5 Maggio 2007. MGM di Las Vegas.“ The World awaits”, ovvero Il giorno che il mondo stava aspettando. La sfida che il mondo stava spettando. Floyd “ Pretty Boy” Maywheater Jr. contro Oscar “Golden Boy” De La Hoya.
E poco importa che in palio ci fosse il mondiale WBC dei Superwelters, l’attesa spasmodica sarebbe stata la stessa anche se l’incontro fosse stato valido per il titolo del condominio. Organizzato dalla Golden Boy Promotions di proprietà dello stesso De La Hoya i prezzi dei biglietti variavano dai 150 ai 2000 dollari e quando vennero messi in vendita il 27 Gennaio precedente furono tutti spazzati via in meno di tre ore superando con 18.419.200 $ il precedente record di 16,860.300 $ stabilito otto anni prima nella rivincita tra Lennox Lewis ed Evander Holyfield. Considerando anche i 136.853.700 $ derivanti dagli oltre due milioni e 400 mila acquisti in pay per view (altro record infranto) il match generò complessivamente 165 milioni di dollari stabilendo un nuovo primato nella storia della boxe, tanto da essere definito il match più importante al di fuori dei pesi massimi. Di questi ben 52 milioni finirono nelle tasche di De La Hoya mentre Mayweather Jr. dovette accontentarsi di 25 milioni. La stessa campagna promozionale toccò venti città comprendendo persino un Reality Show trasmesso sul canale Youtube. Tra i fortunati a poter prendere posto a bordo ring alcune celebrità come Jack Nicholson, Jim Carrey, Leonardo DiCaprio, Magic Johnson, Eva Longoria, Jennifer Lopez e Wesley Snipes.

Oscar De La Hoya (38-4-0 30 Ko’s), 35 anni, nato a Los Angeles il 4 Febbraio 1973 ma di chiara origine messicana come lui stesso ha sempre orgogliosamente rivendicato. Alto 179 cm, al peso fece registrare 79Kg e anche se salì sul ring da sfavorito, quotato 2-3 dai bookmakers, era considerato l’unico in grado di battere Mayweather, dato vincente 2-1 anche se doveva rendere al californiano 2kg e soprattutto 7cm di altezza. De la Hoya arrivò al match dopo aver cambiato il suo allenatore Floyd Mayweather Sr., licenziato dopo sei anni per aver preteso l’astronomica cifra di 2 milioni d’ingaggio per superare il conflitto interno di dover affrontare suo nipote. Insieme al benservito ricevette se non altro un biglietto omaggio di bordo ring da 2000 dollari. Al suo posto venne assunto il popolare Freddie Roach, e come sparring d’eccezione l’antico rivale ed amico Shane Mosley.
Di umili origini, De La Hoya venne portato in palestra ed allenato dal padre, preoccupato di toglierlo dai pericoli della strada, ancor più dopo la scomparsa della mamma, morta di cancro quando Oscar aveva diciassette anni ed alla quale sul letto di morte promise di vincere la medaglia d’oro olimpica. Promessa poi mantenuta due anni dopo a Barcellona nel 1992 quando vinse l’oro nei pesi Leggeri suggellando una fantastica carriera tra i dilettanti che si chiuse con 223 vittorie a fronte di sole 5 sconfitte. Sbarcato tra i pro tre mesi dopo la rassegna olimpica, dopo soli 11 incontri conquistò il suo primo titolo iridato il 5-3-1994 sconfiggendo il danese Jimmi Bredhal (RTD10), in palio la cintura WBO dei Superpiuma. Quattro mesi più tardi sempre sotto lo stesso ente vi aggiunse anche la corona vacante dei Leggeri annientando in due rounds il messicano Jorge Paez. Titolo difeso sei volte e doppiato con la cintura IBF conquistata il 6 Maggio 1995 contro il connazionale Rafael Ruelas (KOT2) prima di abbandonare la categoria per dare l’assalto impossibile alla cintura WBC dei Superleggeri detenuta dalla leggenda vivente, il messicano Julio Cesar Chavez. Il 7 Giugno 1996 De la Hoya demolendo il messicano,fermato dall’arbitro al quarto round per una brutta ferita all’occhio ma già in evidente difficoltà, non portò a casa solo il titolo ma incise il suo nome nella storia di questo sport. Meno di un anno più tardi si prese anche il titolo dei Welters WBC sconfiggendo ai punti un’altra icona come lo statunitense Pernell Whitaker. Quando dopo altre sette difese la sua ascesa sembrava ormai