sulle rive del lago di Segrino, in provincia di Como, per rimanere vicina a Milano dove abitualmente si preparavano ben cinque degli azzurri.
Il Commissario Tecnico era il noto arbitro Carletto Czerni e gli olimpionici erano i milanesi, di nascita o di residenza, ,Carlo Cavagnoli (mosca),Vittorio Tamagnini (gallo), Carlo Orlandi (leggero), negli altri pesi combatterono Romano Caneva (welter), Piero Toscani (medi) e i romani Fausto Montefiore (piuma) e Domenico Ceccarelli(mediomassimi). Zanati era convinto di poter puntare almeno su di una medaglia d’oro, arbitri permettendo.
Piero Toscani vinse la finale battendo il cecoslovacco Jan Heřmánek,
Romano Caneva era la nostra punta di diamante. Ai Campionati d’Europa di Berlino, nel 1927, aveva dominato. La potenza incuteva timore agli avversari e risultò inspiegabile la sua eliminazione, al secondo turno, per mano del neo-zelandese Morgan (che poi vinse l’oro), contro il quale disputò un match senza nerbo.
Cavagnoli, nei mosca, invece si comportò molto bene, guadagnando il bronzo e realizzando tre vittorie su quattro match. Avrebbe vinto anche con l’ungherese Kocsis in finale, se l’arbitro non avesse concesso un lungo conteggio al magiaro e una giuria distratta non l’avesse visto inspiegabilmente sconfitto. Montefiore perse con il piuma statunitense Devine e anche Ceccarelli fu subito battuto per dal sudafricano McCorkindale . RD



