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Con Nobile, Carati e Parmeggiani quante emozioni! Bologna anni '60


Seconda puntata dedicata ai “personaggi” che, nel tempo, hanno infiammato il Palasport di Bologna. Ecco i ruggenti Anni 60

di Maurizio Roveri

000000000000NOBILE RAY CANCELLA

Raimondo Nobile, peso piuma con ritmo, energia, intensità e un’interessante espressione tecnica, era il “gioiellino” del pugilato bolognese sul finire degli Anni Cinquanta e l’alba dei Sessanta. Italo Bellini, maestro anche del peso medio Carati, del welter Vernaglione e del massimo Stagni nella palestra della Pugilistica Tranvieri, aveva lavorato molto bene nell’impostazione di questo ragazzo dalle origini siciliane. Aveva vent’anni, Nobile, quando debuttò nel Professionismo e prestò si trovò ad affrontare sul ring del Palasport di Bologna avversari tosti, di valore come Altidoro Polidori (che vantava già 45 vittorie in carriera), il duro Pierre Cossemyns( foto sotto) forte belga di Anderlecht il quale diede vita con Nobile a 10 round che infiammarono il pubblico. ella sua ascesa affrontò poi, sconfiggendoli, Alberto Serti e Sergio Milan.

000000000Nobile attacca Cossemys

Era lanciatissimo “Ray” (abbreviazione all’americana di Raimondo) e nel Santo Stefano 1959 realizzò l’mpresa: si presentò sulla piazza di Milano andando a strappare il titolo tricolore dei piuma ad un mito dei milanesi, Giordano Campari. Poi, al palasport di Bologna, il 29 febbraio 1960, difese il titolo respingendo Sergio Milan che venne sconfitto per KOT al nono round. Successivamente, a Roma, fece una intensissima battaglia con il francese Gracieux Lamperti, il campione d’Europa in carica. Vinse Nobile, ma il titolo non era in palio. Quel grande risultato non bastò a convincere la Federazione Europea a farlo sfidante ufficiale. Nobile aveva bisogno di un’altra importante prestazione. E allora, dopo aver mantenuto la cintura tricolore con un pari a La Spezia nell’insidioso match con Alberto Serti, accettò di combattere contro il Campione del Mondo!

Sì, Davey Moore, che era il re dei piuma fin dal marzo 1959. Decisamente uomo di splendida classe, il pugile dell’Illinois soprannominato “Springfield Rifle”. Nobile affrontò senza paura Davey Moore, subendone la limpida classe ma costringendolo con enorme coraggio ad un combattimento impegnativo. Chiara la vittoria del campione statunitense ai punti. Nobile si fece onore.

Cinque mesi. Cinque mesi soltanto passarono e… dietro l’angolo già c’era il combattimento, pericoloso, con Dave Charnley. Tempestoso inglese campione d’Europa. Titolo in palio. Ancora sulla “piazza” di Roma. Mancino, potente, inesorabile. “The Dartsford Destroyer” fu davvero un uragano che si abbattè sul bolognese. Ray, assalito e colpito duro, venne sovrastato. Inevitabile il ritiro alla fine del quarto round. Una punizione eccessiva, ingenerosa nei confronti di Nobile. Era ancora presto, troppo presto,  per una sfida così selvaggia. Sarebbe stata necessaria una maggiore pazienza nella gestione di questo giovane talento. La sofferenza di quella sera romana lasciò il segno. Al palasport bolognese Nobile respinse in 12 round l’assalto di Sitri e conservò il titolo italiano. Dopo un altro incontro, vinto ancora sul ring di casa, Raimondo decise di chiudere la carriera. Con un record di 33 vittorie, 2 sconfitte e 2 pari.

00000000000000Carati REMO a dx

Remo Carati,  ( foto a dx )il muratore, non era un modello di stile sul ring. Però era efficace. Un duro. Un combattente di valore. Esteticamente un po’ goffo per via della conformazione fisica, tuttavia i colpi li sapeva portare bene. E aveva senso tattico. Il pubblico ha sempre rispettato la sua fatica, il suo sforzo, quanto cuore metteva nelle battaglie. Il ricordo di questo generoso pugile di scuola Tranvieri nelle parole di Meo Gordini: “Remo era gobbo, non elegante. Ma sapeva fare il pugilato. Avversario ostico per tutti. Possedeva scelta di tempo e un diretto sinistro rapido, incisivo, consistente, improvviso, roba da andar fuori di testa. L’avambraccio partiva quasi dall’altezza del ginocchio sinistro. Portato da lui, era un colpo straordinariamente preciso”.

E poi la resistenza di questo peso medio bolognese, che nasceva dal sacrificio e dall’umiltà. Dalla sofferenza, dalla costanza e dalla sua anima popolare. Carati è stato due volte campione d’Italia dei medi. Sconfiggendo Fortini e Cottino, nel 1962.

Alfredo Parmeggiani, “scuola” pugilistica Sempre Avanti, è stato invece il pugile più elegante della boxe bolognese. Uno stile ammiratissimo dalla gente che, in quei magici Anni ’60, riempiva il Palasport di Piazza Azzarita. In possesso d’una tecnica raffinata, Parmeggiani nella sua città (in realtà Alfredo ha origini romagnole) ha portato sul ring talento e bellezza. Non sufficienti, tuttavia, a permettergli di conquistare un titolo. Vinse gli Assoluti, quand’era dilettante. Da professionista si può definire la sua carriera come quella dei…“Re senza corona”. Sulla sua strada, in Italia, ha trovato un “grandissimo” come Carmelo Bossi (che è stato campione d’Europa e del Mondo) e un combattente di razza come il duro, coriaceo ceccanese Domenico Tiberia. 

Erano i tempi d’una Bologna davvero ruggente, valorosa con i suoi pugili e vivace con le sue proposte organizzative. Si faceva pugilato con un’attività tambureggiante, con serate dilettantistiche e professionistiche che si alternavano. C’erano i mitici “lunedì della boxe”, diventati un richiamo, una moda, un’abitudine. La Sempre Avanti era nei primissimi posti nella graduatoria della FPI.

2) continua

 

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