È stato sicuramente un grande campione che ha dominato la sua categoria negli anni 80, anche se il fatto di aver militato in una piccola divisione di peso e di non aver mai combattuto al di fuori dell’Asia non gli ha consentito di raggiungere la notorietà che avrebbe meritato.
Stiamo parlando del sud coreano Jung-Koo Chang (38-4), campione mondiale dei mini mosca WBC dal 1983 al 1988, titolo che ha difeso in ben quindici occasioni.
Era conosciuto con l’appellativo di "The Korean Hawk" per la sua somiglianza con l’immenso Aaron "The Hawk" Pryor, il miglior super leggero di tutti i tempi.
Nato nel 1963 a Busan, Chang non ha mai disputato un incontro tra i dilettanti prima di iniziare la sua carriera professionale nel 1980 quando aveva solo 17 anni.
Nonostante ciò, sin dal suo debutto tra i pro, apparve subito chiaro che fosse un combattente nato, con uno stile implacabile e con le stimate del campione.
Mise insieme una striscia vincente di 18 incontri in 22 mesi, molti dei quali contro avversari di modesto valore, ma anche due contro rivali di quotazione internazionale quali il panamense Alfonso Lopez (ex campione mondiale WBA) e il messicano Amado Ursua (ex campione mondiale WBC) che gli permisero di arrivare ai vertici delle classifiche.
Inevitabile a questo punto l’approdo ad un incontro con titolo mondiale in palio, benché fosse ancora in giovanissima età, 19 anni.
Gli impresari locali, che lo hanno sostenuto finanziariamente per tutta la carriera, riuscirono ad ingaggiare il talentoso panamense Hilario Zapata, in quel momento detentore della cintura WBC, un autentico “vagabondo” del ring che metteva con frequenza in palio il titolo in ogni parte del mondo.
Il 18 settembre del 1982 a Chungjoo, Chang inseguì da un capo all’altro del ring il campione panamense che, con la sua abilità schermistica e il suo stile personalissimo fatto di veloci spostamenti e rimesse fulminee, riuscì ad imbrigliare il suo giovane sfidante conservando il titolo con un verdetto ai punti per SD.
Dopo aver metabolizzato la sconfitta Chang disputò due combattimenti e nel marzo del 1983 ottenne una nuova opportunità per prendersi la rivincita sul panamense. Questa volta le cose sarebbero andate in modo diverso.
Zapata aveva faticato tantissimo per rientrare nei limiti di peso della categoria (108 libre), arrivando persino a tagliarsi i capelli.
Chang fu abile a sfruttare al meglio la situazione martellando il già debilitato corpo di Zapata sino a quando il panamense, oramai stretto all’angolo e in difesa passiva, dopo aver subito un conteggio cautelativo si dirigeva verso il suo angolo scuotendo la testa e abbandonando il match.
Come campione dei mini mosca il sud coreano è stato un autentico asso stabilendo un record di 15 difese del titolo, superato in seguito dal connazionale Myung-woo Yoo.
La prima delle numerose difese di Chang arrivò tre mesi dopo il successo su Zapata quando sconfisse in due riprese l'ex campione nazionale giapponese Masaharu Inami.
Prima della fine dell’anno sconfisse ai punti il duro messicano German Torres, atterrato in due occasioni nel corso della decima ripresa, nel primo match della trilogia di incontri che contrassegnò la loro rivalità.
Nel 1984 “the Korean Hawk” mise in palio il titolo in tre occasioni sempre in Corea.
Nella prima, nel mese di marzo a Pusan, sconfisse ai punti un giovane thailandese con soli quattro match all’attivo ma con precedenti esperienze nella Muhay Thai, che negli anni a venire diventerà campione mondiale tra i pesi mosca, vale a dire Sot Chitalada che gli renderà la vita difficile procurandogli una ferita imponente all’occhio sinistro.
Arrivarono poi i successi in due comode difese contro i giapponesi Katsuo Tokashiki (kot 8), ex campione mini mosca WBA, e Tadashi Kuramochi (pts 12), in quel momento padrone della cintura di campione nazionale.
Nell’aprile del 1985 Chang torno ad affrontare German Torres per la seconda volta. Fu questa la più equilibrata delle loro tre sfide, la sola nella quale il coreano andò vicino alla sconfitta salvando il titolo grazie ad un verdetto ai punti per MD abbastanza casalingo.
