Come truccare un incontro e vincere una scommessa
Due dei miei finora tre libri, “I re senza corona” e “Fix!” sono stati dedicati a chi ha subito dei torti nella boxe, si trattasse di pugili emarginati per colore della pelle o per essersi opposti al “sistema” o derubati da un verdetto ingiusto, ma anche al pubblico di appassionati a cui sono stati ammanniti incontri il cui risultato era stato deciso in precedenza. In particolare “Fix” mi è costato anni di ricerca persino nei file desecretati dell’FBI alla ricerca di fatti che riguardassero la grande mole dei match truccati. La mia biblioteca comprende oltre 100 libri di boxe, la maggior parte dei quali in inglese, li ho letti tutti avidamente cercando di trovare cosa ci fosse dietro la verità ufficiale, quella che rimane sempre, ma solo apparentemente oggettiva, nell’espressione di un verdetto.
Per un caso del tutto fortuito ho comprato un libro di Charles Farrell intitolato “(Low) life: A Memoir of Jazz, Fight-Fixing and the Mob”. Probabilmente sono l’unico in Italia ad avere questo libro che per certi versi è sconvolgente. Questo Farrell, bostoniano, ha iniziato la sua vita lavorativa giovanissimo come pianista in locali dove si suonava jazz ed era richiestissimo. Molti di questi locali erano gestiti da mafiosi e in questo ambiente Farrell si è introdotto abituandosi a un certo tipo di frequentazioni e assorbendone le abitudini correndo anche non pochi rischi. Abbandonata l’attività concertistica a 27 anni, trasferitosi prima a Las Vegas per poi ritornare a Boston, è entrato nel mondo della boxe. E’ stato il manager del triste finale di carriera di Leon Spinks ma anche dei suoi figli, di molti collaudatori o perdenti di professione, ma anche di pugili di nome come Freddie Norwood, Tyrone Booze, Mitch Green. Giunto oltre la settantina ha sentito il bisogno di scrivere una impressionante autobiografia in cui rivela, senza spesso rinnegarle, le attività “sporche” della sua vita, fra cui l’aver truccato un numero consistente di match.
Non sono un ragazzino, certe cose se non si sanno si intuiscono ma le dimensioni di questo fenomeno, probabilmente non sconosciuto nemmeno da noi e certamente non sconosciuto in Europa, sono impressionanti. Certo, sappiamo che in Gran Bretagna se i cosiddetti “journeyman” osano vincere qualche match non trovano più ingaggi, da noi abbiamo avuto il fenomeno di certi pugili dell’est pronti a sdraiarsi al primo colpo, vero o presunto. Sappiamo come ha lavorato per tanti anni un Don King. Da questo libro ho saputo che molti pugili ingaggiati in America per venire in Europa sapevano di doversi sdraiare in una determinata ripresa, andava bene agli organizzatori , a loro e ai loro amici che, informati, potevano fare un po’ di soldi scommettendo su a che punto sarebbe finito il match.
Piccolo cabotaggio direte. No, non sempre. Vi farò solo un esempio. Ricordate il rientro sul ring di Mike Tyson contro Peter McNeeley dopo gli anni di galera? Vi ricordate quel signore così “caratteristico”, figura da vecchio manager come quello di Sylvester Stallone in “Rocky”, che salì sul ring interrompendo il match alla prima ripresa? Quel signore si chiamava Vinny Vecchione, detto Vin, ed era il manager di McNeeley. Sempre col sigaro in bocca Vecchione era un mafioso di piccolo cabotaggio, uno che trasportava merce o danaro per la Mafia. La carriera dell’allora imbattuto McNeeley era stata programmata da Vecchione con l’aiuto anche di Farrell, la fila di K.O. al primo round ottenuti da un peso massimo per giunta bianco era impressionante ma erano tutti incontri truccati. Vecchione sapeva benissimo che McNeeley valesse poco ma sapeva anche che era bianco e un peso massimo bianco, purtroppo, negli Stati Uniti faceva cassa.
Quello che non sapevo, e forse non sapete neppure voi, è che anche il match con Tyson è stato truccato. Vi domanderete che motivo ci fosse di truccare un match fra Mike Tyson e un ragazzone che nell’ambiente si sapeva benissimo non valesse nulla. Eppure è semplice. Tyson avrebbe dovuto in realtà incontrare subito Oliver McCall ma McCall, , pur schiavizzato dalla droga, era uno che se voleva poteva creare seri problemi a un pugile che stava da tempo dietro le sbarre. Don King non poteva rischiare il suo “capitale” ed ecco spuntare Vecchione col suo McNeeley. L’accordo era che McNeeley non dovesse superare il 1° round ma questo l’interessato non lo sapeva. E’ possibile che il match sarebbe comunque finito così ma non si potevano correre rischi. Vecchione sapeva come gestire certe cose e fece in modo che clandestinamente si potesse scommettere su una vittoria di Tyson entro 90 secondi della prima ripresa. Avvertì Farrell il quale ha sempre rimpianto di non poter scommettere dall’isola dei Caraibi dove in quel momento si trovava.
Vecchione saltò sul ring fermando il match e forzando la squalifica di McNeeley dopo 89 secondi. Lui e altri quella sera tornarono a casa con le tasche piene.Don King fece naturalmente finta di non saperne niente.
Quello che è successo quella sera non ha certo cambiato la storia della boxe, l’hanno cambiata invece i due match fra Liston e Clay/Ali, e su cui Farrell racconta la verità, anche questa intuita da molti ma che in troppi preferiscono dimenticare. Ve la racconterò nel prossimo articolo.



