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Lo sfidante Venturelli: “Stavolta sento la forza delle motivazioni”


Il loianese si confida in questa intervista, prima della nuova battaglia con Cardillo venerdì a Ferrara per il titolo italiano dei massimi


di Maurizio Roveri


Se fosse un trapper racconterebbe in parole, con il tipico linguaggio che arriva immediato, un'infanzia vivace e irrequieta nel paesino del arrampicato sulle colline dell’Appennino tosco-emiliano. E anche un’adolescenza un tantinello scanzonata e ribelle, tra la strada e il bar. Assieme agli amici di zingarate.

Ma Emanuele non è un trapper. Emanuele Venturelli fa il Pugile. E’ un peso massimo. Non si esibisce all’Ariston di Sanremo. No. Lui va sul ring. A tirare cazzotti. Cercando di prenderne in faccia il meno possibile, perchè già la vita qualche pugno poco gradevole glielo ha fatto assaggiare.

Insegue un sogno: diventare Campione d’Itala dei pesi massimi, la categoria dei colossi, la più suggestiva, quella che maggiormente coinvolge ed eccita la gente appassionata di boxe.

Il personaggio-Venturelli è un personaggio “vero”, tosto, genuino. Di quelli che non si fanno fermare, mai, dalle difficoltà. Una vita tra emozioni, avventure. E qualche sbaglio.

Ci vuole coraggio.

Ci vuole coraggio a mettersi in testa l’idea di diventare pugile, come fece lui quando aveva già ventisei-ventisette anni.

Il gusto della sfida non gli manca di sicuro.  Anzi, è la sua forza. Le sfide lo esaltano. Era il 2017 quando ebbe l’opportunità di conoscere Massimiliano Duran, Maestro e organizzatore, prim’ancora Campione del mondo WBC dei cruiserweight nel 1990 e Campione d’Europa nel ’93. 

 Si guardarono negli occhi, Massimiliano ed Emanuele. In un attimo scattò la scintilla.  “Se tu mi alleni, io vengo da te in palestra ogni giorno. Da Loiano a Ferrara, andata e ritorno. Centottanta chilometri tutti i giorni. Per imparare il pugilato. E arrivare a battermi per il titolo italiano dei massimi, da Professionista”. 

Detto e fatto. 

Venturelli, con la sua pazza idea in testa, aveva trovato l’interlocutore giusto. Perchè anche a Massimiliano piacciono le sfide forti. E apprezza chi sa osare. Chi dimostra orgoglio. Chi possiede la tenacia per scommettere su se stesso. Chi è pronto a mettersi in gioco per un obiettivo che sembra impossibile.

Niente è impossibile, nella vita. 

E il ragazzone di montagna, dopo un anno di rigoroso lavoro in palestra, cercando con fierezza e costanza di imparare già da adulto la tecnica, lo spirito, i movimenti, l’impostazione di uno sport duro e complesso difficile come il pugilato, salì sul ring. Per il primissimo match della sua vita. Era il 25 marzo 2017. Storia di sette anni fa. Ne ha combattuti dieci di incontri, da Dilettante. Poi, l’1 dicembre 2018 il debutto da Professionista. Vincendo. Vincendo otto match di fila. Fino ad arrivare dove voleva: a battersi per la cintura FPI di Campione d’Italia. Ed era, guarda caso, un altro 25 marzo. Quello dello scorso anno. 

Venturelli pPiano 21 Venturelli con "Momo" Duran

Il titolo vacante dei massimi. Pertanto, Emanuele Venturelli e il più esperto Gianmarco Cardillo si affrontavano da co-sfidanti. Al PalaPalestre di Ferrara. I giudici decisero di… non decidere e venne fuori un verdetto di parità. Il pugile laziale, che di mestiere è militare dell’Esercito italiano, un granatiere del 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna” a Roma, dopo quel verdetto di parità in trasferta ha poi conquistato il titolo sconfiggendo nel luglio 2023 Alfonso Damiani. In realtà, una riconquista per Cardillo. Il “granatiere” di Cassino era già stato Campione d’Italia nel luglio 2017 quando aveva sconfitto Ivan Di Berardino. 

Pensate: in quei giorni, Venturelli era salito sul ring appena due volte in vita sua…

Si fa chiamare “El Loco”, Venturelli. Per come affronta la vita. Un po’ guascone, un po’ esuberante. Ha sempre avuto bisogno di sensazioni forti.

Un pazzerellone, sì, ma anche un personaggio che non è mai banale. In ciò che dice.

Leggete questa intervista e ve ne renderete conto.

Cardillo-Venturelli, atto secondo. A distanza di undici mesi, vi ritroverete faccia a faccia. Si riparte da quel verdetto di parità del marzo 2023…

“E spero che non ricapiti. Quando due pugili combattono intensamente, dieci round gonfi di coraggio, orgoglio, sacrificio, fino all’ultima goccia di sudore, che senso ha un verdetto di parità? Io non li concepisco, i pareggi. Ma non penso più a quell’incontro. Fa parte del passato. Bisogna vivere nel presente. Concentrarsi intensamente sull’evento in arrivo, su questa nuova opportunità”.


D’accordo, ma chissà quante volte l’avrai mentalmente rivissuta quella prima battaglia. Come ti senti di considerarla? Un’occasione persa? Oppure una beffa? Tu eri partito forte. Poi, Cardillo rimontò.