Al successo su Torres fecero seguito le difese vittoriose, entrambe ai punti, sui messicani Francisco Montiel e Jorge Cano.
Nel 1986 Chang avrebbe aggiunto altre 3 difese al suo palmares sconfiggendo per la terza volta la sua nemesi German Torres; Francisco Montiel nel rematch dell’anno prima e il giapponese Hideyuki Ohashi, che in seguito diventò campione mondiale dei pesi paglia WBA e WBC, e che al temine della carriera diverrà mentore e manager del “mostro” Naoya Inoue.
Il campione avrebbe mantenuto il suo livello di attività annettendo altre 3 difese al suo ricco record nell’anno 1987, imponendosi al messicano Efren Pinto (kot 6) e al colombiano Agustin Garcia (kot 10), prima di incrociare il cammino con il P.ricano Isidro Perez, futuro campione mosca WBO. Fu quello uno degli incontri più difficili della carriera di Chang, atterrato nel round di apertura e in grossa difficoltà nell’ultima ripresa.
Cominciava ad evidenziarsi che la carriera di Chang stava iniziando ad entrare nella fase calante e consapevole di questo, nel 1988, accettò di combattere per la prima volta al di fuori del territorio nazionale accogliendo la ricca offerta pervenuta dal Giappone per mettere in palio il titolo contro Hideyuki Ohashi, già sconfitto nel 1986.
Nella suggestiva atmosfera della leggendaria Korakuen Hall, nonostante lo spirito guerriero tipico dei samurai messo in mostra da Ohashi, la bravura di Chang ebbe la meglio per Kot alla ottava di ripresa.
Al termine del match Chang, a soli 25 anni, annunciò il ritiro dalle scene pugilistiche con l’importante record di 36-1, vincendo 16 incontri consecutivi con titolo mondiale in palio.
I risultati ottenuti e il suo stile di combattimento lo avevano reso un icona sportiva nel suo paese e il suo curriculum lo aveva consacrato, primo coreano nella storia, un punto fermo della classifica P4P della rivista “Ring Magazine” per gran parte degli anni 80.
Purtroppo la boxe e la vita, molto spesso, non producono finali a lieto fine.
Dopo il suo ritiro non passò molto tempo prima che problemi economici lo costrinsero a tornare sul ring dopo soli 14 mesi.
Nel mese di agosto del 1989 Chang tornò in azione battendo ai punti il messicano Armando Velasco.
Quattro mesi dopo gli impresari coreani gli offrono l’occasione di combattere nuovamente per il titolo mondiale, ingaggiando il fuoriclasse messicano Humberto Gonzalez, in quel momento titolare della cintura WBC.
In quella occasione, nonostante avesse solo 27 anni, Chang fu l’ombra del campione di un tempo. Era ancora un combattente aggressivo, duro e spettacolare ma gli mancava un pò di quella potenza e precisione che lo aveva reso così temibile, mancanze che, sommate alla grandezza di Gonzalez, lo portarono a subire la seconda sconfitta professionale.
Nel 1990 Chang sali di categoria combattendo tra i pesi mosca battendo nel suo primo incontro per kot alla ottava ripresa il filippino Ric Siodora.
Superato quel test match venne subito messo di fronte al thailandese Sot Chitalada, campione Wbc, da lui già sconfitto nel 1984, dal quale venne battuto con un verdetto ai punti alquanto controverso.
Dopo questa battuta di arresto di strettissima misura Chang ebbe ancora una possibilità di impossessarsi del secondo titolo mondiale della carriera.
Il 18 maggio del 1991 a Seoul affrontò un altro thailandese Muanchai Kittikasem, già campione tra i mini mosca, che tre mesi prima aveva spodestato il connazionale Chitalada, mettendo in mostra una prestazione memorabile seppur non coronata da successo.
Chang atterrò il detentore thailandese in ben tre occasioni, ma non seppe resistere al disperato forcing finale di Kittikasem che chiuse il match quando mancavano meno di 30 secondi al suono dell’ultimo gong.
È stata questa l’unica sconfitta prima del limite della sua grande carriera nonché il suo ultimo incontro disputato.
Nel 2010 diventò il primo pugile coreano ad essere inserito nell'International Boxing Hall of Fame di Canasota, tempio degli immortali della storia del pugilato.
Max




