Con questa puntata si conclude il nostro viaggio fra i tanti Campioni che hanno trasmesso emozioni al Palasport di Bologna

di Maurizio Roveri
Dante Canè era Dantone. Un vero colosso, per dimensioni fisiche. Struttura maestosa. Alto 1,93. E il peso? Be’, quello variava. 106, 107 chili, anche 110. Una passione infinita. E un oceano di coraggio. Pugni pesanti. Era potente, il salumiere di Bologna. Non così devastante come aveva saputo essere Checco Cavicchi nelle sue serate d’ispirazione quando decideva di buttare qualcuno all’inferno. Dante non è diventato campione europeo. Tuttavia vanta un record nel pugilato italiano. Per 10 volte è stato detentore del titolo Tricolore dei massimi: 9 vittorie, e 1 match pari da campione in carica.
Cavicchi fu più popolare a livello nazionale. Canè il più amato nella sua Bologna. Campione di umiltà e di simpatia.
Quelle cinque battaglie di Dantone con Bepi Ros, la roccia del Piave, nella loro intensa drammaticità hanno evocato gesta eroiche di un pugilato romantico dove fatica e sofferenza si congiungevano a coraggio, fierezza, temperamento, spirito competitivo, ferite, sangue, costanza, resistenza. Una serie clamorosa, conclusasi in parità: 2 volte vinse Canè (a Bologna il 2 ottobre 1971 e a Reggio Emilia nella quinta e ultima sfida il 30 settembre 1976). Due volte ha prevalso Bepi Ros (a Bologna nella prima sfida della serie, il 15 maggio del ’70 con un clamoroso KO e poi a Conegliano l’8 luglio 1972). E c’è stato un verdetto di parità, il 26 luglio 1974 a Conegliano.
BOLOGNA E I SUOI MATCH EUROPEI - Le tre battaglie di Checco Cavicchi allo Stadio Comunale per il titolo Europeo dei massimi le ho raccontate nella prima puntata di questa romantica cavalcata.
Anche il Palasport di Piazza Azzarita ha ospitato sfide europee. Bruno Arcari, campionissimo dei superleggeri, demoliva lo spagnolo Jose Luis Torcida la sera dell’1 dicembre 1969. Con un knock out al quinto round. Arcari, interprete d’una prodigiosa carriera, nei suoi combattimenti Europei (5) e Mondiali (10), in Italia o all’estero, ha sempre vinto!

Silvano Bertini,(foto Silvano Bertini attacca Fighting Mack solido picchiatore toscano di Signa, diede spettacolo il 18 gennaio 1969 quando mise KO alla tredicesima ripresa Fighting Mack, l’uomo di Curaçao che aveva battuto Carmelo Bossi.
Il 24 febbraio 1983 il forlivese Valerio Nati e Giuseppe Fossati pareggiarono dopo 12 riprese sul filo dell’equilibrio. Nati non riuscì a riprendersi quel titolo dei gallo che era stato suo per due anni. Fossati glielo aveva portato via nell’aprile 1982 a Lignano Sabbiadoro, ma il vero perfido nemico del romagnolo era stato il peso. I digiuni ai quali Valerio si sottopose furono disumani. Non poteva reggere. Sei mesi più tardi, nella categoria superiore dei piuma, liberato dal “nemico” del peso, Nati andrà a combattere un vibrante match nello spettacolare derby romagnolo con Loris Stecca che in quel periodo era lanciatissimo. Loris poi diventerà campione del mondo WBA dei supergallo nel febbraio 1984. Nati campione europeo dei piuma e successivamente, nell’89, Mondiale WBO dei supergallo.
(Canè ferito da una gomitata di Bugner)
Canè-Bugner, il 28-02-1975, un combattimento feroce in una serata gonfia di rabbia e di polemiche. Dantone parte bene, per un attimo il forte avversario sembra vacillare, l’immagine dell’inglese alle corde è chiara, un ginocchio sfiora il tappeto, il pubblico s’infiamma. Bugner supera l’attimo di difficoltà, balza su Canè e colpisce con una testata. Al terzo round Joe va a segno con due destri e poi conclude l’azione con una gomitata. Il danno è serio. Dante è ferito, sanguina copiosamente. Allora si butta rabbiosamente all’assalto, ma lo spacco aumenta. C’è un taglio di tre centimetri alla testa del bolognese. Sanguina anche all’arcata sopraccigliare sinistra. Il medico controlla le ferite di Dantone. No, non può proseguire così. Match interrotto, vittoria per Bugner. La folla è inferocita.
Ci riproverà ancora, Canè, ad inseguire la cintura europea. Ma sarà tardi. Ha 38 anni e mezzo in quel Santo Stefano bolognese del 1978. In un palasport con 9000 spettatori. Davanti, ha un ragazzo giovane, emergente, fiero, energico, potente. Si chiama Alfredo Evangelista. Picchia forte, picchia duro. Dantone, mostrando saggezza, ad un certo punto si ferma. Un colpaccio dell’uruguaiano gli ha quasi spaccato due denti. E’ giunto il momento di dire stop. Allora afferra il microfono, si rivolge al pubblico, chiede scusa e annuncia il ritiro. Tutta la gente si alza in piedi e, con un oceanico commovente applauso, abbraccia il suo vecchio eroe.
Alessandro Duran nel 31° dei suoi 33 match con un titolo in palio, respinse Maxim Nesterenko a Bologna nel luglio 2001. Conservando l’Europeo dei welter.
Ancora campioni. Tiberio Mitri, Duilio Loi, Bruno Visintin hanno combattuto allo Stadio Comunale fra il 1955 e ’56. Mario Bosisio negli Anni 20 e 30 del Novecento all’Arena del Sole. Sul ring del Palasport bolognese sono saliti Salvatore Burruni, Mario Vecchiatto, Enzo Farinelli in una appassionante sfida con il grande Franco Zurlo, terminata in parità, e Giulio Rinaldi, Patrizio Oliva, Loris Stecca, Rocky Mattioli, Franco Udella, Domenico Adinolfi, Tony Mundine, Sumbu Kalambay, Luigi Minchillo, Kamel Bou Ali, Massimiliano Duran. Lucio Cusma, che nella sua città ha combattuto 13 volte ed è diventato campione d’Italia dei leggeri, prima di salire sul trono d’Europa producendo il match della vita a Capo d’Orlando contro Joe Gibilisco il 17 marzo del 1983. Qui a Bologna Francesco Damiani ha sconfitto il mastodontico James Broad l’11 aprile del 1987. E poi Paolo Pesci che nel marzo 1989 conquistò il Tricolore dei welter. E Simone Rotolo che difese contro Cosseddu la cintura di campione d’Italia dei medi nel novembre 2012. Sono trascorsi undici anni e quattro mesi. Finalmente il 5 aprile le luci del Madison si riaccenderanno. Per una donna coraggiosa, Pamela Malvina Noutcho, all’assalto dell’Europeo Silver dei pesi leggeri.
5) fine.