“No, non considero quel match come un’occasione persa per me, e neppure una beffa. Ogni combattimento ha una sua storia. Anzi, ha tante storie dietro. Vedi l’aspetto psicologico, il momento in cui capita un match, oppure se stai attraversando un periodo difficile. Insomma, dipende da diversi aspetti e situazioni. Io non ho mai cercato scuse. E non ho mai avuto paura di nessuno, nello sport e nella vita. Ho conosciuto momenti difficili, a livello familiare e non. Senza mollare mai. Diciamo che il combattimento del marzo 2023 non me lo sono goduto. Non sono riuscito a godermelo come, secondo me, merita un titolo italiano. In particolare il tricolore d’una categoria, quella dei pesi massimi, che ha una grande storia. Stavolta ho voglia di gustarmelo, il combattimento. E viverlo profondamente. Credo che sarà così anche per Cardillo. Daremo vita ad una grande sfida, per tutta la gente che avrà pagato il biglietto per vedere questa serata pugilistica di venerdì e che riempirà il Palapalestre ferrarese”.

Venturelli 24 in grigio

Nel frattempo Cardillo, sconfiggendo Alfonso Damiani, è diventato il detentore del titolo. Il campione in carica ora è lui e arriverà a Ferrara accompagnato da tante certezze

“Bene! E’ giusto che sia così. Lui ha le sue certezze, io porterò sul ring le mie certezze. E vedremo… Lancio la sfida. Ovviamente con il massimo rispetto per il mio avversario. Che stimo. Ci siamo battuti duramente, nel nostro primo match, e con onestà. Ribadisco: rispetto Gianmarco Cardillo. Ma non lo temo. Siamo pronti a fare la guerra”.

Emanuele, che cosa ti mancò nel match di undici mesi fa dopo quella tua partenza ruggente?

“Mi è mancata la continuità, non sono riuscito ad essere efficace come avevo fatto nei primi cinque round. L’errore è stato quello di permettere a Cardillo di appoggiarsi su di me, di spingermi sulle corde con la sua stazza e i chili in più. Costringendomi a fare molta fatica. In quel match è ciò che il mio avversario poteva fare e che è riuscito a fare. Un tipo di lavoro che gli ha permesso, alla distanza, di agguantare il pari. Questa è la mia opinione, senza screditare nessuno. Mea culpa. Me lo sono fatto venire addosso e alla lunga quella sua azione mi ha stancato molto a livello fisico e di gambe”.

E’ l’errore che dovrai evitare in questa seconda sfida

“Esattamente. E’ ciò che venerdì dovrò impedire a Cardillo di fare”.

Mi pare di capire che sei animato da belle motivazioni. E’ così?

“Tantissime motivazioni. E’ fondamentale sentirsi ‘dentro’ una spinta positiva.

Ce l’ho, ora La sento. Mi serviva, poiché vengo da un anno pieno di vicissitudini, per lo più spiacevoli. Ma questa è la vita. Bisogna resistere. Trovare una spinta positiva. E allora, sì, mi sento di affermare che ho più motivazioni adesso, rispetto al primo combattimento per il titolo. E mi sento sereno”.

Otto match vinti e uno pareggiato. Da pugile Professionista. Sei imbattuto. Niente male per chi ha cominciato a fare boxe già all’età di 27 anni…

“Ma il bello del pugilato sono proprio storie come questa. Quando mi misi in testa questa ‘pazza idea’, c’era gente che mi dava del folle o dell’illuso. Li ho smentiti. Campione d’Italia non lo sono ancora, è vero. Però arrivare a battersi due volte per la cintura tricolore dei massimi, partendo da zero in età adulta, è già qualcosa di cui essere fieri. Manca la ciliegina. Manca la ciliegina… e venerdì cerchiamo di mettergliela”.

Hai fatto i guanti con altri Professionisti?

“Sì”.

Pesi massimi?

“No. Abbiamo scelto di fare sparring con gente più leggera. Bravi pugili. Ho seguito un’altra tipologia di allenamento. La mia preparazione non è stata concentrata tutta sui guanti. E’ stato un lavoro differente dalle altre volte, indirizzato a privilegiare la rapidità, il movimento, il ritmo, la scelta di tempo. E l’esplosività dei colpi. Una preparazione insolita, ma è quel che ci voleva per questo combattimento”.

Il pregio più importante di Emanuele Venturelli, nello sport e nella vita?

“Non mollare mai. Mai. Fa parte del mio modo di essere. Io mi sono avvicinato ad uno sport duro, come la boxe, proprio per questo motivo qui: combattere e non mollare mai. Reagire alle avversità. Ho avuto dei momenti complicati nella vita, nei quali mi sono trovato con il culo per terra. E ho sempre trovato la forza di rialzarmi, con il coraggio anche della gente giusta che ho al mio fianco: tipo la mia compagna, tipo Momo Duran, tipo alcuni amici legati allo sport. E allora, nel complesso, mi ritengo una persona fortunata. Per avere incontrato nella mia vita anche persone giuste. Che mi hanno aiutato nel mio percorso personale. E’ fondamentale, poiché prima di essere pugili bisogna essere uomini”.

 

 

 

 

 

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