inarrestabile ecco arrivare la prima sconfitta il 18 Settembre 1999 contro l’imbattuto picchiatore Felix Trinidad, in un match stellare risolto da quest’ultimo solo ai punti per decisione minima e contestata da molti. Distratto dalla nuova passione per la musica (incise un disco che vinse i Grammy Awards 1999) Del La Hoya il 17 Giugno 2000 salì sul ring con una preparazione approssimativa finendo sconfitto per Split Decision nel tentativo di riconquista del titolo, nel frattempo passato nelle mani dell’americano Shane Mosley. Decise a quel punto di affidarsi alle cure di Floyd Mayweather Sr. e di salire ulteriormente di peso, per tornare iridato tra i Superwelters, prima per il WBC il 23 Giugno 2001 detronizzando ai punti lo spagnolo Javier Castillejo, quindi anche per la WBA il 14 Settembre 2002 annientando dopo un match cruento l’americano Fernando Vargas (KOT11). Cinture perse esattamente un anno dopo manco a dirlo nuovamente contro Shane Mosley, che lo sconfisse ai punti di misura 113-115 su tutti e tre i cartellini dei giudici, prima di ammettere l’uso di Epo quando scoppiò lo scandalo Balco. De La Hoya rinunciò comunque ad intraprendere azioni legali che molto probabilmente gli avrebbero permesso di mantenere le cinture, preferendo andare a prendersi sul ring l’ennesimo titolo, questa volta tra i Medi, sconfiggendo il 5 Giugno 2004 il tedesco Felix Sturm per la corona WBO, lasciata solo tre mesi più tardi nelle mani dell’americano Bernard Hopkins, che con un gancio sinistro al nono round gli inflisse il primo knockdown in carriera nel match valido per la riunificazione dei titoli dei medi. Dopo quest’incontro seguì un anno e mezzo di pausa nel quale De la Hoya si dedicò alla nuova carriera di manager per poi tornare prepotentemente alla ribalta il 5 Giugno 2006 quando demolì (KOT6) il nicaraguense Ricardo Mayorga strappandogli il titolo WBC dei Superwelters.
Floyd Mayweather Jr. (37-0-0 24 Ko’s), 30 anni, nato a Gran Rapids nel Michigan il 24 Febbraio 1977. Nel match contro De La Hoya decise di indossare dei pantaloncini con i colori messicani per sbeffeggiare il rivale. Bronzo Olimpico ad Atlanta 1996 tra i Piuma, appese il caschetto dopo 84 vittorie e 6 sconfitte per esordire tra i professionisti l’11 Ottobre 1996. Già “Fighter of the Year 1998” venne inizialmente seguito dallo zio Floyd mentre il padre dal 1993 era in carcere per traffico di droga. Quest’ultimo tornò poi ad occuparsi del figlio una volta tornato in libertà per poi essere definitivamente licenziato nel 2001. I motivi del divorzio furono chiariti dallo stesso Floyd Jr. durante un’intervista tre anni più tardi ”…voglio bene a mio padre, ma è un perfezionista e mi mette addosso troppa pressione e per questo come allenatore preferisco mio zio…”. Conquistato il titolo WBC dei Superpiuma il 3 Ottobre 1998 contro il connazionale Genaro Hernandez (RTD8) lo difese successivamente nove volte, rischiando solo il 26 Maggio 2001 durante il penultimo match, quando venne messo al tappeto per la prima volta in carriera dal futuro campione Carlos Hernandez, prima di rialzarsi per poi imporsi nettamente ai punti. Il 20 Aprile 2002 andò poi a prendersi il titolo WBC dei Leggeri contro il messicano Josè Luis Castillo (UD12) per poi difenderlo cinque mesi dopo contro lo stesso in un match molto sofferto e vinto di stretta misura ai punti non senza polemiche. Salito tra i Superleggeri, Mayweather il 25 giugno 2005 costringendo alla resa l’italo americano Arturo Gatti (RTD6) portò a casa l’ennesima cintura (WBC) per poi salire alla ribalta delle cronache un mese più tardi, accusato di violenza domestica da parte della sua ex fidanzata. Accuse poi ritrattate. Tornato a concentrarsi sulla boxe Mayweather ha poi aggiunto alla sua collezione la cintura IBF dei pesi Welters strappandola al pugile del Bronx Zab Judah, sconfitto ai punti con decisione unanime l’8 Aprile 2006, come l’argentino Carlos Manuel Baldomir, costretto a consegnarli sette mesi dopo anche la fetta WBC. Roby Madonini



