Pugni e storie. In vista dell’Europeo Silver di Pamela Malvina Noutcho, ripercorriamo a puntate personaggi e match che hanno infiammato il Palasport di Bologna

di Maurizio Roveri
Dietro ogni pugno, dietro ogni dolore, dietro ogni match, dietro ogni emozione, dietro ogni speranza e ogni sogno, c’è una storia.
Dietro ogni pugile c’è una storia.
E di storie il ring di Bologna ne ha vissute un’infinità. Con i suoi combattenti, uomini di coraggio. Con i suoi “eroi”. I 60 mila spettatori delIa prima sfida europea tra Cavicchi e Neuhaus il 26 giugno 1955 nello scenario impressionante dello stadio comunale gonfio di pubblico e di eccitazione rappresentarono qualcosa di clamoroso per la città delle Due Torri. Avvicinandosi ai 70 mila di Carnera contro Paulino Uzcudum del 1933 a Roma, in Piazza di Siena.
Lo stadio bolognese di via Andrea Costa fece da sfondo anche alle due successive difese europee del colosso di Pieve di Cento: esaltante la prima, quando il 21 luglio 1956 Cavicchi demolì il tedesco con un turbinoso knock out all’undicesimo round, ma… letteralmente imprevedibile e sconcertante l’epilogo della seconda difesa della cintura europea: quella del 30 settembre 1956. Cavicchi era in chiaro vantaggio su Johansson quando all’improvviso, nella tredicesima ripresa, accadde l’inimmaginabile: dopo aver subìto una scarica al corpo, “Cesco” (o Checco) come lo chiamavano, si sentì sgonfio, debole, senza energie. Lasciandosi cadere giù. Vi rimase per l’intero conteggio, fra lo stupore e la delusione della gente.
La caduta. Dopo i giorni della gloria.

Frattanto era pronto il Palasport di Piazza Azzarita. Che accese le sue luci nell’autunno 1956. Un impianto polivalente, con una architettura talmente all’avanguardia che anche adesso - pur viaggiando verso i sessantotto anni - appare ancora moderno e non ha perso nulla del suo fascino. Venne pensato, ispirato dalla necessità di offrire un grande “tempio” al popolo di Cavicchi. Il pugile-contadino, scuola pugilistica della Sempre Avanti, era una straordinaria attrazione. Aveva cominciato sul ring della Sala Borsa, ma ad un certo punto la Sala Borsa non bastò più. Era diventata piccola per le sempre più forti passioni della gente che amava il pugilato (e anche per i tifosi delle squadre di pallacanestro).
Perchè parlo del Palasport di Piazza Azzarita? Perchè il prossimo 5 aprile torna, qui, il grande pugilato. A distanza di quasi 12 anni dal titolo italiano di Simone Rotolo contro Cosseddu e addirittura di 23 anni dall’Europeo dei welter fra Alessandro Duran e Maxim Nesterenko.
Ebbene, il Campionato Europeo Silver di Pamela Malvina Noutcho è l’assist che mi offre l’opportunità di raccontare il percorso della Noble Art in questo antico e suggestivo tempio. Dove popolari Campioni con il loro talento, e umili combattenti con il loro sudore, hanno trasmesso emozioni e sentimento. Un cammino nei ricordi che parte appunto da Francesco Cavicchi. Veniva dalla campagna, fra i sapori e i colori d’una vita semplice, dura, ma quieta e romantica. E nella sua amata silenziosa e bella campagna della bassa bolognese, ai confini con il territorio di Ferrara, Cavicchi si rifugiava al termine dei combattimenti.
Dotato di un fisico perfetto e d’una possente muscolatura (altezza 1,84 e peso kg. 91, lunghezza braccio 59 centimetri, lunghezza mano 24, circonferenza collo 44, circonferenza bicipite in contrazione 40, circonferenza pugno 33, polso 21, larghezza spalle 45, circonferenza torace 117, circonferenza coscia 57) Cavicchi con apprezzabile tecnica e il punch dei suoi montanti destri al corpo e dei ganci sinistri alla mascella, confezionò impressionanti KO. Anche, però, prestazioni meno esaltanti e più scialbe. Era l’Uomo che assicurava grandi incassi e nello spazio di un decennio, dall’1 ottobre 1952 al 25 febbraio 1963, gli organizzatori di eventi pugilistici lo fecero salire sul ring 89 volte (47 i match combattuti a Bologna). Totale-carriera: 71 combattimenti vinti (46 prima del limite), 14 persi e 4 pari. Il tutto in uno spazio di 10 anni 4 mesi. Con tre sfide Europee. Comprensibile che Cavicchi non fosse sempre al top del rendimento.

26 giugno 1955 Cavicchi conquista il titolo Europeo contro Neuhaus Allo stadio Comunale di Bologna
Volendo scegliere i migliori match disputati dal colosso di Pieve di Cento nel “Madison” di Piazza Azzarita, mi sento di indicare quello del 2 ottobre 1957 contro Albert Westphal un tedesco valoroso che trovò sulla sua strada la migliore versione (o fra le migliori) di Cavicchi. Il quale vinse per KO al nono round. E non si può dimenticare la vittoria per knock out alla sesta ripresa nel sentitissimo derby emiliano con il ferrarese Uber Bacilieri il 27 gennaio 1958. Il “Baci” era già stato battuto prima del limite (abbandono) il 15 ottobre 1954 al Palazzo del Ghiaccio di Milano, titolo Italiano in palio. Furono per Cavicchi vittorie di spessore, poiché il generoso ferrarese era un combattente pieno di coraggio che nel corso della sua carriera accettò di combattere all’estero contro gente del calibro di Henry Cooper (due volte), Joe Erskine e Ingemar Johansson.
Appassionante la sfida di Cavicchi contro il forte Willy Pastrano, il 15 giugno 1958. Nel palasport bolognese. Lo statunitense della Louisiana non aveva la struttura fisica né il peso da vero massimo, tuttavia era pugile di classe, rapido, tempista, c’era tanta qualità nella sua boxe e prevalse su Cavicchi ai punti in 10 round. Alcuni anni più tardi Pastrano conquisterà il titolo mondiale dei mediomassimi, detenendolo per due anni.
1) continua



